Ryan Murphy ha trasformato i serial killer in un impero dell’intrattenimento. Dal 2019, quando Dahmer diventò un fenomeno globale su Netflix, il regista ha costruito un vero e proprio franchising basato sui più famosi assassini della storia americana. Ora, con Monster: La storia di Ed Gein, Murphy ha puntato su quello che è probabilmente il serial killer più influente della cultura popolare, anche se il suo nome è meno conosciuto di Ted Bundy o Jeffrey Dahmer. Ed Gein, interpretato da Charlie Hunnam, ha ispirato praticamente ogni villain horror che conosci: Norman Bates di Psyco, Leatherface di Non aprite quella porta, Buffalo Bill de Il silenzio degli innocenti. Tutti hanno un pezzo di Ed Gein dentro.
Ma Murphy non si è limitato a raccontare la storia di Gein. Ha fatto una scelta bizzarra: nel finale della stagione, intitolato “Il padrino”, ha creato un crossover con Mindhunter, la serie cancellata di David Fincher che i fan sperano torni dal 2019. Sì, hai letto bene. Murphy ha preso una serie amata e cancellata da Netflix e l’ha inserita nell’universo di Monster. Ed è stato tanto sfacciato da non cercare nemmeno di nasconderlo.
Nei primi 12 minuti dell’episodio finale, Monster cambia deliberatamente il suo stile visivo per imitare quello di Mindhunter. Poi saltiamo da Ted Bundy che uccide due donne a una scena in prigione, dove gli agenti FBI John Douglas e Robert Ressler arrivano per intervistare Jerry Brudos, il “killer feticista delle scarpe”. E qui arriva la parte interessante: Brudos è interpretato dallo stesso attore che lo ha fatto in Mindhunter, Happy Anderson. Non è un omaggio casuale: è un vero e proprio crossover.
Quando il crossover diventa Mindhunter versione economica
Murphy non è stato per niente sottile in questa operazione. Gli agenti Douglas e Ressler sono vestiti e pettinati esattamente come Holden Ford e Bill Tench, i protagonisti di Mindhunter interpretati da Jonathan Groff e Holt McCallany. In particolare, Sean Carrigan che interpreta Douglas somiglia in modo inquietante a McCallany nei panni di Tench. Anche la professoressa Ann Burgess, interpretata da Megan Ketch, ha praticamente lo stesso taglio di capelli della professoressa Wendy Carr di Anna Torv in Mindhunter.
Il risultato? Sembra Mindhunter comprato su Wish: una versione lucida ma più economica dell’originale. Murphy sta giocando nello stesso universo della serie di Fincher, ma il suo approccio è così diverso che questo “crossover” finisce per essere più una distrazione che un vero omaggio. È come se volesse dire: “Guardate, anche io posso fare Mindhunter”, ma senza avere la sensibilità narrativa e visiva che ha reso quella serie così speciale.
Le libertà storiche di Murphy
Vale la pena sottolineare che questo crossover non ha alcun senso dal punto di vista storico. Le linee temporali delle due serie non coincidono, e ci sono poche probabilità che Ed Gein abbia davvero interagito con l’unità di scienze comportamentali dell’FBI nel modo mostrato nella serie. Ma a Murphy non è mai importato molto della precisione storica: l’ha dimostrato con Dahmer e lo conferma con Ed Gein.
Il problema è che Mindhunter era una serie basata su fatti reali con una cura maniacale per i dettagli storici e psicologici. David Fincher aveva costruito ogni scena con precisione chirurgica, intervistando davvero esperti e basandosi sui libri scritti dai veri agenti FBI. Murphy invece prende quei personaggi e quel mondo e li usa come decorazione per la sua storia, che è molto più interessata allo spettacolo che alla verità.
L’approccio di Murphy: più sexy, meno accurato
Come nota giustamente l’articolo originale, Murphy ha scelto di raccontare la storia di Ed Gein “scambiando tutto quell’horror con, beh, intensa sensualità”. È un approccio che ha caratterizzato tutta la serie Monster fin dal primo episodio su Dahmer: prendere storie di orrore reale e trasformarle in intrattenimento patinato e sessualmente carico. Funziona per il pubblico? Assolutamente sì, visti i numeri di visualizzazioni. È rispettoso delle vittime e della storia? Questa è una domanda più complicata.
Con Ed Gein, Murphy ha portato questo approccio all’estremo. La serie è piena di sequenze oniriche, fantasie sessuali, scene che sembrano uscite da un video musicale più che da un true crime. E poi, nel finale, inserisce questo crossover con Mindhunter che sembra più un tentativo di cavalcare la nostalgia dei fan che una scelta narrativa sensata.
La speranza nascosta dietro il crossover
C’è però un’ipotesi interessante: e se Murphy stesse facendo pressione su Netflix per riportare in vita Mindhunter? Includendo questi personaggi e questo universo nella sua serie di successo, potrebbe star dimostrando alla piattaforma che c’è ancora appetito per quel tipo di contenuto. David Fincher aveva parlato di voler concludere Mindhunter con una trilogia di film invece di una terza stagione. Forse, se la popolarità dell’universo sexy dei serial killer di Murphy porta Netflix a riportare in vita Mindhunter, allora tutto questo avrà un senso.
Ma per ora, questo crossover sembra più un gesto di arroganza che un vero tributo. Murphy sta dicendo: “Guardate, posso giocare anche io con i vostri giocattoli preferiti”, senza avere la pazienza o la sensibilità per farlo nel modo giusto.
E tu cosa ne pensi? Hai visto il finale di Monster: La storia di Ed Gein e ti è piaciuto questo crossover con Mindhunter? Pensi che sia un omaggio intelligente o un’appropriazione forzata? E soprattutto, credi che Netflix dovrebbe riportare in vita Mindhunter con una terza stagione o lasciarlo così com’è? Raccontaci nei commenti la tua opinione su questa mossa a sorpresa di Ryan Murphy.


