Venerdì 17 aprile si è spenta all’ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi, a 57 anni, l’attrice franco-marocchina Nadia Farès, ritrovata incosciente in una piscina privata del nono arrondissement una settimana prima e tenuta in coma dal giorno del ricovero. Ad annunciare la morte sono state le figlie Cylia e Shana, con un messaggio trasmesso all’AFP.
Le circostanze fanno pensare a un incidente cardiaco durante lo sforzo fisico, ipotesi che il suo passato medico rende purtroppo plausibile: nel 2007 era stata operata al cervello per un aneurisma che lei stessa descriveva come “una bomba a orologeria”, e negli anni successivi aveva subito tre interventi al cuore nel giro di quattro anni. Tutto questo mentre continuava a nuotare quattro volte a settimana. Quel giorno, secondo i testimoni, stava praticando yoga subacqueo. Sì, yoga subacqueo. Lascio a te il tempo di immaginare cosa voglia dire esattamente.
Nadia Farès era nata il 20 dicembre 1968 a Marrakech, da padre marocchino e madre armena, ed era cresciuta a Nizza prima di trasferirsi a Parigi per tentare la strada della recitazione. Debutta nei primi anni Novanta in televisione, poi arriva al cinema con qualche ruolo in produzioni francesi di buon livello, tra cui lavori firmati da Claude Lelouch e Alexandre Arcady. In Italia la si ricorda soprattutto per Poliziotti di Giulio Base, del 1995, con Claudio Amendola e Kim Rossi Stuart, uno di quei film che oggi sembrano venire da un’epoca geologica completamente diversa.
Il momento che la fa conoscere davvero al grande pubblico arriva nel 2000, con I fiumi di porpora di Mathieu Kassovitz, accanto a Jean Reno e Vincent Cassel. Uno di quei thriller francesi degli anni Novanta-Duemila che si guardavano in videocassetta e che all’epoca sembravano l’apice della sofisticazione europea. Se ti dico il titolo, probabilmente ricordi vagamente il film. Se ti mostrassi una sua foto di allora, probabilmente diresti “ah, sì, lei!” senza però riuscire a fare il collegamento con il nome. Succede, non è colpa tua.
Nel mezzo c’è stata una vita abbastanza movimentata anche fuori dal set. Durante le riprese de Il Trasportatore di Luc Besson conobbe Steven Chasman, produttore americano, che sarebbe diventato suo marito. Al suo seguito si trasferì a Los Angeles, dove scelse di dedicarsi alla famiglia, ammettendo lei stessa che quella decisione aveva probabilmente penalizzato la carriera. “Ho sempre seguito il cuore. A scapito della carriera, certamente”, disse in un’intervista, con una franchezza che fa un certo effetto leggere adesso. La coppia si separò, e lei tornò in Francia circa quattro anni fa.
Il rientro sugli schermi c’era già stato nel 2016, con la serie Netflix Marseille, in cui interpretava la presidente del consiglio dipartimentale delle Bocche del Rodano accanto a Gérard Depardieu e Benoît Magimel. Dopodiché il lavoro si era spostato su serie, film televisivi e produzioni per le piattaforme, come capita a molti attori passati i cinquanta. Non un tramonto, ma un cambio di registro piuttosto comune nel mestiere, diciamo la verità.
Quello che colpisce però, ed è forse la parte più bella e insieme più malinconica di questa storia, è che a gennaio 2026 Nadia Farès aveva rilasciato un’intervista in cui parlava di un progetto completamente nuovo: una commedia d’azione scritta e diretta da lei, in collaborazione con TF1 Studios, con le riprese previste per settembre. Il suo primo lungometraggio da autrice, a quasi sessant’anni, dopo gli aneurismi, gli interventi al cuore e gli anni trascorsi a Los Angeles a fare la moglie e la madre. C’è qualcosa di bello in questa cosa, una persona che ricomincia con più consapevolezza di prima, che decide che il momento giusto è adesso. E invece no.
Le figlie hanno chiesto all’entourage mediatico di rispettare il lutto con discrezione. Un’inchiesta è stata aperta per accertare le cause esatte dell’incidente, ma al momento non è emerso nulla che faccia pensare a responsabilità esterne.
Rimane la storia di una donna che aveva attraversato parecchio, fatto scelte coraggiose e qualcuna forse rimpianta, e che stava per mettersi alla prova in modo completamente nuovo. Ti è mai capitato di seguire il percorso di un’attrice o un attore non celeberrimo, e di renderti conto solo alla notizia della sua morte di quanto fosse presente nella tua memoria, senza che te ne fossi mai accorto?

