Mezzogiorno e mezzo di fuoco è stato proclamato dall’American Film Institute il film più divertente di sempre. La decisione arriva in un giorno simbolico: il 28 giugno 2026, data in cui Mel Brooks compie 100 anni. Per festeggiarlo, l’AFI ha deciso di rimettere mano in modo onorario alla sua celebre classifica delle migliori commedie americane, 100 Years…100 Laughs, e di portare il western satirico del 1974 dal sesto al primo posto.
Una promozione che sa di scherzo, omaggio e piccola riparazione storica. Perché Brooks, a quanto pare, non aveva mai digerito del tutto quella sesta posizione dietro A qualcuno piace caldo di Billy Wilder. L’AFI ha risposto con ironia: aveva ragione lui.
E forse, almeno stavolta, è difficile dargli torto.
Il western più scorretto e intelligente di Mel Brooks
Il titolo originale è Blazing Saddles, ma in Italia lo conosciamo come Mezzogiorno e mezzo di fuoco, traduzione perfetta nel suo gioco con il western classico. Il film uscì nel 1974 e prese a martellate uno dei generi più sacri del cinema americano: il western.
La trama parte da una premessa volutamente assurda. Una cittadina del West viene usata dentro un piano politico e speculativo. Per destabilizzarla, viene nominato sceriffo Bart, un uomo nero interpretato da Cleavon Little. La scelta dovrebbe scatenare il caos tra gli abitanti razzisti, ma Bart si rivela molto più intelligente, lucido e coraggioso di tutti quelli che pensavano di manovrarlo.
Accanto a lui c’è Jim, il pistolero alcolizzato interpretato da Gene Wilder, uno dei volti più amati del cinema di Brooks. La loro coppia funziona perché unisce eleganza, follia e malinconia. Bart è sveglio, ironico, sempre un passo avanti. Jim sembra un relitto del mito western, ma conserva una dolcezza irresistibile.
Il film prende in giro tutto: i cowboy, i politici corrotti, i razzisti, Hollywood, le convenzioni del western, la virilità da saloon, persino il modo in cui il cinema americano costruiva i suoi miti.
Perché fa ancora ridere dopo più di cinquant’anni
Mezzogiorno e mezzo di fuoco è una commedia che oggi sorprende ancora per velocità e libertà. Non ha paura di essere volgare, infantile, assurda, teatrale, musicale, demenziale e feroce nello stesso film. Brooks mescola sketch, vaudeville, parodia, critica sociale e rottura della quarta parete con una sfacciataggine rara.
Il finale resta uno dei momenti più folli della commedia americana: il film esce letteralmente dal western, sfonda i confini del set e arriva dentro Hollywood. È una gag gigantesca, ma anche una dichiarazione d’intenti. Brooks ti dice che il cinema è finzione, gioco, macchina industriale e bugia condivisa. E poi ride di tutto questo mentre lo distrugge.
La parte più forte, però, resta la satira sul razzismo. Mezzogiorno e mezzo di fuoco usa parole, situazioni e stereotipi durissimi, ma non per normalizzarli. Li espone, li ridicolizza, li porta all’assurdo. I razzisti del film sono stupidi, manipolabili, grotteschi. Bart è l’unico davvero sveglio in mezzo a una folla convinta di essere superiore.
È una comicità rischiosa, certo. Oggi farebbe discutere ancora di più. Ma il bersaglio è molto chiaro: Brooks non sta ridendo con i bigotti, sta ridendo di loro.
Mel Brooks domina la classifica AFI
La cosa interessante è che l’AFI non ha premiato solo un film. In un certo senso ha riconosciuto tutta la grandezza comica di Mel Brooks. Nella classifica 100 Years…100 Laughs, Brooks era già rappresentato benissimo: The Producers era all’undicesimo posto e Frankenstein Junior al tredicesimo.
Tre film nei primi quindici. Pochissimi registi possono vantare una presenza simile in una lista dedicata alla commedia americana.
E il 1974, per Brooks, resta un anno quasi irreale. Nello stesso periodo arrivarono Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankenstein Junior. Due capolavori comici diversissimi: uno colorato, volgare, politico, rumoroso; l’altro in bianco e nero, elegantissimo, innamorato del cinema horror classico. Due film che ancora oggi vengono citati, rivisti, imitati e usati come prova di una cosa semplice: la parodia può essere altissima se nasce da amore, precisione e coraggio.
Il compleanno dei 100 anni e una carriera irripetibile
Mel Brooks compie 100 anni con una carriera che sembra impossibile da riassumere. Nato Melvin Kaminsky a Brooklyn, figlio di una famiglia ebraica, ha attraversato teatro, radio, televisione, cinema e Broadway. Ha scritto per Sid Caesar, ha creato con Carl Reiner il leggendario sketch del “2000 Year Old Man”, ha vinto Oscar, Emmy, Grammy e Tony, entrando nel ristretto gruppo degli artisti EGOT.
Ha preso in giro Hitler con The Producers, il western con Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Frankenstein con Frankenstein Junior, Hitchcock con Alta tensione, Star Wars con Balle spaziali. E non lo ha fatto da semplice parodista. Brooks ha sempre usato la risata come arma contro la paura, l’autorità, la retorica e la stupidità.
La sua comicità non è mai stata gentile nel senso più comodo del termine. Era sfacciata, eccessiva, a volte scomoda. Ma aveva una cosa che manca a molte commedie più recenti: una vitalità enorme. La sensazione che ridere fosse un atto di libertà.
Una scelta giusta o solo un regalo di compleanno?
La domanda è legittima: Mezzogiorno e mezzo di fuoco è davvero il film più divertente di sempre o l’AFI ha voluto semplicemente fare un regalo a Mel Brooks per i suoi 100 anni?
Probabilmente entrambe le cose.
A qualcuno piace caldo resta una commedia perfetta, elegante, ancora modernissima. Billy Wilder non perde valore perché Brooks sale al primo posto. Ma Mezzogiorno e mezzo di fuoco ha qualcosa di più esplosivo, più ingestibile, più pericoloso. È una commedia che sembra sempre sul punto di schiantarsi e invece resta in piedi grazie a ritmo, intelligenza e faccia tosta.
Non è un film educato. Non è un film pulito. Non è nemmeno un film che oggi passerebbe inosservato. Però continua a fare ciò che una grande commedia dovrebbe fare: ti fa ridere e, subito dopo, ti obbliga a chiederti di cosa stavi ridendo.
Per questo la scelta dell’AFI ha senso. Non solo perché celebra Brooks. Ma perché ricorda quanto la commedia possa essere potente quando non ha paura di mordere.
Mezzogiorno e mezzo di fuoco non è soltanto un monumento alla risata. È la dimostrazione che il cinema comico può prendere un genere leggendario, smontarlo pezzo per pezzo e usarlo per dire qualcosa sul Paese che lo ha creato.
A 100 anni, Mel Brooks si prende il primo posto. E lo fa nel modo più suo possibile: facendo ridere anche l’istituzione che lo premia.
Tu cosa ne pensi? Mezzogiorno e mezzo di fuoco merita davvero il titolo di film più divertente di sempre o avresti lasciato al primo posto A qualcuno piace caldo? Scrivilo nei commenti.


