Matt Damon non è mai stato particolarmente tenero con James Bond. Anzi, a leggere certe sue dichiarazioni sembra quasi che l’agente 007 rappresenti esattamente il tipo di personaggio che l’attore non vorrebbe mai interpretare.
«Bond è un imperialista e un misogino», spiegava già Damon nel 2007 parlando delle differenze tra 007 e Jason Bourne. Poco tempo dopo sarebbe andato persino oltre, definendolo un «imperialista, misogino e sociopatico» che passa il tempo tra donne, Martini e persone da uccidere, fino a liquidarlo come un personaggio «repulsivo».
Parole pesantissime, soprattutto considerando che stiamo parlando di uno dei personaggi più famosi della storia del cinema.
Ma c’è un dettaglio importante: non sono dichiarazioni recenti.
La frase tornata a circolare sui social risale infatti agli anni in cui la saga di Jason Bourne veniva continuamente confrontata con quella di James Bond. Damon difendeva soprattutto una distinzione molto precisa tra i due protagonisti: Bond lavora per il sistema, mentre Bourne cerca di fuggire da quello stesso sistema e deve convivere con ciò che ha fatto.
Per Matt Damon, Bourne è quasi l’opposto di James Bond
Il paragone aveva anche una componente inevitabilmente competitiva.
Damon era diventato il volto di Jason Bourne, l’agente addestrato per uccidere che perde la memoria e comincia progressivamente a mettere in discussione le persone per cui lavorava e le azioni compiute in passato.
Bond, secondo la lettura dell’attore, seguiva una filosofia completamente diversa.
Nel 2007 Damon spiegava che 007 era «parte del sistema», mentre Bourne era paranoico, braccato e contrario all’establishment. Nella sua interpretazione, quindi, l’agente britannico rappresentava una figura ormai appartenente a un’altra epoca.
L’attore avrebbe continuato a sostenere questa idea anche negli anni successivi. Nel 2016, durante la promozione di Jason Bourne, tornò a definire Bond misogino e disse senza troppe esitazioni che avrebbe preferito interpretare Bourne piuttosto che 007.
Fin qui la posizione di Damon.
Poi però arriva la domanda che probabilmente farà arrabbiare parecchi appassionati di Bond: ha senso giudicare oggi James Bond cancellando completamente il periodo storico nel quale il personaggio è stato creato?
James Bond va cambiato oppure accettato per quello che è?
James Bond nasce dalla penna di Ian Fleming negli anni Cinquanta e arriva al cinema nel 1962 con Licenza di uccidere.
Sean Connery costruisce un personaggio seduttore, arrogante, violento e spesso estremamente spregiudicato nei rapporti con le donne. Comportamenti che oggi possono apparire discutibili erano parte integrante dell’immaginario sul quale venne costruito 007.
Il problema è capire cosa farsene oggi.
Una parte del pubblico sostiene che Bond debba inevitabilmente evolversi. Il cinema cambia, la società cambia e anche un personaggio nato più di settant’anni fa può essere riscritto senza perdere necessariamente la propria identità.
Altri fan sostengono invece l’esatto contrario: togliere a Bond arroganza, seduzione, cinismo, violenza e quella certa dose di immoralità significa trasformarlo in qualcun altro.
Del resto Bond non è mai stato presentato come modello morale.
Uccide per professione, beve molto, usa le persone quando gli serve e spesso entra in una stanza convinto di essere l’uomo più intelligente presente.
Sono precisamente quei difetti ad aver contribuito alla sua fama.
Ed è anche per questo che definire semplicemente James Bond «misogino» o «sociopatico» rischia di aprire una discussione molto più complessa.
C’è anche una certa ironia nelle parole di Damon
Il confronto diventa ancora più curioso considerando ciò che è successo al cinema negli anni Duemila.
La saga di Bourne ebbe un’enorme influenza sul cinema d’azione moderno grazie al suo stile più fisico, sporco e realistico. Anche la serie di Bond cambiò profondamente durante l’era Daniel Craig, soprattutto a partire da Casino Royale.
Il Bond interpretato da Craig era più vulnerabile, emotivo e tormentato rispetto a molte versioni precedenti.
Damon criticava quindi un personaggio che, proprio durante quegli anni, stava già cambiando.
Resta però una frase difficile da dimenticare: James Bond sarebbe un imperialista, misogino e sociopatico, oltre che un personaggio repulsivo.
Si può sostenere che Damon stesse semplicemente descrivendo alcuni aspetti evidenti del personaggio creato da Fleming.
Oppure si può ribattere che applicare criteri morali contemporanei a una figura volutamente eccessiva nata negli anni Cinquanta significhi perdere completamente il senso di James Bond.
La nuova incarnazione di 007 dovrà inevitabilmente affrontare ancora questo problema: aggiornare Bond senza trasformarlo in un protagonista talmente corretto da non sembrare più Bond.
Secondo voi Matt Damon aveva ragione oppure James Bond va lasciato con tutti i suoi difetti? E soprattutto: vorreste un 007 più moderno oppure pensate che modificarlo troppo significherebbe rovinarlo? Scrivetelo nei commenti.


