Christopher Nolan ha definito “irrilevanti” le polemiche nate attorno al cast di The Odyssey, soprattutto dopo la scelta di Lupita Nyong’o per interpretare Elena di Troia e Clitennestra. Il regista sostiene che nessuno possa giudicare il film prima di averlo visto. Una difesa comprensibile, ma anche piuttosto sbrigativa: il pubblico non conosce ancora l’opera completa, però può discutere una scelta di casting già annunciata e valutarne la coerenza con il racconto che viene adattato.
Il film arriverà nelle sale il 17 luglio 2026 e vede Matt Damon nei panni di Ulisse, Tom Holland in quelli di Telemaco e Anne Hathaway nel ruolo di Penelope. Nel ricco cast figurano anche Zendaya, Robert Pattinson, Charlize Theron, Samantha Morton, Elliot Page e Travis Scott. Le polemiche maggiori hanno riguardato Nyong’o, scelta per interpretare le sorelle Elena e Clitennestra, ma anche Page nel ruolo del guerriero greco Sinone e Scott in quello di un aedo.
Nolan ha spiegato che discussioni simili accompagnano inevitabilmente ogni nuova versione di un’opera amata. Ha ricordato le contestazioni affrontate ai tempi di Batman Begins e ha aggiunto che un regista dovrebbe concentrarsi sulla propria interpretazione, senza lasciarsi condizionare dalle aspettative dei fan. Il suo obiettivo, dice, è rispettare il testo originale realizzando la versione più sincera possibile.
Il ragionamento funziona fino a un certo punto.
Lupita Nyong’o è una grande attrice, ma la scelta resta discutibile
Mettere in dubbio il casting di Lupita Nyong’o non significa contestarne il talento. L’attrice ha vinto un Oscar per 12 anni schiavo e ha dimostrato di poter affrontare personaggi molto diversi. Il problema riguarda il tipo di adattamento che Nolan sostiene di aver realizzato.
The Odyssey non sembra una rilettura completamente astratta, ambientata fuori dal tempo o costruita come uno spettacolo teatrale nel quale l’aspetto degli interpreti non ha alcuna importanza. Il film punta invece su scenografie concrete, riprese in Grecia e in altri Paesi del Mediterraneo, costumi dettagliati e un forte senso fisico dell’antichità. Nolan ha parlato a lungo della volontà di dare consistenza al viaggio di Ulisse, girando interamente in IMAX e ricorrendo il più possibile ad ambientazioni reali.
Dentro un progetto che cerca questa credibilità visiva, la scelta di Nyong’o per Elena può apparire poco coerente. Elena di Troia e Clitennestra sono figlie di Leda e sorelle dei Dioscuri, appartengono alla stessa famiglia aristocratica spartana e fanno parte di un mondo greco ben riconoscibile. Un adattamento ha naturalmente il diritto di cambiare l’iconografia tradizionale, ma il cambiamento dovrebbe avere una ragione leggibile nel film.
Nolan potrebbe aver trovato una soluzione narrativa o simbolica convincente. Prima dell’uscita, però, il pubblico non è obbligato a considerare ogni sua decisione intoccabile.
L’argomento secondo cui si tratta di una storia mitologica risolve solo in parte la questione. Ulisse, Elena e Clitennestra non sono personaggi storici documentati come Napoleone o Giulio Cesare, ma appartengono comunque a una cultura, a una genealogia e a un immaginario preciso. Essere figure del mito non significa poterle modificare senza che nessuno faccia domande.
La reazione di Elon Musk ha peggiorato il dibattito
Elon Musk ha accusato Nolan di essere un “razzista anti-bianco” e di aver perso la propria integrità. È un attacco esagerato, personale e poco utile. Una scelta di casting discutibile non basta a dimostrare un pregiudizio razziale del regista, né autorizza a trasformare ogni obiezione in una guerra culturale.
Proprio le parole di Musk hanno però permesso ai sostenitori del film di mettere tutte le critiche nello stesso contenitore. Chiunque esprima perplessità rischia così di essere associato alla parte più aggressiva del dibattito, anche se sta formulando un’osservazione sulla coerenza artistica e non sull’identità personale dell’attrice.
Le due posizioni estreme si alimentano a vicenda. Musk grida alla discriminazione contro i bianchi; Nolan risponde che la discussione non conta perché nessuno ha visto il film. Nel mezzo resta una domanda legittima: la scelta di Lupita Nyong’o aiuta questa versione dell’Odissea oppure nasce soprattutto dal desiderio di aggiornare visivamente il mito?
La risposta potrà arrivare soltanto dopo la visione, ma la domanda esiste già.
Il paragone con Heath Ledger non convince fino in fondo
Nolan ha richiamato le polemiche affrontate durante la trilogia di Batman. Il riferimento più evidente è Heath Ledger, accolto con scetticismo prima de Il cavaliere oscuro e poi celebrato per la sua interpretazione del Joker.
Il paragone, però, non è perfetto. Le critiche a Ledger riguardavano soprattutto la sua carriera precedente e la convinzione che non avesse il carattere adatto per il personaggio. Nessuno contestava una trasformazione dell’identità culturale o familiare del Joker. Ledger dimostrò con la recitazione che i dubbi erano sbagliati.
Nyong’o potrebbe fare lo stesso sul piano artistico, ma il suo talento non cancellerà automaticamente il cambiamento compiuto da Nolan. Potrà semmai renderlo convincente dentro il film.
Anche gli altri casting discussi sollevano dubbi diversi. Travis Scott come aedo può sembrare una scelta studiata per creare attenzione e avvicinare il film alla cultura pop contemporanea. Elliot Page nel ruolo di Sinone richiede invece di capire quanto il personaggio sia stato riscritto e quale funzione abbia nella storia. Criticare queste decisioni senza aver visto il risultato finale sarebbe prematuro; fingere che non possano essere analizzate fino al 17 luglio sarebbe altrettanto artificiale.
Un adattamento può cambiare, ma deve assumersi le conseguenze
Nolan ha ragione su un principio: adattare significa interpretare. Nessun film può riprodurre in modo neutro un poema nato dalla tradizione orale e fissato per iscritto quasi tremila anni fa. Anche la scelta di usare inglese moderno e accenti contemporanei dimostra che il regista non sta cercando una ricostruzione filologica. Nolan ha spiegato di aver preferito un linguaggio capace di trasmettere un significato emotivo immediato al pubblico di oggi.
La libertà artistica, però, non elimina il diritto alla critica. Un autore può modificare il testo, cambiare il volto dei personaggi e proporre una Grecia filtrata dalla sensibilità del 2026. Gli spettatori possono rispondere che alcune scelte sembrano forzate, commerciali o poco rispettose dell’immaginario di partenza.
Le prime reazioni dopo la presentazione londinese sono state molto positive. Il film è stato descritto come imponente, spettacolare e sorprendentemente oscuro, con elogi per Matt Damon, Anne Hathaway e Robert Pattinson. Questo suggerisce che Nolan possa aver costruito un’opera abbastanza forte da superare molte delle polemiche precedenti all’uscita.
Resta poco elegante liquidare ogni perplessità come irrilevante. Il casting di Lupita Nyong’o è una deviazione evidente dall’immagine tradizionale di Elena e Clitennestra, inserita in un film che per altri aspetti pretende una grande concretezza storica e geografica. Potrà funzionare grazie all’interpretazione e alla regia, ma non diventa automaticamente una scelta inattaccabile perché porta la firma di Christopher Nolan.


