Prima o poi bisogna fare i conti con Tom Cruise. Non nel senso esistenziale, non nel senso che dovete scrivergli una lettera o confrontarvi con le sue scelte di vita. Nel senso che ogni tanto vi trovate davanti a una cosa che ha fatto sul set e non riuscite a non pensarci per qualche ora. La scena dell’aereo in Mission: Impossible – Rogue Nation è una di quelle cose. Non per come è girata, non per come è montata, ma per quello che sapete adesso che state leggendo questo articolo: Tom Cruise si è appeso all’esterno di un Airbus A400M militare in volo, senza controfigura, senza tuta speciale, con delle semplici lenti a contatto speciali per proteggersi dal vento, e lo ha fatto otto volte. Non una. Otto.
Il motivo della seconda, della terza e delle successive cinque è abbastanza umano: la prima ripresa non era venuta come voleva. Quindi si è detto, con tutta la tranquillità del mondo, che bisognava rifare. Alle riprese ci si avvicina con lo stesso spirito con cui una persona normale rifà il caffè perché il primo era venuto troppo lungo. Tranne che invece del caffè c’è un aereo militare che sta decollando.
Rogue Nation è il quinto film della saga di Mission: Impossible, uscito nel 2015, diretto da Christopher McQuarrie, e in questi giorni è tornato in tendenza sia sulle piattaforme streaming sia dopo il passaggio in TV su Canale 20. Se non l’avete mai visto avete una buona occasione, e se l’avete già visto adesso avete qualche buona ragione per rivederlo sapendo alcune cose che probabilmente non sapevate.
Quella scena dell’aereo
Partiamo dall’inizio, letteralmente. Il film si apre con Ethan Hunt che si arrampica sull’esterno di un aereo militare mentre sta decollando, si aggrappa a una maniglia, e rimane lì mentre il velivolo sale in quota. La scena dura qualche minuto, ha il ritmo di qualcosa che non dovrebbe essere possibile, e in effetti non lo è per nessuno tranne per Cruise.
Le protezioni che aveva erano minime: lenti a contatto speciali per il vento, delle cinghie di sicurezza praticamente invisibili in ripresa, e la certezza che se qualcosa fosse andato storto la produzione avrebbe avuto molti problemi. L’aereo era un vero Airbus A400M, non un modello ridotto, non una ricostruzione in studio. La prima ripresa non lo aveva convinto. La seconda nemmeno. E così via, per otto volte totali. Le riprese di quella scena si sono svolte in Inghilterra a fine settembre 2014, e chiunque abbia mai preso un aereo in Inghilterra a fine settembre sa già che le condizioni meteo non erano particolarmente clementi. Cruise era comunque lì, fuori dall’aereo, ottimista.
Six minutes, settantadue volte no
Se la scena dell’aereo è quella che fa più effetto visivamente, quella sott’acqua è quella che fa più effetto quando ci pensate da soli. Ethan Hunt deve recuperare un dispositivo da un sistema di server sommerso, e per farlo deve nuotare in un serbatoio cilindrico senza mai emergere. La scena richiede oltre sei minuti di apnea continuata. Tom Cruise aveva cinquantatré anni.
Per prepararsi ha lavorato per mesi con un istruttore di apnea, portando la sua capacità di trattenere il fiato progressivamente fino a superare i sei minuti. La scena è stata girata agli Shepperton Studios in un serbatoio circolare da circa dodici metri, con telecamere montate su binari che giravano intorno alla vasca. Simon Pegg, che nel film interpreta Benji, era sul bordo del serbatoio a guardare ogni ripresa. Ha dichiarato che era la cosa più terrificante che avesse mai visto su un set di cinema. Pegg non è noto per le esagerazioni, il che rende la dichiarazione abbastanza indicativa di come fosse la situazione in realtà.
Rebecca Ferguson e i DVD di Hitchcock spediti a casa
Rebecca Ferguson in questo film è probabilmente la cosa più riuscita dopo le acrobazie di Cruise, e c’è una storia abbastanza specifica su come sia finita nel cast. Tom Cruise l’aveva vista nella miniserie The White Queen del 2013 e aveva trovato che assomigliasse a Ingrid Bergman. Non genericamente, non in modo vago: specificamente alla Bergman di Notorious del 1946, il film di Hitchcock in cui Bergman interpreta una spia che si infiltra in un’organizzazione nazista. Cruise ha chiamato Ferguson, le ha offerto il ruolo, e poi le ha spedito una copia di Notorious insieme ad altri film di Hitchcock, con la nota che quelli sarebbero stati il suo materiale di riferimento per costruire il personaggio di Ilsa Faust.
Ferguson ha detto che quella preparazione ha cambiato concretamente il modo in cui ha lavorato al ruolo. Non è un’influenza generica, si vede: c’è qualcosa nel modo in cui Ilsa si muove tra i lati opposti della storia che ricorda la tensione tipica delle eroine hitchcockiane, quel essere costantemente in bilico tra lealtà diverse senza poter mai scegliere apertamente. Che ci sia arrivata partendo da una collezione di DVD spediti dal protagonista del film è un dettaglio che dice molto su come funziona Cruise quando decide di fare qualcosa sul serio.
Il villain che voleva morire (nel film, sia chiaro)
Sean Harris interpreta Solomon Lane, il principale antagonista di Rogue Nation, e lo fa con quella qualità specifica degli attori che riescono a essere inquietanti stando quasi fermi. Lane è il tipo di villain che spaventa di più perché non urla e non esagera mai, e Harris costruisce il personaggio con una precisione che si nota.
Durante le riprese, Harris ha chiesto esplicitamente alla produzione che il suo personaggio venisse ucciso nel corso del film. Il motivo era pratico: non sopportava l’idea di impegnarsi in una saga che lo avrebbe richiamato per i sequel successivi. La produzione non ha accontentato la sua richiesta. Lane è sopravvissuto, è tornato in Fallout, e Harris si è presentato sul set con l’espressione di chi sapeva già come sarebbe andata a finire fin dall’inizio. La cosa curiosa è che proprio quella reticenza a fare il personaggio ripetuto si vede nel film come qualità: Lane non sembra mai entusiasta di essere lì, e quel distacco contribuisce a renderlo efficace.
La scena all’Opera di Vienna e Hitchcock
McQuarrie non ha mai nascosto da dove viene la sequenza ambientata durante la Turandot di Puccini all’Opera di Vienna. È ispirata a L’uomo che sapeva troppo di Hitchcock, il film del 1956 in cui la sequenza alla Royal Albert Hall di Londra costruisce la tensione su una partitura musicale in modo quasi identico a quello usato in Rogue Nation. La critica lo ha notato subito, McQuarrie lo ha sostanzialmente confermato, e il film ha funzionato lo stesso.
Quello che vale la pena aggiungere è che il film ha fatto la sua premiere mondiale dentro l’Opera di Vienna, il 23 luglio 2015. Non in un cinema, non in una sala affittata per l’occasione. Nell’Opera di Vienna, una delle location dove era stato girato, con il pubblico seduto negli stessi posti da cui nel film si assiste all’attentato durante la Turandot. È il tipo di trovata che funziona sia come operazione di marketing sia come scelta genuinamente elegante, e in questo caso era chiaramente entrambe le cose.
Il compositore che ha deciso di restare negli anni Sessanta
Joe Kraemer ha ricevuto l’incarico di comporre la colonna sonora con una indicazione precisa: il tema originale di Mission: Impossible, scritto da Lalo Schifrin per la serie televisiva negli anni Sessanta, andava rispettato nel suo spirito. Kraemer ha preso questa indicazione in modo abbastanza letterale: ha scelto di usare esclusivamente strumenti che i musicisti avrebbero potuto suonare negli anni Sessanta, senza produzione digitale moderna, senza sovrastrutture elettroniche contemporanee.
Il risultato è che il film suona come un thriller degli anni Sessanta con la regia e il montaggio del 2015, il che è esattamente quello che una certa parte del pubblico cercava e che non aveva trovato sempre nei capitoli precedenti della saga. Quando il tema di Schifrin parte nelle sequenze d’azione, suona come deve suonare, e quello non è scontato quanto sembra.
Il finale riscritto a febbraio, a riprese quasi concluse
A febbraio 2015, quando le riprese erano quasi finite, McQuarrie, Cruise e un terzo componente della produzione non identificato si sono presi una pausa per riscrivere il finale del film. Le riprese si sono fermate, il finale è stato cambiato, e poi si è ricominciato. Il film è uscito ad agosto 2015 con il finale che vedete adesso, che non era quello originale.
Cosa ci fosse nel finale originale non è mai stato comunicato ufficialmente. McQuarrie ha detto in un’intervista che il film non stava funzionando fino a quando non hanno capito che mancava qualcosa nel modo in cui si chiudeva, e che quella settimana di riscrittura è stata la più importante di tutta la produzione. Se il finale che avete visto vi ha soddisfatti, adesso sapete che quasi non esisteva.
Dove vederlo adesso
Mission: Impossible – Rogue Nation è disponibile su Paramount+, che è la sua casa naturale visto che la saga appartiene a Paramount Pictures. Lo trovate anche su Netflix, ma solo se avete un abbonamento senza piano pubblicità, visto che i film Paramount su Netflix sono disponibili solo per chi non ha la versione base con le interruzioni pubblicitarie.
Budget centocinquanta milioni di dollari, incasso mondiale settecentodieci milioni, un attore cinquantatreenne che si appende agli aerei militari per scelta personale, e un villain che avrebbe preferito morire già nel quinto film. Se stavate cercando un motivo per guardarlo o per rivederlo, adesso ne avete almeno sette.


