Horror | 98 minuti | PG-13 | 2024.
Gennaio è sempre stato il mese in cui gli studios scaricano i film in cui non credono più di tanto. E “Night Swim”, l’ultimo prodotto della Blumhouse diretta dal debuttante Bryce McGuire, mi ha fatto tornare prepotentemente a quei gennaio di una volta. Perché quando il tuo concept è “piscina assassina” e non riesci neanche a farlo funzionare in chiave ironica, beh, forse è il caso di ripensare a tutto quanto.
Da cortometraggio a lungometraggio: una diluizione mortale
Il film nasce dall’omonimo cortometraggio del 2014 diretto da McGuire insieme a Rod Blackhurst, e devo dire che guardando l’originale di quattro minuti capisci immediatamente il problema: c’è a malapena l’idea per un corto, figuriamoci per un lungometraggio.
La storia segue la famiglia Waller che si trasferisce in una nuova casa con piscina. Ray (Wyatt Russell), ex stella del baseball costretto al ritiro per la sclerosi multipla, sua moglie Eve (Kerry Condon) e i figli Izzy (Amélie Hoeferle) ed Elliot (Gavin Warren) scoprono presto che quella pozza d’acqua apparentemente innocua nasconde qualcosa di sinistro.
Le atmosfere ci sono, ma poi?
Devo riconoscere a McGuire una cosa: sa come creare atmosfera. Le riprese subacquee, gli angoli distorti, i riflessi inquietanti sulla superficie dell’acqua funzionano. La sequenza d’apertura con la bambina del 1992 che viene “mangiata” dalla piscina è genuinamente terrificante e ti mette subito nella giusta disposizione d’animo.
Il problema è che dopo quei primi minuti promettenti, il film si arena completamente. Come ha scritto un utente su IMDB: “È più un drama familiare che un horror. Sembra che il regista abbia scritto un dramma su una famiglia che affronta la diagnosi di sclerosi multipla del padre, ma poi lo studio gli abbia detto: no, fanne un horror”.
Performance solide in un mare di mediocrità
Wyatt Russell e Kerry Condon fanno quello che possono con un materiale che li limita enormemente. Russell, in particolare, riesce a rendere credibile il suo Ray anche quando la sceneggiatura gli chiede di fare cose assurde. Però, come ha notato qualcun altro tra gli spettatori, “non sembra nemmeno un ex atleta professionista, più un suonatore di banjo che un giocatore dei Milwaukee Brewers”.
Kerry Condon porta quella maturità e quel calore che aveva già dimostrato in “The Banshees of Inisherin”, ma qui il suo personaggio viene utilizzato principalmente come macchina per le jump scare. È un vero peccato sprecare così due attori di questo calibre.
Il mistero della piscina: spiegazioni che fanno venire mal di testa
Senza fare troppi spoiler, ti dico solo che quando il film decide di spiegare cosa rende quest’acqua così malvagia, le spiegazioni sono talmente ridicole che ti fanno venire mal di testa più di quanto potrebbe mai fare il cloro. Un utente l’ha detto meglio di me: “Le spiegazioni fanno roteare gli occhi più di qualsiasi cosa il cloro potrebbe mai fare”.
Il film gioca con l’idea di una forza ancestrale che concede desideri in cambio di sacrifici, ma lo fa con una serietà che stride completamente con l’assurdità del concept. Se avessero scelto la strada dell’ironia e dell’autoparody, magari sarebbe venuto fuori qualcosa di divertente.
Jump scare prevedibili e ritmo claudicante
“Puoi dire quando sta arrivando una scena spaventosa, il che ha rovinato tutto per me perché i build-up non erano granché”, commenta un altro spettatore su IMDB, e non potrei essere più d’accordo. McGuire affida tutto ai jump scare più prevedibili della storia del cinema horror.
Il trucchetto del “qualcuno sta guardando dal bordo della piscina ma quando emergi non c’è nessuno” viene usato talmente tanto da diventare involontariamente comico. 98 minuti non sono eccessivi per un horror, ma qui sembrano eterni.
Una regia che promette ma non mantiene
McGuire dimostra di avere un occhio per le immagini – alcune inquadrature sottomarine sono davvero suggestive – ma non riesce a sostenere la tensione per tutta la durata del film. Come scrive Nocturno: “È troppo anonimo per risultare interessante, troppo poco spaventevole per spaventare realmente e, cosa più importante, talmente poco autoironico da uscirne con le ossa inevitabilmente rotte”.
Il regista cita Poltergeist, Il mostro della laguna nera e persino Lo Squalo, ma tutte queste strizzate d’occhio finiscono per evidenziare ancora di più quanto “Night Swim” sia lontano da quei capolavori.
Il verdetto finale
“Night Swim” è l’esempio perfetto di come non si trasforma un cortometraggio in un lungometraggio. Aveva tutte le carte in regola per essere il guilty pleasure dell’anno, ma la mancanza di autoironia e un’eccessiva seriosità nel trattare un concept così assurdo lo affossano completamente.
Il film “dura 90 minuti ma sembra un’odissea di 3 ore senza fine”, e questa frase riassume perfettamente l’esperienza di visione. È uno di quei film che ti fanno rimpiangere il tempo perso e che ti convincono che gennaio sia davvero il mese dei film di cui gli studios si vergognano.
Se vuoi un horror acquatico, riguardati Lo Squalo. Se vuoi una commedia horror assurda, c’è Rubber (quello del pneumatico assassino). Ma se vuoi sprecare 98 minuti della tua vita in modo creativo, allora “Night Swim” fa al caso tuo.
La Recensione
Night Swim
Night Swim rappresenta l'esempio perfetto di come un concept potenzialmente divertente possa naufragare completamente quando trattato con eccessiva seriosità. Il debutto registico di Bryce McGuire spreca buone atmosfere iniziali e performance solide in favore di jump scare prevedibili e spiegazioni narrative ridicole che trasformano quella che poteva essere una commedia horror in un tedioso drama familiare mascherato.
PRO
- Le prime sequenze e le riprese subacquee dimostrano un buon occhio registico
- I due attori principali danno il meglio nonostante il materiale limitante
CONTRO
- L'idea di base non regge per 98 minuti di durata
- Ogni spavento è telefonato con largo anticipo
- Il mistero della piscina viene risolto in modo grottesco
- Il film si prende troppo sul serio per un concept così assurdo


