A più di un decennio dall’addio di Elena Gilbert a Mystic Falls, Nina Dobrev ha finalmente rivelato i veri motivi dietro la sua controversa uscita da “The Vampire Diaries” alla fine della sesta stagione. In un nuovo libro di testimonianze sulla serie CW, l’attrice 36enne ha confessato che non ha mai ricevuto un compenso paritario rispetto ai colleghi Paul Wesley e Ian Somerhalder, nonostante il suo ruolo centrale nella narrazione e il doppio carico di lavoro dovuto all’interpretazione di più personaggi.
La rivelazione arriva attraverso il libro “I Was Feeling Epic: An Oral History of The Vampire Diaries”, un volume che raccoglie le testimonianze di cast e crew, dove Dobrev racconta per la prima volta i dettagli di una battaglia salariale che ha segnato la sua esperienza nella serie che ha conquistato milioni di fan anche in Italia. “Candice, Kat e io eravamo le tre attrici regolari meno pagate nelle prime due stagioni”, ha dichiarato l’attrice, riferendosi alle colleghe Candice King e Kat Graham. Una disparità che affondava le radici già nel pilot della serie, quando la divisione dei compensi seguiva ancora logiche di genere piuttosto discutibili.
Ma il caso di Dobrev era particolarmente complesso: oltre a interpretare la protagonista Elena Gilbert, l’attrice dava vita anche al vampiro Katherine Pierce, raddoppiando di fatto il suo carico di lavoro senza ricevere un adeguato riconoscimento economico. “Il mio contratto prevedeva solo di interpretare Elena, ma stavo interpretando più personaggi, il che raddoppiava il mio carico di lavoro”, ha spiegato. “Dovevo stare sul set per il doppio del tempo, dovevo memorizzare il doppio delle battute”. Un impegno titanico che richiedeva competenze tecniche notevoli per passare da un personaggio all’altro, spesso nella stessa giornata di riprese.
La battaglia per Katherine Pierce
La situazione si è complicata ulteriormente quando la produzione ha iniziato a limitare l’uso del personaggio di Katherine a causa dei costi aggiuntivi. “È diventata una situazione molto tesa”, ha rivelato la co-creatrice Julie Plec, “e ci è stato praticamente comunicato che non potevamo più scrivere Katherine per niente”. Una decisione creativa dettata da logiche economiche che ha privato la serie di uno dei suoi personaggi più carismatici e complessi.
Dobrev voleva interpretare Katherine, ma pretendeva di essere “compensata equamente per questo” e di essere “alla pari con i ragazzi”. Tuttavia, come rivela il libro, non ha mai raggiunto quella parità salariale nonostante alcuni aumenti. La produzione si è mostrata inflessibile: “Hanno semplicemente detto che per principio non mi avrebbero aumentato lo stipendio per essere alla pari con i ragazzi”.
Le giornate massacranti sul set
“È stato probabilmente l’aspetto più doloroso perché sentivo di lavorare davvero duramente”, ha confessato Dobrev. “Giravamo giornate di 18 ore a volte, anche di notte, e stavo mettendo il mio cuore e la mia anima, sangue, sudore e lacrime in tutto questo”. Le condizioni di lavoro estenuanti rendevano ancora più ingiustificabile la disparità di trattamento, considerando che l’attrice sosteneva un carico performativo superiore a quello dei colleghi maschi.
La tensione è aumentata quando per ottenere il permesso di utilizzare Katherine, i produttori hanno dovuto promettere alla rete di uccidere il personaggio. “Penso letteralmente che abbiamo dovuto dire ‘Uccideremo Katherine’ per ottenere il permesso di usarla”, ha ricordato Plec. Una strategia estrema che ha portato alla morte del personaggio nella quinta stagione.
L’addio e il difficile ritorno
Dopo tutte queste battaglie, Dobrev ha deciso di lasciare la serie alla fine della sesta stagione. Anche il suo ritorno per il finale di serie nel 2017 è stato complicato da nuove dispute salariali. Per una sola puntata le è stato inizialmente offerto “cinque volte meno” del suo compenso abituale dell’ultima stagione.
“Dovevo essere pagata alla pari con i ragazzi”, ha dichiarato con fermezza. “Ho dovuto mettere i piedi per terra e dire che se non fosse successo non sarei potuta tornare. E non si trattava di soldi. Non me ne fregava niente dei soldi – era una questione di principio”.
La vicenda di Dobrev solleva questioni importanti sulla parità di genere nell’industria televisiva, un tema che continua a essere attuale anche nel panorama produttivo italiano.
Cosa ne pensi della battaglia di Nina Dobrev per la parità salariale? Credi che l’industria televisiva abbia fatto progressi sufficienti su questo fronte? Ricordi il personaggio di Katherine Pierce e quanto ti mancò quando fu limitato nella serie? Raccontaci la tua opinione nei commenti!
