Avevo una certa curiosità per Nando tra due mondi – Un film di Sintonia, soprattutto perché prendere uno dei personaggi più interessanti di Sintonia e dedicargli un film poteva essere una buona idea. Nando ha sempre avuto addosso una contraddizione perfetta per un racconto del genere: ama la propria famiglia, vorrebbe proteggerla, ma continua a essere legato a un mondo criminale che finisce inevitabilmente per mettere in pericolo proprio le persone che vorrebbe salvare.
Il film riprende la sua storia dopo la conclusione della serie. Sono passati cinque anni, Nando vive lontano dal Brasile e cerca di mantenere un equilibrio che sappiamo già essere destinato a durare pochissimo. Poi sua figlia adolescente Bruninha scompare e lui è costretto a tornare, ritrovandosi nuovamente dentro il mondo dal quale avrebbe voluto prendere le distanze. Christian Malheiros torna naturalmente nel ruolo di Nando, mentre Johnny Araújo dirige un film di circa un’ora e cinquanta che Netflix presenta come il capitolo conclusivo della sua storia.
La premessa funziona.
Il film, molto meno.
Nando resta il personaggio migliore, ma il film gli mette attorno una storia troppo semplice
Parto dalla cosa che salvo senza esitazioni: Christian Malheiros.
Nando continua a funzionare perché Malheiros riesce a far vedere contemporaneamente l’uomo, il padre e il criminale. Non deve fare grandi monologhi per comunicare che il personaggio è stanco. Si vede.
Nando ha costruito potere, ha pagato un prezzo enorme e continua a raccontarsi che certe scelte vengono fatte per la famiglia. Il problema è che quella stessa famiglia continua a subire le conseguenze delle sue decisioni.
Il rapimento di Bruninha dovrebbe costringerlo a guardare tutto questo senza possibilità di fuga.
In teoria.
Nella pratica, il film trasforma molto velocemente il conflitto in un thriller abbastanza convenzionale.
Figlia scomparsa.
Padre disperato.
Vecchi contatti.
Tradimenti.
Criminali.
Minacce.
Corse contro il tempo.
Abbiamo visto questo schema talmente tante volte che a un certo punto mi aspettavo quasi che Liam Neeson telefonasse a Nando per chiedergli se avesse bisogno di una mano.
La storia avrebbe potuto scavare molto di più nel rapporto tra Nando e Bruninha. Il passaggio di cinque anni crea una distanza enorme tra padre e figlia, ed è proprio quella distanza che avrebbe meritato maggiore attenzione. La produzione prova a trasformare il rapimento in una conseguenza concreta del passato criminale di Nando, ma spesso preferisce l’azione all’approfondimento.
Il problema più grosso è che Sintonia era molto più di questo
Sintonia funzionava perché riusciva a raccontare insieme amicizia, periferia, musica, religione, soldi, criminalità e possibilità di cambiare vita.
Nando era importante, ma esisteva dentro un mondo.
Doni e Rita non erano semplicemente personaggi messi accanto a lui. Erano due strade differenti nate dallo stesso luogo.
Il film restringe invece quasi ogni cosa attorno a Nando e alla sua famiglia.
Capisco la scelta: il titolo porta il suo nome e deve chiudere soprattutto la sua storia.
Il problema è che restringendo il campo si perde parecchia della ricchezza che rendeva Sintonia riconoscibile.
Rita e Doni tornano, ma le loro presenze sembrano soprattutto un saluto ai fan. Bruna Mascarenhas e Jottapê riprendono infatti i rispettivi ruoli, mentre Julia Yamaguchi torna come Scheyla e Duda Pimenta interpreta Bruninha adolescente.
Rivederli fa piacere.
Ma è un piacere nostalgico.
Il film non riesce a utilizzare pienamente quella storia condivisa e a un certo punto ho avuto la sensazione che mi stesse dicendo: “Guarda, c’è Doni! Ti ricordi Doni?”.
Sì.
Mi ricordo.
Avrei preferito però che avesse qualcosa di veramente importante da fare.
Scheyla avrebbe meritato molto più spazio
Anche Scheyla rappresenta un’occasione parzialmente sprecata.
La relazione con Nando avrebbe potuto essere uno degli elementi più interessanti del film.
Lei è la persona che meglio di chiunque altro conosce il prezzo della vita che Nando ha scelto.
Ha visto cosa quella criminalità ha fatto alla loro famiglia.
Ha cresciuto i figli dentro le conseguenze delle decisioni del marito.
E ora Nando torna pensando inevitabilmente di poter ancora aggiustare qualcosa.
Il film utilizza questo conflitto, ma spesso troppo superficialmente.
Avrei voluto molta più rabbia.
Più confronto.
Più domande scomode.
Meno criminali che entrano ed escono dalle stanze e più tempo dedicato a ciò che significa avere come padre un uomo che continua a dire di volerti proteggere mentre trascina pericoli dietro di sé.
Quella sarebbe stata, per me, la vera storia di Nando tra due mondi.
Non semplicemente il criminale diviso tra famiglia e organizzazione.
Ma un uomo che deve finalmente chiedersi se possa continuare a considerarsi un buon padre soltanto perché le sue intenzioni sono buone.
Il film vuole essere più grande della serie, ma diventa più generico
Johnny Araújo alza chiaramente la scala rispetto alla serie.
Si parte anche fuori dal Brasile, con Nando che vive in Serbia, e il suo ritorno amplia il terreno della vicenda. Il formato cinematografico permette più movimento, più azione e una costruzione da thriller internazionale.
Visivamente non è un film povero.
Ci sono sequenze ben costruite, un buon ritmo in diversi passaggi e una regia che sa rendere credibile il lato criminale della vicenda.
Ma aumentando la dimensione dell’azione, secondo me Sintonia perde parte della propria identità.
La serie era interessante perché il crimine sembrava sempre inserito in una realtà sociale precisa.
Nel film, invece, diversi momenti potrebbero appartenere a qualunque thriller Netflix con un ex criminale, una famiglia in pericolo e qualche tradimento.
Togli Nando e sostituiscilo con un altro protagonista tormentato, e parecchie sequenze continuerebbero a funzionare esattamente allo stesso modo.
Per uno spin-off di una serie con una personalità così forte, non è un gran complimento.
Anche il mistero non sorprende abbastanza
Un altro problema è la prevedibilità.
Il film costruisce tradimenti, alleanze e rivelazioni, ma raramente mi ha fatto pensare: “questa non l’avevo vista arrivare”.
La sceneggiatura segue una strada abbastanza leggibile.
Sai che il passato tornerà.
Sai che qualcuno vicino a Nando potrebbe non essere affidabile.
Sai che la criminalità non gli permetterà semplicemente di annunciare il pensionamento e dedicarsi al giardinaggio.
Sai soprattutto che Bruninha non è semplicemente un elemento casuale della storia: rappresenta inevitabilmente il conto che il passato presenta a suo padre.
Tutto corretto.
Tutto coerente.
Ma anche piuttosto telefonato.
E in un thriller quasi due ore diventano lunghe se lo spettatore arriva alle svolte prima del protagonista.
Christian Malheiros merita un film migliore
Continuavo a pensare questa cosa durante la visione.
Malheiros è più bravo del materiale che gli viene dato.
Ha una presenza naturale e un volto che racconta parecchio senza bisogno di sottolineature.
Nando è stanco, spaventato, arrabbiato e ancora incapace di rinunciare completamente alla propria identità criminale.
L’attore rende credibile questa contraddizione.
Ci sono momenti nei quali basta osservarlo per intuire che Nando sa perfettamente di essere responsabile, almeno indirettamente, di ciò che sta succedendo.
Poi però la sceneggiatura torna all’azione.
E io avrei voluto rimanere lì.
Sul senso di colpa.
Sulla famiglia.
Sul rapporto con una figlia diventata adolescente mentre lui viveva dall’altra parte del mondo.
Sul significato di cercare una redenzione dopo aver costruito la propria vita dentro la violenza.
Il titolo promette proprio questo: un uomo tra due mondi.
Il film invece trascorre molto tempo a mostrarci principalmente uno dei due.
Quello criminale.
Chi non ha visto Sintonia rischia di interessarsi ancora meno
Netflix può presentarlo come un film autonomo, e tecnicamente lo è: la trama principale è comprensibile anche senza cinque stagioni di preparazione.
Ma secondo me guardarlo senza aver visto Sintonia toglie buona parte del peso emotivo.
Perché dovrei interessarmi particolarmente al ritorno di Rita e Doni?
Perché la relazione con Scheyla dovrebbe colpirmi?
Perché dovrei considerare Nando qualcosa di più del classico criminale che improvvisamente scopre l’importanza della famiglia?
Sono le stagioni precedenti a rispondere.
Il film beneficia continuamente di emozioni che non ha costruito lui.
E questo crea un paradosso.
Per i fan di Sintonia può sembrare troppo superficiale.
Per chi non conosce Sintonia può sembrare semplicemente un thriller criminale abbastanza normale.
Non proprio la combinazione ideale.
Il finale chiude Nando, ma non mi ha emozionato quanto speravo
Non entro nei dettagli per evitare spoiler, ma il film è chiaramente costruito come una conclusione della traiettoria di Nando e non come l’inizio di un nuovo capitolo. Netflix e il materiale promozionale lo presentano proprio come un’estensione finale della sua storia dopo le cinque stagioni della serie.
La chiusura è coerente.
Capisco cosa vuole raccontare.
Il problema è che avrei dovuto sentirla molto di più.
Dopo anni passati con questo personaggio, mi aspettavo una conclusione che mi lasciasse addosso qualcosa.
Invece ho avuto soprattutto la sensazione di aver visto un episodio finale molto lungo e con un budget maggiore.
Non è un disastro.
È forse peggio: è un’occasione sprecata.
Avevano Nando.
Avevano Christian Malheiros.
Avevano cinque stagioni di conseguenze accumulate.
Avevano famiglia, amicizia, colpa e redenzione.
E ne è uscito un thriller che spesso preferisce chiedersi chi tradirà chi invece di affrontare fino in fondo la domanda più interessante:
un uomo può veramente abbandonare il mondo criminale dopo aver permesso a quel mondo di definire tutta la propria vita?
Quella era la storia che volevo vedere.
Ne ho vista soltanto una parte.
Voi avete visto Nando tra due mondi su Netflix? Vi è sembrato un addio degno del personaggio oppure anche voi avreste preferito una storia meno prevedibile e molto più concentrata sulla famiglia? Scrivetecelo nei commenti.
La Recensione
Nando tra due mondi – Un film di Sintonia
Nando tra due mondi – Un film di Sintonia aveva a disposizione uno dei personaggi migliori della serie e un conflitto perfetto per chiuderne la storia, ma sceglie troppo spesso la strada del thriller criminale prevedibile. Christian Malheiros resta convincente e alcuni momenti familiari funzionano, ma Rita e Doni sono poco sfruttati, Scheyla meritava maggiore spazio e il rapporto tra Nando e Bruninha avrebbe dovuto essere molto più approfondito. Come addio a Nando mi aspettavo parecchio di più.
PRO
- Christian Malheiros continua a essere molto convincente nei panni di Nando.
CONTRO
- La trama è troppo prevedibile.
- Sembra spesso un lungo episodio di Sintonia trasformato artificialmente in film.
- Il mondo della serie originale viene ridotto a favore di un thriller più generico.
- Rita e Doni vengono sfruttati pochissimo.


