Se hai visto Lee Cronin – La mummia e ti è rimasta addosso soprattutto la figura della ragazzina al centro dell’orrore, non sei il solo. In mezzo a sabbia, dolore familiare e body horror, il volto che torna in mente più facilmente è quello di Katie Cannon, interpretata da Natalie Grace. Ed è proprio questo che rende la sua presenza così interessante: in un film che rilancia un mostro famosissimo del cinema, la vera chiave del terrore non è una creatura gigantesca o un faraone resuscitato, ma una bambina che ritorna a casa cambiata in modo inquietante.
La trovata di Lee Cronin sta tutta lì. Questa nuova Mummia non gira attorno a tombe spettacolari, faraoni vendicativi o avventure alla vecchia maniera. Cronin ha spiegato che voleva fare un film davvero spaventoso e portare la mummificazione dentro un contesto più domestico, più vicino a una famiglia normale che si ritrova devastata da qualcosa di antico e mostruoso. Per questo la storia ruota attorno a Katie, figlia di un giornalista che sparisce nel deserto e poi riappare anni dopo in un sarcofago, apparentemente salva ma in realtà profondamente alterata.
Ed è qui che entra in gioco Natalie Grace, che interpreta Katie “ritornata”, mentre la versione più piccola del personaggio è affidata a Emily Mitchell. Il film, quindi, non ti chiede solo di credere a una possessione o a una maledizione. Ti chiede di guardare una bambina e sentire che qualcosa non torna, che dietro quel volto familiare si nasconde altro. È una sfida molto più difficile di quanto sembri, perché non basta truccarsi da mostro. Bisogna reggere la scena anche quando il terrore passa dagli occhi, dai silenzi e da quei piccoli movimenti storti che ti fanno venire i brividi senza bisogno di urli.
Tra l’altro Natalie Grace non è stata scelta per fare una comparsata inquietante e basta. Varie fonti la indicano come una delle sorprese vere del film. Le prime reazioni raccolte da GamesRadar parlavano di una performance abbastanza disturbante da far pensare a certe grandi presenze infantili del cinema horror, e Phantasmag l’ha raccontata come la ragazza che si è trovata addosso una responsabilità enorme: interpretare di fatto il mostro principale del film. Non è poco, soprattutto in un titolo che si vende proprio sul fascino del suo nome storico.
La parte più impressionante, poi, è il lavoro fisico che c’è dietro. In un’intervista, il maestro degli effetti prostetici Arjen Tuiten ha spiegato che Natalie Grace ha affrontato trasformazioni da circa sei ore di trucco, con protesi, lenti e diversi stadi del cambiamento del personaggio. E farlo con una performer così giovane non è una cosa banale, perché il trucco pesante non basta: devi continuare a esprimerti, a comunicare, a rendere credibile la creatura anche quando sei quasi sepolta sotto lattice, benda, pelle finta e contorni deformati.
Natalie Grace, dal canto suo, ha raccontato di aver dovuto affrontare scene molto fisiche, compresi momenti claustrofobici, movimenti estremi e un lavoro corporeo non semplice. Phantasmag parla apertamente di ceiling crawling, claustrofobia e giornate da dieci ore di make-up e trasformazione, che per un’attrice giovane non sono proprio il modo più facile di entrare in un grande film horror. Eppure forse è proprio questo che si sente sullo schermo: non una performance “carina” da bambina nel film di paura, ma qualcosa di più serio, più intenso, più sporco.
Anche il suo percorso, se guardi i crediti, fa capire che non è arrivata dal nulla. IMDb la collega già a lavori come 1923, Raymar e ora appunto The Mummy, mentre The Actor’s Scene l’aveva già segnalata tra i giovani talenti in crescita. Però è chiaro che questo film rappresenta un salto diverso: non il ruolo laterale in una serie o in un progetto più piccolo, ma la possibilità di essere ricordata come il volto disturbante di una rilettura molto ambiziosa di un mostro classico.
E forse il punto più bello è proprio questo. In tanti, leggendo La mummia, immaginavano forse un’operazione tutta centrata sugli effetti, sulle citazioni e sull’ennesimo restyling di un brand famoso. Invece Cronin ha spostato il peso emotivo e horror su una ragazzina che torna a casa ma non è più davvero “casa”. E senza una presenza forte al centro, un’idea del genere sarebbe potuta crollare in fretta. Natalie Grace, invece, pare essere riuscita a tenere insieme la parte più difficile: restare bambina e mostro nello stesso momento.
Alla fine, diciamolo, il film può dividere, il nuovo approccio di Cronin può piacere o no, ma una cosa sembra abbastanza chiara: la bambina che interpreta la “mummia” è uno degli elementi che si fanno ricordare di più. E quando un’attrice così giovane riesce a lasciarti addosso quella sensazione strana, a metà tra tenerezza e disagio, vuol dire che qualcosa l’ha colpito nel punto giusto.
Tu l’hai vista Lee Cronin – La mummia? E soprattutto: Natalie Grace ti ha convinto davvero nel ruolo di Katie oppure è il tipo di interpretazione che ti sembra più interessante sulla carta che sullo schermo? Scrivilo nei commenti e dì la tua.


