RaiPlay ha puntato forte su Minimarket, la nuova comedy in dieci episodi che vede Kevin Spacey tornare in tv dopo lo scandalo di House of Cards. L’attore due volte premio Oscar interpreta se stesso come amico immaginario di Manlio Viganò (Filippo Laganà), aspirante showman che lavora alla cassa di un minimarket di fronte alla sede Rai di Roma. Sulla carta poteva funzionare, ma il risultato è una serie confusionaria e mal realizzata che spreca completamente il potenziale della sua star hollywoodiana.
La premessa è semplice: Manlio sogna di diventare una star televisiva ma passa le giornate a vendere yogurt e lenticchie. Nel suo immaginario appare Kevin Spacey, mentore bizzarro e irriverente che lo consiglia (e lo mette nei guai). Tra visioni oniriche, numeri musicali e la quotidianità del minimarket, la serie dovrebbe raccontare con ironia il sogno dello spettacolo italiano. Peccato che l’esecuzione sia imbarazzante.
Una regia televisiva da anni Novanta
Il primo grande problema di Minimarket è la regia di Sergio Colabona. La serie sembra ferma agli anni Novanta, con un linguaggio televisivo obsoleto e privo di qualsiasi personalità. Le inquadrature sono banali, la fotografia piatta e spenta, l’illuminazione da sitcom cheap. Sembra di guardare una fiction RAI pomeridiana più che una produzione pensata per competere con le piattaforme streaming.
La telecamera non crea atmosfera, non valorizza le performance, non aggiunge nulla alla narrazione. Registra passivamente quello che accade senza alcuna visione autoriale. Per una serie che dovrebbe giocare sul confine tra realtà e immaginazione, con momenti surreali e onirici, questa piattezza visiva è letale.
Un montaggio caotico e senza ritmo
Se la regia è scadente, il montaggio è ancora peggiore. La serie passa dal minimarket alle fantasie di Manlio, dalle scene corali ai momenti con Spacey, senza alcuna fluidità. I tagli sono bruschi, i tempi comici completamente sbagliati, le transizioni tra una scena e l’altra inesistenti.
Il ritmo non esiste: momenti che dovrebbero essere veloci e brillanti si trascinano, mentre scene che meriterebbero spazio vengono tagliate brutalmente. Il risultato è un prodotto frammentato che non riesce mai a ingranare, lasciando lo spettatore spaesato e annoiato.
Le sequenze musicali e oniriche, che dovrebbero essere i momenti più brillanti, risultano invece sgraziate e imbarazzanti proprio a causa di un montaggio che non sa come gestirle. Vedere Kevin Spacey ballare e cantare “You’ve Got a Friend in Me” o “I’ve Got You Under My Skin” dovrebbe essere divertente, invece fa tenerezza per quanto è maldestro.
Kevin Spacey fa quello che può (ma non basta)
L’unico motivo per guardare Minimarket è la curiosità di vedere Kevin Spacey tornare in una produzione televisiva dopo anni. L’attore ci prova, mette energia, si butta in numeri comici e musicali che richiedono autoironia. Ma nemmeno un due volte premio Oscar può salvare un prodotto così mal confezionato.
Il personaggio di Kevin (se stesso immaginario) è scritto in modo superficiale: battute scontate, siparietti prevedibili, nessuna vera profondità. Il rapporto con Manlio dovrebbe essere il centro emotivo della serie, ma rimane sempre in superficie, senza mai scavare davvero.
Spacey sembra consapevole di trovarsi in un prodotto minore, ma fa buon viso a cattivo gioco. Probabilmente per lui Minimarket rappresenta solo un modo per tornare a lavorare dopo le vicende giudiziarie, accettando quello che il mercato gli offre. E purtroppo quello che l’Italia gli offre è questa commediola scadente.
Un cast sprecato
Attorno a Spacey e Laganà ruota un cast numeroso ma completamente sottoutilizzato: Jonis Bashir, Paola Tiziana Cruciani, Massimo Wertmüller, Enzo Paci, Francesco Pannofino, Massimo Ghini, Enrico Bertolino, Mietta, Ludovica Bizzaglia. Nomi noti che appaiono, dicono due battute e spariscono senza lasciare traccia.
I personaggi sono macchiette senza spessore: il proprietario srilankese burbero, la fidanzata influencer, la famiglia borghese milanese che non crede nei sogni del figlio. Tutto è scritto con il minimo sforzo creativo, senza alcuna originalità.
Comicità datata e forzata
La comicità di Minimarket è quella più vieta e prevedibile: battute sul mondo dello spettacolo, gag sulla Rai, situazioni surreali che vogliono essere folli ma risultano solo confuse. Manca completamente il tempismo comico, con battute che cadono nel vuoto e situazioni che si protraggono oltre il necessario.
I momenti in cui Manlio immagina di essere già una star televisiva dovrebbero essere satirici e pungenti, ma risultano banali e già visti. La critica al mondo dello spettacolo italiano è superficiale, senza mordente, senza niente da dire davvero.
Il verdetto
Minimarket è una occasione sprecata. Avere Kevin Spacey in una produzione italiana era una notizia, ma il risultato è un prodotto televisivo di qualità scadente che fa rimpiangere le vecchie sitcom RAI. La regia è obsoleta, il montaggio caotico, la sceneggiatura banale.
Nemmeno la presenza di una star hollywoodiana riesce a mascherare i limiti tecnici e creativi di questa serie. È il classico prodotto che finirà dimenticato nel catalogo RaiPlay dopo poche settimane, senza lasciare alcuna traccia.
Se volete vedere Kevin Spacey, riguardatevi American Beauty o I soliti sospetti. Minimarket è solo un triste promemoria di quanto in basso possa cadere anche un grande attore quando accetta progetti sbagliati per necessità.
E tu, hai già visto Minimarket? Pensi che Kevin Spacey abbia fatto bene ad accettare questo progetto o doveva aspettare qualcosa di migliore? Raccontaci nei commenti!
La Recensione
Minimarket
Minimarket spreca completamente Kevin Spacey in una comedy dalla regia obsoleta e televisiva, montaggio caotico senza ritmo e sceneggiatura banale. L'attore prova a portare energia ma non può salvare un prodotto tecnicamente scadente. Cast numeroso sottoutilizzato, comicità datata e prevedibile. Un'occasione sprecata che fa rimpiangere le vecchie sitcom RAI.
PRO
- Curiosità di vedere Kevin Spacey tornare in tv
- Spacey ci mette impegno nonostante tutto
- Gratis su RaiPlay
CONTRO
- Regia televisiva obsoleta e scadente
- Montaggio caotico senza ritmo



Condivido tristemente la recensione. Mi è dispiaciuto molto vedere un livello così basso. Ho guardato due episodi, sperando che la prima, subitanea impressione venisse smentita, ma così non è stato. È un prodotto veramente vecchio e noioso, fa male vedere Spacey circondato da tutto questo. E dispiace davvero che si sia sprecata una bella occasione.
Analisi perfetta,manca forse un cenno alle “doti” recitative del protagonista ma essendo perfettamente in linea con tutto il resto forse sarebbe stato addirittura retorico.
Una bella domanda sarebbe capire come si è deciso di affidare una produzione del genere a questa gente? Sono pur sempre soldi nostri… che peccato