Montmartre ha chiuso la sua corsa su Canale 5 con un risultato molto debole: 1.066.000 spettatori e l’8,1% di share nella serata di giovedì 25 giugno 2026. Il finale della serie francese è finito sotto il peso dei Mondiali, con Ecuador-Germania su Rai1 a quota 3.850.000 spettatori e 28,7%, ma il dato racconta qualcosa in più di una semplice sconfitta contro il calcio.
Canale 5 aveva portato in prima serata un prodotto diverso dal solito, una fiction francese in costume ambientata nella Parigi della Belle Époque, tra cabaret, segreti familiari, amori complicati e voglia di riscatto. Sulla carta, Montmartre aveva tutto per incuriosire: atmosfera, costumi, melodramma, mistero e quell’ambientazione parigina che in tv funziona spesso come promessa di fascino immediato.
Il pubblico, però, non l’ha seguita fino in fondo.
Il finale da incubo contro Ecuador-Germania
La serata del 25 giugno era durissima per chiunque. Su Rai1 c’erano i Mondiali 2026, e il calcio in estate, soprattutto in prima serata, diventa un muro quasi impossibile da scalfire. Ecuador-Germania ha raccolto 3.850.000 spettatori con il 28,7% di share, con un secondo tempo salito addirittura al 32,2%. Numeri da dominio netto.
Montmartre, invece, si è fermata a 1.066.000 spettatori e all’8,1%, in onda dalle 21:53 alle 00:09. Una chiusura lunga, tardiva, con Canale 5 che ha provato a proteggerla grazie al traino fortissimo della Ruota della Fortuna. Gerry Scotti, infatti, nell’access prime time ha fatto un risultato enorme: 4.184.000 spettatori e il 25,3%.
Il problema è che quel pubblico non è rimasto sulla rete per Montmartre. O almeno non in misura sufficiente. Ed è un dettaglio importante, perché dimostra che il traino non basta se il prodotto successivo non aggancia davvero chi sta guardando.
La Ruota della Fortuna ha vinto la sua fascia. Montmartre, subito dopo, è affondata.
Un calo costante dalla prima puntata
Il dato del finale fa ancora più impressione se lo confrontiamo con il percorso della serie. Montmartre aveva debuttato il 4 giugno con 1.618.000 spettatori e l’11,1% di share. Non un boom, certo, ma nemmeno un disastro. La serie era partita in modo tiepido, con un pubblico curioso ma non enorme.
Alla seconda serata, l’11 giugno, è scesa a 1.328.000 spettatori e il 9,9%. Il calo era già chiaro: quasi 300mila spettatori persi in una settimana e share sotto la doppia cifra. Poi il 18 giugno è rimasta intorno a 1,2 milioni di spettatori e al 9,6%, con un’altra piccola discesa.
Il finale del 25 giugno ha chiuso il cerchio nel modo peggiore: 1.066.000 spettatori e 8,1%. In quattro serate, Montmartre ha perso circa 552mila spettatori rispetto al debutto e tre punti pieni di share. Non è una scivolata casuale. È una perdita progressiva, puntata dopo puntata.
E questo, per una serie in costume in prima serata su Canale 5, pesa parecchio.
Perché Montmartre non ha sfondato
Montmartre aveva un’identità abbastanza precisa. La serie porta lo spettatore nella Parigi del 1899, tra ballerine di cabaret, locali notturni, segreti di famiglia e destini intrecciati. La protagonista Celeste è una ballerina disposta a esporsi pur di trovare i fratelli scomparsi dopo l’omicidio del padre. Attorno a lei ruotano Arsène, Rose e altri personaggi legati da un mistero comune.
La base narrativa non era debole. Anzi, il melodramma storico è un genere che può funzionare molto bene, soprattutto con un pubblico abituato alle fiction familiari, ai segreti del passato e alle storie di riscatto. Il problema è che Montmartre sembrava chiedere un investimento emotivo che Canale 5, in piena estate e contro i Mondiali, non è riuscita a ottenere.
Il pubblico generalista, davanti a una serie straniera in costume, deve avere una ragione forte per restare. Non basta la bella ambientazione. Non bastano i vestiti, le luci del cabaret e la promessa di una Parigi affascinante. Serve una presa immediata, un personaggio da seguire, una tensione che faccia dire: “Voglio vedere come va a finire”.
Montmartre probabilmente quella presa l’ha avuta su una parte di pubblico, ma non abbastanza da resistere alla concorrenza.
La Parigi della Belle Époque non è bastata
La cosa più curiosa è che Montmartre partiva da un immaginario potentissimo. Montmartre non è un quartiere qualunque. È il Moulin Rouge, il can-can, i pittori, i locali, la vita notturna, la bohème, il desiderio di libertà e anche il lato più sporco e fragile della città. È un luogo che porta con sé immagini immediate.
La serie prova a usare proprio quell’immaginario: la Parigi di fine Ottocento come spazio di emancipazione, scandalo, povertà e ambizione. Da una parte il fascino del cabaret, dall’altra la durezza di una società in cui una donna sola deve combattere per sopravvivere, farsi ascoltare e non essere schiacciata da uomini più potenti.
Sulla carta, materiale televisivo ce n’era. Celeste poteva diventare una protagonista forte, legata a un mistero familiare e a un mondo visivamente riconoscibile. Il racconto aveva la possibilità di unire soap, feuilleton e crime in costume.
Eppure il pubblico italiano non ha risposto con entusiasmo. Forse perché la confezione francese ha mantenuto una certa distanza. Forse perché il ritmo non era abbastanza pop per Canale 5. Forse perché la programmazione estiva, con i Mondiali in mezzo, ha reso tutto più difficile.
Oppure, più semplicemente, perché il pubblico della rete in quel momento cercava altro.
Canale 5 tra esperimenti e fatica della fiction straniera
Il caso Montmartre dice anche qualcosa sulla difficoltà di Canale 5 con alcune proposte seriali straniere. La rete, negli anni, ha costruito una parte forte del suo pubblico su fiction italiane, soap, reality, intrattenimento e prodotti molto riconoscibili. Una serie francese in costume, per quanto elegante, è una scommessa diversa.
Non è detto che sia una scommessa sbagliata. Anzi, sarebbe bello vedere più varietà in prima serata. Il problema nasce quando il prodotto viene piazzato in un contesto dove rischia di sembrare un riempitivo estivo più che un evento. Se lo spettatore percepisce una serie come qualcosa di “messo lì”, la segue con meno urgenza.
E Montmartre ha sofferto anche questo. Non sembrava una grande puntata da non perdere. Sembrava una proposta elegante, magari interessante, ma non indispensabile. Contro i Mondiali, questa differenza diventa enorme.
Il confronto con gli altri programmi della serata
La serata del 25 giugno non è stata negativa solo per Montmartre, ma il dato di Canale 5 resta il più pesante tra le reti principali. Su Rete4, Quarto Grado ha totalizzato 1.057.000 spettatori con il 9,1%, quindi quasi lo stesso pubblico della serie, ma con uno share più alto. Su Italia1 Sarabanda Celebrity ha raggiunto 874.000 spettatori e il 6,9%. Su Rai2 Girl in the Attic si è fermato a 702.000 spettatori e il 4,5%.
Montmartre, quindi, non è scomparsa nel nulla. Ha comunque superato molte offerte alternative in valori assoluti. Però per Canale 5, rete ammiraglia Mediaset, chiudere una serie all’8,1% resta un risultato molto basso. Soprattutto se subito prima La Ruota della Fortuna aveva portato a casa oltre 4 milioni di spettatori.
Il contrasto è quasi crudele: Canale 5 accende la serata con Gerry Scotti, poi perde gran parte della platea con la fiction.
Un finale che chiude senza lasciare il segno
Il finale di Montmartre avrebbe dovuto essere il momento della verità. La chiusura dei misteri, il destino dei personaggi, l’ultimo richiamo alla Parigi della Belle Époque. Invece, almeno sul piano degli ascolti, è diventato il punto più debole del percorso.
Non significa che la serie non abbia avuto spettatori affezionati. Chi l’ha seguita probabilmente ha trovato un racconto diverso dal solito, con una protagonista femminile forte e un’ambientazione curata. Però una fiction in prima serata vive anche della conversazione che crea. Montmartre non è diventata un tema caldo. Non ha generato la sensazione di evento. Non ha acceso un passaparola forte.
Il risultato finale, quindi, non sorprende del tutto. È la conseguenza di un calo già iniziato dopo il debutto.
Una lezione per Mediaset
La lezione per Canale 5 è semplice, ma non banale: non basta comprare una serie elegante e metterla in palinsesto per costruire un appuntamento. Serve una strategia. Serve un racconto promozionale più forte. Serve scegliere una finestra meno ostile, soprattutto se dall’altra parte c’è il calcio mondiale.
Montmartre poteva essere una piccola sorpresa estiva. Invece è diventata una serie partita tiepida e finita male. Il suo percorso dice che il pubblico non rifiuta per forza le storie in costume o le produzioni straniere, ma vuole sentirle vicine, necessarie, facili da seguire e abbastanza forti da competere con alternative più immediate.
La Parigi del 1899, da sola, non è bastata.
E forse è un peccato, perché Montmartre aveva un immaginario bello da vedere e una base narrativa con potenziale. Ma la tv generalista è spietata: se non agganci il pubblico subito, ogni settimana perdi un pezzo. E alla fine ti ritrovi con un finale da 8,1%, mentre il resto del Paese guarda i Mondiali.
Tu cosa ne pensi? Montmartre meritava più attenzione o Canale 5 ha sbagliato periodo e modo di proporla? Scrivilo nei commenti.


