Mi dispiace per Matt Damon, ma dopo aver visto L’Odissea di Christopher Nolan continuo ad avere pochi dubbi: il miglior Ulisse passato dal cinema resta Kirk Douglas. Nolan ha realizzato uno spettacolo enorme, tecnicamente impressionante, pieno di immagini che sembrano pensate per ricordarti continuamente quanto sia grande uno schermo IMAX. Il problema è che Ulisse dovrebbe essere molto più di un uomo magnificamente fotografato mentre tenta di tornare a casa.
Ed è proprio su questo terreno che il confronto con il film del 1954 diretto da Mario Camerini diventa impietoso.
Ulisse, prodotto da Dino De Laurentiis e Carlo Ponti, aveva mezzi infinitamente inferiori rispetto alla gigantesca produzione di Nolan. Kirk Douglas non disponeva delle telecamere IMAX, degli effetti di oggi o di location riprese con una potenza visiva quasi intimidatoria. Aveva però una cosa molto più importante: sembrava Ulisse. Il film uscì in Italia nel 1954 e fu il maggiore incasso della stagione cinematografica italiana 1954-55.
Non parlo di somiglianza fisica con qualche ricostruzione immaginaria dell’eroe greco. Parlo del carattere.
Kirk Douglas aveva qualcosa che Damon non riesce mai a trovare
L’Ulisse di Omero non è semplicemente un guerriero resistente. È intelligente, bugiardo, arrogante, affascinante, opportunista, curioso e spesso persino irritante. Vince molte delle sue battaglie perché sa manipolare gli altri, inventare storie e capire prima degli avversari quale sia la mossa migliore.
Douglas riesce a comunicare questa natura anche nei momenti in cui il film di Camerini semplifica enormemente il poema.
Basta guardarlo negli occhi.
Il suo Ulisse può sorridere e, nello stesso momento, farti pensare che abbia già progettato qualcosa che gli altri personaggi scopriranno dieci minuti più tardi. Ha un’energia quasi animale, ma non sembra mai soltanto un combattente.
Matt Damon, invece, è molto più fisico che astuto.
Nolan sceglie consapevolmente di trasformarlo in un uomo consumato dalla guerra, stanco, sporco, traumatizzato. L’idea ha senso e alcuni critici hanno apprezzato proprio questa rilettura più moderna del personaggio.
Il risultato, almeno per me, perde però una componente fondamentale.
Damon sembra spesso un soldato che deve sopravvivere a una serie di ostacoli. Douglas sembrava un uomo capace di inventarsi il modo per superarli.
La differenza può sembrare sottile, ma cambia completamente Ulisse.
L’Odissea di Nolan è bellissima da vedere, ma Ulisse finisce schiacciato dal film
Nolan ha costruito un’opera gigantesca. Mare vero, tempeste, battaglie, centinaia di comparse, effetti pratici e riprese realizzate interamente con telecamere IMAX. Matt Damon ha raccontato quanto siano state fisicamente impegnative le riprese, tra acqua, freddo, rocce e lunghe sequenze d’azione.
Visivamente funziona.
Ci sono panorami spettacolari, scene di battaglia potentissime e una sensazione di grandezza che il film del 1954 ovviamente non poteva permettersi.
A volte, però, sembra che Nolan sia più interessato all’Odissea che a Ulisse.
Il personaggio deve continuamente competere con il paesaggio, il montaggio, il suono, le enormi scenografie e la volontà del regista di trasformare ogni tappa del viaggio in un evento cinematografico.
Non sono stato l’unico a percepire questo limite. Le Monde, pur riconoscendo l’ambizione dell’operazione, ha criticato proprio la scarsa profondità dei personaggi e un Ulisse a cui manca parte dell’astuzia che caratterizza l’eroe omerico. Anche alcuni spettatori raccolti dal Guardian hanno parlato di una riduzione della complessità del protagonista, troppo addolcito e meno ambiguo rispetto al personaggio originale.
Ed è esattamente la sensazione che mi ha lasciato Damon.
Douglas poteva essere eroe, bugiardo e bastardo nella stessa scena
Kirk Douglas possedeva una qualità perfetta per Ulisse: non aveva bisogno di chiederti il permesso per risultare antipatico.
Era uno dei suoi maggiori punti di forza come attore.
Il suo Ulisse può essere affascinante con Nausicaa, completamente sedotto da Circe e violentissimo poco dopo. Nel finale, durante la resa dei conti con i Proci, Douglas diventa quasi feroce. Alcune analisi moderne del film hanno sottolineato proprio quanto quella sequenza risulti sorprendentemente brutale per una produzione del 1954.
Ulisse dovrebbe avere questa imprevedibilità.
Non è Superman con una tunica.
È un personaggio capace di prendere decisioni discutibili, mettere in pericolo i suoi uomini, raccontare menzogne e poi trovare una soluzione geniale che gli permette di sopravvivere.
Douglas non cerca continuamente di renderlo simpatico.
Damon appare invece più rassicurante. Anche nelle parti più dure resta riconoscibile quella qualità da protagonista americano affidabile che gli è servita magnificamente in decine di film. Nel mondo di Nolan diventa un reduce tormentato che vuole tornare dalla propria famiglia.
Funziona come personaggio.
Funziona meno come Ulisse.
Persino lo scrittore Arturo Pérez-Reverte è stato molto più duro, accusando Damon di non avere abbastanza astuzia e grandezza epica per il personaggio.
Il film di Camerini è più vecchio, ma il suo Ulisse sembra più vivo
Sarebbe assurdo sostenere che il film del 1954 sia tecnicamente superiore a quello di Nolan.
Non lo è.
Alcuni effetti sono inevitabilmente invecchiati, diversi passaggi condensano troppo il poema e 117 minuti sono pochissimi per raccontare un viaggio del genere. Anche alcune recensioni moderne fanno notare quanto l’adattamento sia estremamente compatto.
Eppure, togliendo scenografie, effetti e dimensioni produttive, resta una domanda semplicissima:
chi dei due mi fa pensare immediatamente a Ulisse?
Per me Kirk Douglas.
Douglas aveva la sicurezza del re, l’arroganza del guerriero, la curiosità dell’avventuriero e soprattutto lo sguardo dell’uomo che sa essere più intelligente di chi ha davanti.
Matt Damon soffre, combatte, resiste.
Kirk Douglas pensa.
Per un personaggio che ha costruito la propria leggenda sull’astuzia prima ancora che sulla forza, questa differenza pesa parecchio.
Nolan ha probabilmente realizzato l’Odissea cinematograficamente più spettacolare che abbiamo mai visto. Camerini, settantadue anni prima, aveva però trovato un Ulisse migliore.
Mi dispiace Matt Damon: questa battaglia, per me, la vince ancora Kirk Douglas.
Voi da che parte state: Kirk Douglas o Matt Damon? Scrivetecelo nei commenti.


