A24 ha rilasciato il trailer finale di Mother Mary, e la prima cosa che pensi guardandolo è che qualcuno ha deciso di mettere insieme Anne Hathaway, Michaela Coel, una crisi d’identità di una pop star, un abito da concerto che non convince la protagonista, e l’horror psicologico. La seconda cosa che pensi è che con A24 alla produzione e David Lowery alla regia, questa combinazione potrebbe essere geniale oppure esattamente il tipo di film che ammiri profondamente e non riesci a spiegare a nessuno di cosa parli. Spesso sono la stessa cosa.
Il film arriva in Italia il 14 maggio. Negli Stati Uniti è uscito il 24 aprile e i primi riscontri dalla critica americana sono quelli che ci si aspetta da un progetto del genere: unanimemente lodato per le interpretazioni, diviso sulla visione complessiva, con quella frase tipica delle recensioni di A24 che dice “soffre di una certa grandiosità” ma poi ti consiglia di vederlo lo stesso.
Di cosa parla, spiegato a chi non ha ancora visto nessun trailer
Mother Mary è il nome d’arte di una pop star globale interpretata da Anne Hathaway, che si trova in un momento di crisi personale e artistica abbastanza profonda da averla allontanata dalla scena per un periodo imprecisato. Decide di tornare con un concerto di comeback, si accorge che il vestito scelto per l’occasione non la rappresenta, e chiama Sam Anselm (Michaela Coel), costumista di fama mondiale e sua migliore amica di un tempo, con cui aveva un rapporto abbastanza complicato da giustificare anni di silenzio.
La riunione avviene la sera prima del concerto, il che è il tipo di tempistica che nelle relazioni umane equivale a togliere la sicura da qualcosa. Quello che emerge tra le due non è solo la questione del vestito, ma tutto quello che il vestito rappresenta, cioè chi è davvero Mother Mary sotto l’icona costruita negli anni, e cosa è rimasto del rapporto tra le due donne quando si tolgono i rispettivi ruoli.
Il tutto con una componente di horror psicologico abbastanza presente da far sì che il film venga descritto ora come thriller, ora come pop opera, ora come dramma gotico. David Lowery, che con A24 aveva già fatto The Green Knight con Dev Patel, è esattamente il tipo di regista che non si preoccupa troppo di stare in un genere preciso, il che è sia il suo pregio principale che la ragione per cui alcune recensioni usano la parola “grandiosità” con una sfumatura non completamente positiva.
Il trailer finale e quella scena senza musica
Il trailer finale, uscito il 21 aprile, ha una scena centrale che merita attenzione. Sam chiede a Mary di eseguire il suo nuovo brano senza accompagnamento musicale, solo voce. Hathaway canta, e il trailer monta quella performance su una serie di immagini drammatiche dal film. È una scelta di montaggio abbastanza precisa per comunicare che il film ha una sua estetica definita, che non sta cercando di nascondere di essere ambiziosa, e che Hathaway non sta recitando una pop star ma ne sta interpretando una in senso quasi letterale, comprese le canzoni.
Perché le canzoni le canta davvero Hathaway, il che è già di per sé una notizia. Le ha scritte Jack Antonoff, produttore pluripremiato che lavora stabilmente con Taylor Swift, Lana Del Rey e mezzo pop internazionale, in collaborazione con Charli XCX. Esiste anche un album companion intitolato Mother Mary: Greatest Hits con le canzoni originali del film. Il fatto che sia già uscito l’album di una pop star immaginaria interpretata da Anne Hathaway in un film di A24 è il tipo di operazione che o funziona benissimo o non funziona affatto, senza molte posizioni intermedie.
Il cast, che è già da solo un motivo per andare al cinema
Oltre a Hathaway e Coel, che sono già sufficienti a giustificare il prezzo del biglietto per ragioni diverse, il film ha un cast che include Hunter Schafer, FKA twigs (che ha anche contribuito alla colonna sonora), Kaia Gerber, Jessica Brown Findlay, Alba Baptista, Sian Clifford e Isaura Barbé-Brown. È il tipo di ensemble che su un poster sembra quasi eccessivo, e che nella realtà di un film A24 significa probabilmente che ogni personaggio ha un ruolo preciso e funzionale alla storia invece di essere semplicemente lì per riempire gli spazi.
Michaela Coel in particolare è una delle attrici più interessanti del panorama internazionale attuale, nota soprattutto per I May Destroy You, la serie che ha scritto, diretto e interpretato sulla BBC nel 2020 e che è il tipo di prodotto che cambia il modo in cui guardi certe storie raccontate in televisione. Vederla in questo ruolo accanto a Hathaway è già di per sé una ragione per essere curiosi.
A24, David Lowery e il rischio calcolato
Il film è prodotto da A24, che negli anni ha costruito una reputazione precisa: finanzia opere ambiziose con una cifra estetica riconoscibile, accetta che non tutti i film siano per tutti, e ha smesso da tempo di preoccuparsi delle aspettative del pubblico generalista. Funziona, nel senso che hanno vinto abbastanza Oscar e generato abbastanza culti per confermare che il modello regge.
David Lowery è uno di quei registi che si muovono con agio tra generi diversi senza sembrare mai spaesato: ha fatto Ain’t Them Bodies Saints, ha fatto Peter and the Dragon per Disney, ha fatto Il Cavaliere Verde. Ogni volta che cambia registro lo fa con la stessa coerenza di fondo, quella di un autore che ha un’idea precisa di cosa vuole dire e trova il formato giusto per dirla invece di adattare quello che vuole dire al formato disponibile.
In Italia Mother Mary arriva il 14 maggio. Tre settimane per decidere se è il tipo di film che vuoi vedere al cinema o il tipo di film che metti nella lista delle cose da recuperare in streaming e poi non recuperi. La differenza tra le due categorie, in questo caso specifico, potrebbe essere abbastanza rilevante: un film con una colonna sonora originale scritta da Jack Antonoff e Charli XCX, con Anne Hathaway che canta dal vivo, e con l’estetica visiva di David Lowery, funziona meglio grande che piccolo.
Dopo aver visto il trailer, in che categoria lo hai messo?


