Matilda De Angelis ha vinto il David di Donatello come miglior attrice non protagonista per Fuori, il film di Mario Martone, e sul palco non si è limitata al solito ringraziamento elegante da serata di gala. Ha ringraziato il regista per averle dato uno dei ruoli più belli della sua vita, poi ha spostato il discorso su qualcosa di più grande: il cinema italiano, il lavoro culturale, la dignità di chi lo tiene in piedi. E in una cerimonia spesso lunga, rigida e un po’ faticosa, il suo intervento ha avuto il merito di arrivare dritto.
Il premio arriva per Fuori, film diretto da Mario Martone e liberamente tratto dalle opere di Goliarda Sapienza, in particolare L’università di Rebibbia e Le certezze del dubbio. La storia parte da Roma, 1980: Goliarda, interpretata da Valeria Golino, finisce in carcere dopo il furto di alcuni gioielli. Dentro Rebibbia incontra altre donne, altre vite, altri modi di stare al mondo. E fuori, dopo il carcere, alcuni di quei legami continuano a bruciare.
Matilda De Angelis interpreta Roberta, una detenuta abituale e attivista politica, un personaggio duro, vivo, pieno di contraddizioni. Non è una figura di contorno piazzata lì per accompagnare la protagonista. Roberta è una presenza che cambia l’energia del film, perché entra nella vita di Goliarda come una scossa. La costringe a guardare altrove, a uscire dal suo isolamento, a sporcarsi con un tipo di libertà che non ha nulla di ordinato.
E forse il David a Matilda funziona proprio per questo. Perché il suo lavoro in Fuori non cerca la scena madre a tutti i costi. Non è un’interpretazione che ti urla addosso “guardami, sto recitando benissimo”. È più fisica, più istintiva, più nervosa. Roberta sembra sempre pronta a mordere, ma anche a proteggere. Ha dentro rabbia, desiderio, fame di vita. E De Angelis riesce a darle una verità che non passa solo dalle parole, ma da come occupa lo spazio, da come guarda, da come si avvicina e si allontana.
In un film che parla di prigione, libertà e legami difficili da spiegare, Roberta è uno dei personaggi che impediscono al racconto di diventare troppo letterario o troppo composto. Porta sangue. Porta strada. Porta quel tipo di energia che il cinema italiano, quando la trova, dovrebbe tenersi stretta.
Poi c’è il discorso. E qui Matilda De Angelis ha fatto una cosa non scontata: ha usato il suo momento personale per parlare anche di una ferita collettiva. Ha detto che l’Italia sta vivendo un impoverimento culturale importante e ha ricordato i lavoratori del cinema, una categoria che spesso viene tirata fuori solo quando c’è da fare polemica sui fondi, sui tagli, sulle proteste o sui numeri delle sale.
Ed è un passaggio che conta. Perché una vittoria ai David può diventare facilmente una bolla: applauso, abito, foto, ringraziamenti, sorriso, via. Lei invece ha scelto di dire che il cinema non è solo red carpet. È lavoro. È fatica. È un sistema fatto di persone che non sempre hanno il volto sui manifesti: tecnici, costumisti, montatori, truccatori, elettricisti, fonici, assistenti, maestranze. Tutta gente senza cui i film non esisterebbero, anche se il pubblico spesso non ne conosce i nomi.
Quando De Angelis dice che il cinema deve essere pulito, onesto, sociale e politico, non sta chiedendo film tutti uguali, tutti militanti, tutti serissimi e con la faccia triste. Almeno, io la leggo così. Sta dicendo che il cinema deve avere una responsabilità. Deve raccontare qualcosa. Deve provare a lasciare un segno. Anche una storia d’amore può essere politica, se parla davvero delle persone, dei corpi, dei desideri, delle ingiustizie, dei rapporti di potere. Non serve mettere un comizio dentro ogni film. Serve non girarsi dall’altra parte.
E Fuori, in questo senso, è un film molto coerente con quel discorso. Racconta Goliarda Sapienza non come santino culturale, ma come donna irregolare, scomoda, attraversata da desideri, errori, intelligenza, solitudine. Martone non fa il classico biopic ordinato, quello in cui si parte dall’infanzia, poi arriva la crisi, poi il grande riconoscimento e infine i titoli di coda ti spiegano perché quella persona era importante. Sceglie un pezzo, un periodo, un incontro. E dentro quell’incontro lascia respirare le attrici.
Valeria Golino, Matilda De Angelis ed Elodie costruiscono un triangolo umano molto particolare. Non tutto viene spiegato, non tutto viene risolto, non tutto viene reso comodo per lo spettatore. Ma proprio lì il film trova la sua forza: nel non trasformare Goliarda e le altre donne in figure ordinate, facili da catalogare.
Il David a Matilda De Angelis arriva quindi in un momento interessante della sua carriera. Lei è una delle attrici italiane più riconoscibili della sua generazione, ma qui non viene premiata per il fascino, per la fama o per la presenza internazionale. Viene premiata per un ruolo sporco, terrestre, poco addomesticato. E questo fa piacere, perché spesso il nostro cinema ha paura delle attrici giovani quando diventano troppo visibili: o le incasella, o le usa sempre nello stesso modo. Matilda, invece, in Fuori dimostra di poter stare dentro personaggi ruvidi, non decorativi, pieni di spigoli.
C’è anche un dettaglio da non sottovalutare: Fuori era arrivato ai David con candidature importanti, ma la serata è stata dominata da Le città di pianura. In mezzo a quel trionfo, il premio a De Angelis ha dato al film di Martone uno dei riconoscimenti più forti e più leggibili. Un modo per dire: magari il film non ha conquistato la serata, ma questa interpretazione non poteva passare inosservata.
Alla fine, la vittoria di Matilda De Angelis funziona perché tiene insieme due cose: il talento individuale e un discorso più ampio sul valore del cinema. Non è solo “brava, ha vinto un premio”. È anche una giovane attrice che, davanti a una platea importante, ricorda che la cultura non si difende con le frasi belle una volta all’anno. Si difende trattando il cinema come lavoro, come memoria, come sguardo sul presente.
E forse questo è il modo migliore per usare un palco: ringraziare, emozionarsi, ma anche lasciare una frase che resta un po’ attaccata.
Tu cosa ne pensi della vittoria di Matilda De Angelis ai David per Fuori? Scrivilo nei commenti e dimmi se secondo te è stata una delle premiazioni più giuste della serata.


