Madonna ha ricordato William Orbit con un lungo messaggio pubblicato sui social dopo la morte del produttore britannico, scomparso il 23 luglio 2026 a 69 anni. Per lei non era soltanto uno dei tanti collaboratori incontrati in oltre quarant’anni di carriera: Orbit fu l’uomo che contribuì a cambiare radicalmente il suo suono alla fine degli anni Novanta, trasformando Ray of Light in uno dei dischi più importanti della sua discografia.
Nel suo tributo Madonna è tornata proprio a quel periodo. Ha raccontato di aver avuto una sorta di rivelazione lavorando con lui: la musica non doveva necessariamente appartenere a un genere preciso e insieme potevano costruire qualcosa di nuovo. In poche parole, Orbit le diede il coraggio di abbandonare molte delle regole che aveva seguito fino a quel momento.
Il risultato arrivò nel 1998.
Ray of Light cambiò Madonna e cambiò anche il pop
Ray of Light segnò una svolta netta rispetto ai lavori precedenti di Madonna. Pop, elettronica, ambient, techno e trip-hop finirono nello stesso disco, mentre la voce della cantante veniva utilizzata in maniera diversa, più libera e spesso più intensa.
Sul suo sito ufficiale Madonna definisce ancora oggi l’album come uno spartiacque della propria carriera. Il disco debuttò al numero 2 negli Stati Uniti, raggiunse il primo posto in numerosi altri Paesi e ottenne sei nomination ai Grammy. Madonna vinse, tra gli altri, il premio per il miglior album pop e quello per la miglior registrazione dance con la title track.
Orbit era una parte fondamentale di quella trasformazione.
Prima di produrre l’album aveva già remixato brani come Justify My Love ed Erotica, ma Ray of Light trasformò la loro collaborazione in qualcosa di molto più importante.
Madonna lo ha ricordato dicendo che con lui cantò in modi che non aveva mai sperimentato prima e iniziò a scrivere senza preoccuparsi continuamente che ogni parola avesse un significato immediatamente comprensibile.
«Mi hai fatto entrare in una galassia di sogni»
Nel messaggio c’è anche una frase particolarmente bella.
Madonna ha spiegato che Orbit riuscì ad attivare in lei qualcosa che fino a quel momento era rimasto nascosto, accompagnandola verso una specie di “galassia di sogni non realizzati”.
Il periodo coincideva anche con una fase personale completamente nuova. Sua figlia Lourdes, detta Lola, era nata nel 1996 e Madonna stava affrontando maternità, spiritualità e fama con uno sguardo molto diverso rispetto agli anni di Like a Virgin o Erotica.
Per questo nel tributo scrive che William Orbit, insieme a Lola, fu in molti modi il suo “Ray of Light”.
Non è soltanto un riferimento alla canzone.
È il modo con cui Madonna lega il produttore a un momento in cui stava cambiando sia artisticamente sia personalmente.
Quelle sessioni in studio sembravano quasi una chiesa
Madonna ha ricordato anche l’atmosfera delle registrazioni.
Lo studio, ha raccontato, diventava spesso quasi silenzioso. Lei aspettava che Orbit facesse partire un’idea dalla tastiera o dalla chitarra e poi iniziava a seguirla, trasformandola in una canzone.
Da quelle sessioni nacquero brani come Drowned World/Substitute for Love, Swim, Frozen e Ray of Light.
La collaborazione proseguì anche dopo il 1998. Orbit lavorò con Madonna su Beautiful Stranger, sulla sua versione di American Pie, su materiale legato all’album Music e molti anni dopo su MDNA.
Il loro rapporto creativo, però, non rimase sempre così stretto.
Curiosamente, pochi mesi prima della morte Orbit aveva raccontato di avere persino preparato materiale che considerava una sorta di erede spirituale di Ray of Light, ma di non essere riuscito a riaprire una collaborazione stabile con Madonna. Aveva comunque precisato di non provare rancore nei suoi confronti.
William Orbit non è stato soltanto “il produttore di Madonna”
Associarlo esclusivamente a Ray of Light sarebbe comunque riduttivo.
Nato William Mark Wainwright, Orbit lavorò con artisti molto diversi tra loro, tra cui Blur, All Saints, U2, Pink e Britney Spears. Produsse anche 13 dei Blur e fu responsabile del suono di Pure Shores delle All Saints, uno dei brani pop più riconoscibili dell’inizio degli anni Duemila.
La sua caratteristica era proprio quella capacità di far convivere elettronica e pop senza rendere il risultato freddo.
Madonna lo ha descritto nel suo messaggio come una persona singolare, quasi proveniente da un altro mondo, ricordando persino con affetto i suoi denti storti e il suo modo imprevedibile di ascoltare la musica.
Il saluto finale è quello di qualcuno che non sta semplicemente ricordando un collega.
Madonna lo chiama “Billy Bubbles” e gli dice addio ringraziandolo per essere caduta insieme a lui in quella particolare tana del coniglio creativa.
A quasi trent’anni da Ray of Light, basta riascoltare il disco per capire perché.
William Orbit non aiutò Madonna semplicemente a realizzare un grande album. La aiutò a diventare, ancora una volta, un’artista diversa da quella che il pubblico pensava di conoscere.
Voi quale canzone di Ray of Light associate maggiormente alla collaborazione tra Madonna e William Orbit? Scrivetecelo nei commenti.


