Nella morsa del ragno è uno di quei thriller che molti ricordano soprattutto per Morgan Freeman, per il rapimento di Megan Rose e per il finale costruito intorno a un doppio gioco che cambia completamente la lettura della storia. Quello che arrivò nelle sale nel 2001, però, non era il finale inizialmente previsto. Dopo alcune proiezioni di prova, il pubblico reagì in modo tiepido e la produzione decise di rimettere mano alla parte conclusiva del film.
La vicenda è interessante anche perché il regista Lee Tamahori aveva già intuito durante le riprese che il finale potesse essere debole. Secondo un articolo del Los Angeles Times pubblicato nel 2001, furono girate tre diverse varianti della conclusione, proprio per avere più possibilità in fase di montaggio e test. Le prime proiezioni davanti al pubblico confermarono i dubbi: la reazione non fu abbastanza forte e il finale venne modificato.
Non è raro che Hollywood utilizzi le proiezioni di prova per cambiare un film, ma nel caso di Nella morsa del ragno la curiosità pesa di più perché l’ultima parte è fondamentale. Gran parte del thriller vive proprio sulla scoperta di chi stia realmente muovendo i fili e sulla trasformazione di un personaggio che fino a quel momento sembrava stare dalla parte di Alex Cross.
Il finale che conosciamo porta infatti alla scoperta del coinvolgimento di Jezzie Flannigan, interpretata da Monica Potter, e allo scontro con Cross. La versione precedente, secondo le ricostruzioni circolate negli anni, era più secca e lasciava Cross in una posizione molto più dura: invece di arrivare allo scontro nella forma vista nel film definitivo, sarebbe stato lui a confrontare Jezzie e ucciderla in maniera più diretta. Era un comportamento percepito come meno coerente con il personaggio e probabilmente anche questo contribuì alla cattiva reazione del pubblico. Questa specifica descrizione, però, deriva da testimonianze e discussioni successive, mentre la fonte più solida conferma soprattutto il dato certo: il finale fu effettivamente rigirato dopo i test.
La storia del film, comunque, è piena di altre differenze e curiosità.
Nella morsa del ragno è tratto da Ricorda Maggie Rose, primo romanzo della serie di Alex Cross scritta da James Patterson. Il dettaglio curioso è che al cinema arrivò dopo Il collezionista, uscito nel 1997, nonostante il libro da cui è tratto Nella morsa del ragno venga prima nella cronologia letteraria. Per questo il film funziona quasi come un prequel narrativo, pur essendo stato prodotto dopo.
Morgan Freeman torna nei panni di Alex Cross per la seconda volta, ma anche per l’ultima. Dopo Il collezionista e Nella morsa del ragno, l’attore non riprese più il personaggio. Nel 2012 Alex Cross tornò al cinema con Tyler Perry in Alex Cross – La memoria del killer.
Anche l’età del protagonista cambia parecchio rispetto ai libri.
Nel romanzo Alex Cross ha circa 38 anni, è padre di due figli e la sua vita familiare occupa una parte importante della storia. Il film elimina quasi completamente questo aspetto e presenta un Cross molto più maturo, inevitabilmente adattato all’età di Freeman. Questo modifica parecchio il personaggio: meno padre e uomo coinvolto sentimentalmente, più investigatore esperto e controllato.
Le differenze con il romanzo non finiscono certo lì.
Il libro racconta una vicenda che si sviluppa nell’arco di circa due anni, mentre il film comprime quasi tutto in pochi giorni. È una scelta comprensibile dal punto di vista cinematografico, perché rende il thriller molto più rapido, ma cambia parecchio la percezione del rapimento e dell’indagine. Nel romanzo l’ossessione di Soneji, le ricerche e le conseguenze del caso hanno molto più tempo per sedimentare.
Anche il rapimento è diverso. Nel libro vengono sequestrati due bambini, Maggie Rose e Michael Goldberg, mentre il film concentra la vicenda principalmente su Megan Rose. La bambina cambia persino nome rispetto al romanzo. Il film semplifica molti personaggi e sottotrame proprio per costruire una corsa contro il tempo più lineare.
Gary Soneji subisce uno dei cambiamenti maggiori.
Nel film, interpretato da Michael Wincott, è il rapitore che si infiltra per anni nella scuola e costruisce un piano ispirato alla notorietà del caso Lindbergh. Nel romanzo, però, il personaggio è molto più complesso e ha una storia psicologica più articolata. Soprattutto, nel libro non muore come nel film: sopravvive e finisce in una struttura psichiatrica, diventando successivamente uno dei nemici ricorrenti di Alex Cross.
Questo significa che il film modifica il personaggio in maniera così radicale da rendere praticamente impossibile proseguire fedelmente con alcune storie successive scritte da Patterson.
Anche Jezzie Flannigan ha un destino molto diverso. Nel romanzo tra lei e Cross nasce addirittura una relazione, completamente assente nel film. La sua sorte finale è poi molto più cupa: nel libro viene condannata e giustiziata tramite iniezione letale, mentre nel film muore durante lo scontro conclusivo con Alex.
La sceneggiatura di Marc Moss prende quindi più che altro la struttura di base del romanzo e la trasforma in qualcosa di molto diverso. Rapimento, Alex Cross e alcuni personaggi restano, ma intere sottotrame vengono cancellate o riscritte. Una recensione dell’edizione DVD dell’epoca osservava proprio quanto il film potesse sorprendere persino chi aveva già letto il libro, perché gran parte della storia era stata rielaborata.
C’è poi una piccola curiosità inserita direttamente nei dialoghi.
A un certo punto Alex osserva un fucile appartenuto al padre di Jezzie. Lei racconta che l’uomo lo aveva vinto giocando a poker con una mano formata da assi e otto. Cross riconosce subito la combinazione come la famosa “Dead Man’s Hand”, la mano che secondo la leggenda Wild Bill Hickok avrebbe avuto nel momento in cui venne assassinato nel 1876. È uno di quei dettagli che passano facilmente inosservati, ma che aggiungono un piccolo presagio di morte dentro il film.
Le riprese si svolsero tra febbraio e maggio del 2000 e toccarono diverse località, tra cui Washington, Baltimore e varie zone del Canada, soprattutto Vancouver e Coquitlam. Il film utilizza quindi ambientazioni americane ma una parte consistente della produzione venne realizzata in territorio canadese.
Nella morsa del ragno arrivò nelle sale americane nell’aprile 2001. La critica dell’epoca non fu particolarmente entusiasta della sceneggiatura e diversi recensori sottolinearono alcune improbabilità della trama, ma praticamente tutti riconobbero quanto Morgan Freeman riuscisse a tenere insieme il film con la propria presenza. Il Los Angeles Times arrivò a descrivere la sua interpretazione come una sorta di lezione di recitazione inserita dentro un thriller molto più convenzionale.
A distanza di anni è probabilmente proprio questo uno dei motivi per cui il film continua a funzionare bene in televisione. La trama ha diversi passaggi discutibili, ma Freeman rende Alex Cross credibile anche nei momenti in cui la sceneggiatura gli chiede intuizioni quasi impossibili.
Sapere che il finale venne modificato dopo la reazione negativa del pubblico aggiunge però un livello curioso alla visione. Non stiamo guardando necessariamente la conclusione che il regista aveva immaginato all’inizio, ma quella che Paramount ritenne più efficace dopo aver ascoltato gli spettatori.
E considerando quanto il colpo di scena finale sia diventato uno degli elementi più ricordati del film, forse stavolta i test con il pubblico servirono davvero a qualcosa.
Tu avevi mai notato tutte queste differenze rispetto al romanzo? E soprattutto, sapevi che il finale di Nella morsa del ragno era stato rigirato dopo le prime reazioni del pubblico? Scrivicelo nei commenti.


