Roberto Mancini ha preso un’Italia umiliata, depressa e senza idee e l’ha trasformata in una squadra capace di vincere un Europeo a Wembley. Questa è la realtà. Poi è arrivata la mancata qualificazione al Mondiale, una ferita enorme. Poi le dimissioni, l’Arabia Saudita, le polemiche. Ma cancellare tutto quello che c’era stato prima è stato uno degli esercizi più superficiali degli ultimi anni.
Perché l’Italia che Mancini ereditò nel 2018 era devastata.
Venivamo dalla mancata qualificazione al Mondiale di Russia, la prima dopo sessant’anni. Il calcio italiano sembrava vecchio, impaurito, incapace di produrre idee. La Nazionale non aveva soltanto perso uno spareggio contro la Svezia: aveva perso credibilità.
Mancini fece una cosa che molti CT italiani avevano sempre avuto paura di fare: cambiò mentalità.
Basta con l’Italia rannicchiata dietro la linea della palla aspettando l’errore degli altri. Basta convocazioni basate soltanto sul nome o sull’esperienza. Dentro i giovani. Dentro tecnica. Dentro giocatori che sapessero trattare il pallone.
Federico Chiesa, Nicolò Barella, Manuel Locatelli, Lorenzo Pellegrini. Jorginho diventò il riferimento della costruzione. Spinazzola attaccava senza paura. Bonucci e Chiellini restavano i veterani, ma attorno a loro nacque una squadra nuova.
E quella squadra giocava bene.
Non è un’impressione nostalgica. I numeri sono brutali.
Nelle qualificazioni a Euro 2020, l’Italia vinse 10 partite su 10, con 37 gol fatti e appena 4 subiti. Fu il primo percorso perfetto della storia azzurra in un girone di qualificazione.
Poi arrivò una serie di 37 partite consecutive senza perdere, all’epoca record mondiale per una Nazionale: 30 vittorie e 7 pareggi. Dentro quella striscia ci furono il percorso perfetto verso l’Europeo, il torneo vinto e una squadra che per mesi diede l’impressione di poter affrontare chiunque.
Quindi no, l’Europeo del 2021 non fu una botta di fortuna.
Fu sorprendente, certo. Quasi miracoloso pensando alle macerie del 2018. Ma non fu casuale.
L’Italia batté la Turchia 3-0, la Svizzera 3-0, il Galles, poi Austria, Belgio, Spagna e infine l’Inghilterra a Wembley. Non arrivò in finale trascinandosi. Arrivò da squadra organizzata, coraggiosa, tecnica.
E diciamola chiaramente: quell’Italia era bella da vedere.
Pressava alta, costruiva dal basso, attaccava con tanti uomini, non aveva paura di tenere il pallone contro Spagna, Belgio o Inghilterra.
Per anni ci siamo raccontati che l’Italia dovesse necessariamente vincere soffrendo, difendendosi e sperando nel contropiede. Mancini dimostrò che era una comoda bugia.
Poi venne la Macedonia.
Quella eliminazione fu disastrosa. È inutile addolcirla. Una Nazionale campione d’Europa non può restare fuori da un Mondiale in quel modo. Mancini sbagliò, la squadra fallì, e le critiche furono inevitabili.
Ma da lì in poi si passò spesso dalla critica alla demolizione.
Mancini improvvisamente diventò uno che “aveva avuto fortuna all’Europeo”. Uno che “non capiva più nulla”. Uno che aveva vinto quasi per caso.
No.
Un allenatore fortunato non mette insieme 37 partite senza perdere. Non vince dieci gare di qualificazione su dieci. Non porta una Nazionale reduce dal punto più basso della sua storia recente a vincere a Wembley.
Poi si può discutere delle convocazioni. Della gestione dell’attacco. Delle dimissioni del 2023, che lui stesso oggi ha ammesso di rimpiangere. Si può discutere praticamente di qualsiasi cosa.
Ma il valore tecnico di Mancini non dovrebbe nemmeno essere in discussione.
Nel luglio 2026 la FIGC gli ha affidato nuovamente la Nazionale. Roberto Mancini è tornato ufficialmente CT, con Claudio Ranieri come direttore tecnico federale e presidente del Club Italia.
Il secondo ciclo è appena iniziato e non è partito in modo perfetto. Il Belgio ha vinto 2-0 all’Olimpico, poi l’Italia ha reagito e continua a cercare una nuova identità. FIGC
Ma c’è una differenza enorme tra criticare una partita e buttare nel cestino cinque anni di lavoro.
Mancini ha già dimostrato di saper ricostruire una Nazionale.
Lo fece nel momento peggiore possibile.
Per questo chi lo ha trattato come un incapace dopo la Macedonia dovrebbe almeno avere l’onestà di rivedere ciò che accadde dal 2018 al 2021.
Non serve chiedergli perdono in ginocchio. Basta smettere di raccontare che quell’Europeo sia piovuto dal cielo.
Mancini quell’Italia l’ha costruita. Le ha dato gioco, personalità e coraggio. E ce l’ha fatta quando quasi nessuno credeva più nella Nazionale.
Tu da che parte stai? Mancini è stato massacrato troppo dopo la mancata qualificazione al Mondiale oppure quelle critiche erano giuste? Scrivicelo nei commenti.


