Netflix mette in pausa il politicamente corretto con In viaggio con Joe, il nuovo film di Tyler Perry uscito il 13 febbraio 2026 che sta facendo discutere. Protagonista è Joe, il fratello “sboccato” di Madea, che accompagna il nipote iperprotetto B.J. in un viaggio on the road verso il college. E fin da subito la commedia non fa sconti: dialoghi espliciti, battute provocatorie, situazioni sopra le righe. Tutto quello che il politicamente corretto odia.
Il film racconta lo scontro generazionale tra un nonno dai modi spicci, cresciuto in un’altra epoca, e un ragazzo della Generazione Z con sensibilità completamente diverse. Joe non ha filtri, dice quello che pensa senza preoccuparsi di offendere qualcuno. E proprio questa mancanza di censura sta conquistando il pubblico stanco delle commedie “buoniste” che dominano il cinema contemporaneo.
Il problema del politicamente corretto nel cinema è diventato un tema rovente negli ultimi anni. E non sono solo gli spettatori a lamentarsene, ma anche gli attori e i registi che si trovano ingabbiati in regole sempre più stringenti. Christian De Sica, simbolo della commedia italiana per decenni, lo ha detto senza giri di parole: “Il politicamente corretto ha castrato tutti i comici. Se rifacessi oggi certe battute dei film con Neri Parenti, mi arresterebbero”.
L’attore romano ha ribadito il concetto più volte in diverse interviste: “Al cinema i boati negli anni Settanta e Ottanta c’erano proprio con le battute che oggi non si possono più fare. Aurelio De Laurentiis ci faceva firmare un contratto dove ce ne dovevano essere almeno tre”. E aggiunge: “Oggi non si può più dire nulla. La comicità vive di cattiveria. Si ride di più col demonio che con San Francesco. Puoi fare un film comico su Padre Pio? È difficile. Hitler si può prendere in giro”.
De Sica non è l’unico. Anche Lillo Petrolo, intervistato insieme a lui per il film “Agata Christian – Delitto sulle nevi”, ha espresso lo stesso disagio: “Il politicamente scorretto vuol dire raccontare quello che accade nella vita di tutti i giorni, perché la vita a volte è scorretta. Se non puoi più raccontarlo attraverso la linea della comicità è un problema”.
Il paradosso è evidente: la commedia per sua natura dovrebbe essere libera, irriverente, capace di prendersi gioco di tutto e tutti. Ma negli ultimi anni si è trasformata in un campo minato dove ogni battuta deve passare al vaglio della sensibilità contemporanea. Il risultato? Film “eleganti” ma che fanno ridere poco. Come ha sottolineato De Sica: “Le commediole che vediamo oggi sono troppo eleganti e si ride di meno. Non si sentono più i boati di vent’anni fa al cinema Barberini”.
Tyler Perry con In viaggio con Joe sembra aver deciso di ignorare queste regole non scritte. Il personaggio di Joe è volutamente politicamente scorretto: dice parolacce, fa battute che non si dovrebbero fare, si comporta in modo che oggi verrebbe definito “problematico”. Ma è proprio questo che rende il film autentico. Perché nella vita reale le persone non parlano come in un manuale di comunicazione inclusiva. Le famiglie litigano, si dicono cose sbagliate, si scontrano. E la commedia deve poter raccontare questa realtà senza censure.
Il film di Perry ha ottenuto rating “R” negli Stati Uniti proprio per il linguaggio esplicito e i temi maturi. Non è un film per tutti, e va benissimo così. Non tutta la commedia deve essere adatta a un pubblico di otto anni. Gli adulti hanno diritto a vedere storie che rispecchiano il loro modo di parlare e di vivere, senza filtri.
Il problema della censura preventiva ha colpito duramente proprio il genere commedia, che è quello che più ne soffre. Un thriller può essere violento, un dramma può essere disturbante, un horror può terrorizzare. Ma se una commedia fa una battuta considerata “inappropriata”, scatta subito la polemica. Christian De Sica lo sa bene: “Forse oggi non le farei più, ho un’altra età. Prima ero più incosciente” ha ammesso parlando di certe battute dei cinepanettoni. Ma ha anche aggiunto: “Il problema dei nostri tempi è il politicamente corretto, eppure si ride con il demonio, non con San Francesco. Se ci proibiscono di essere cattivi, per noi comici diventa difficile”.
La differenza tra il cinema di ieri e quello di oggi è proprio questa libertà perduta. Alberto Sordi poteva fare qualsiasi cosa, i vecchi film erano “feroci” come li ha definiti De Sica. Le commedie di Dino Risi, Mario Monicelli, Luigi Comencini non si facevano problemi a mostrare personaggi detestabili, situazioni politicamente scorrette, battute che oggi sarebbero censurate. Eppure erano capolavori che facevano ridere e al tempo stesso riflettere sulla società.
In viaggio con Joe riporta quella libertà sullo schermo. Tyler Perry ha costruito la sua carriera creando personaggi scomodi, a partire da Madea, la nonna volgare e irriverente che dice tutto quello che le passa per la testa. Joe è dello stesso stampo: non è un personaggio positivo, è spesso fastidioso, ma è reale. E il pubblico lo apprezza proprio per questo.
La commedia Netflix ha il vantaggio di non dover sottostare alle regole del cinema tradizionale. Le piattaforme streaming possono permettersi di essere più coraggiose, di produrre contenuti che potrebbero non passare il filtro dei grandi studi cinematografici terrorizzati dalle polemiche sui social. Non a caso anche Christian De Sica ha trovato in Netflix la libertà di tornare a fare commedie “cattive”. Come ha dichiarato parlando di “Ricchi a tutti i costi”: “Finalmente una commedia non buonista. Il mio personaggio è un vigliacco che accetta i propositi omicidi della moglie. Tutti cattivi, con un umorismo alla Woody Allen che mi piace”.
Il successo di questi film dimostra che il pubblico ha fame di autenticità. Le persone sono stanche di commedie asettiche dove tutti sono gentili, dove nessuno dice mai niente di sbagliato, dove i conflitti si risolvono sempre con un abbraccio. La vita non funziona così. E la commedia, per funzionare, deve rispecchiare la vita.
Questo non significa che si debba tornare all’offesa gratuita o alla volgarità fine a se stessa. Come ha precisato De Sica: “Il politicamente scorretto si può fare, purché sia intelligente”. La differenza sta qui: una battuta scorretta ma intelligente fa ridere e fa pensare. Una battuta scorretta e stupida è solo offensiva.
Tyler Perry con In viaggio con Joe sembra aver trovato questo equilibrio. Dietro le battute provocatorie c’è una riflessione seria sulle differenze generazionali, sull’identità afroamericana, sull’educazione. Il film non è scorretto per il gusto di esserlo, ma perché i personaggi sono autentici e le persone autentiche a volte dicono cose scomode.
Il confronto con l’Italia è interessante. Mentre De Sica si lamenta che “se facessi oggi le battute dei film di De Laurentiis mi metterebbero in carcere”, negli Stati Uniti Tyler Perry può ancora permettersi di creare personaggi come Joe. Forse perché il mercato americano è più grande e può permettersi nicchie, forse perché Netflix ha meno paura delle polemiche rispetto ai distributori tradizionali italiani.
Il risultato è che la commedia italiana rischia di morire soffocata dall’autocensura, mentre quella americana trova nuovi spazi nelle piattaforme streaming. Un paradosso considerando che l’Italia ha una tradizione comica tra le più ricche e irriverenti del cinema mondiale.
E tu hai visto In viaggio con Joe? Pensi che il politicamente corretto stia uccidendo la commedia? Preferisci film più liberi anche se scorretti o commedie più educate? Lascia un commento e dicci cosa ne pensi!


