Christopher Nolan ha girato L’Odissea affrontando mari veri, enormi telecamere IMAX, location in mezzo mondo, creature mitologiche realizzate il più possibile con effetti pratici e un cast gigantesco. Eppure tra i problemi che il regista ha ricordato con maggiore divertimento ce n’è uno molto meno epico: i tatuaggi degli attori.
Per un film ambientato nel mondo dell’antica Grecia, tutti quei disegni moderni sulle braccia rappresentavano un piccolo incubo per trucco e costumi. Nolan ha raccontato che si aspettava il problema soprattutto dagli interpreti più giovani. Poi arrivò Matt Damon, scelto per interpretare Odisseo, e anche lui si presentò con diversi tatuaggi sulle braccia.
La reazione del regista, in sostanza, fu: “Non anche tu”.
Damon ha tatuati i nomi delle quattro figlie e della moglie. Aveva pensato che non sarebbe stato un problema perché, alla sua età, considerava ormai conclusa la fase cinematografica delle braccia nude. Nolan gli fece capire rapidamente che per Odisseo quelle braccia sarebbero state invece parecchio visibili.
Così, tra una tempesta e un Ciclope, qualcuno doveva occuparsi anche di cancellare pazientemente dalla pelle di Odisseo qualsiasi prova dell’esistenza del XXI secolo.
Sacrosanto.
Perché nell’antica Grecia una scritta moderna sul bicipite sarebbe stata chiaramente inaccettabile.
L’armatura che sembra uscita dal reparto costumi di Batman Begins, invece, nessun problema.
Il tatuaggio no, l’armatura storicamente improbabile sì
La cosa diventa ancora più divertente ricordando le discussioni nate già con la prima immagine ufficiale di Matt Damon.
Odisseo appariva con un’armatura e soprattutto con un elmo che diversi storici e appassionati hanno fatto notare essere molto più vicino all’immaginario cinematografico della Grecia classica che all’equipaggiamento associabile al periodo in cui dovrebbe collocarsi la guerra di Troia.
In pratica, il tatuaggio con il nome della figlia di Matt Damon rischiava di distruggere l’immersione.
Un elmo arrivato da qualche secolo più avanti?
Beh, dettagli.
D’altronde bisogna stabilire delle priorità.
E Nolan le ha stabilite: Omero probabilmente avrebbe sopportato una corazza fuori epoca, ma davanti a un tatuaggio minimalista sul bicipite avrebbe chiuso il poema e chiesto il rimborso del biglietto.
La cosa non rende ovviamente L’Odissea un brutto film. Nolan non ha mai sostenuto di voler realizzare un documentario archeologico e ha costruito apertamente una propria interpretazione cinematografica del mito. Il problema nasce soltanto nel momento in cui racconti quanto sia stato complicato eliminare ogni piccolo elemento moderno e inevitabilmente qualcuno comincia a guardare il resto dell’inquadratura.
Ed è lì che il gioco diventa divertente.
Poi c’è Elena di Troia
Altra scelta che ha fatto discutere molto è Lupita Nyong’o nei panni di Elena di Troia, oltre che di Clitennestra.
La polemica sul casting è stata parecchio accesa, soprattutto in Grecia. Alcuni hanno contestato la scelta in nome della coerenza con l’immaginario tradizionale del personaggio, altri hanno ricordato un dettaglio non proprio secondario: Elena è una figura mitologica, l’Odissea non è un verbale dell’anagrafe micenea e questi racconti vengono reinterpretati artisticamente da circa tremila anni.
Perciò il problema non è dire che Nolan si sia preso una libertà.
Se n’è presa una.
Come se ne è prese con costumi, cronologia visiva, personaggi e con moltissimi altri elementi della propria versione.
Diventa semmai buffo vedere dove venga improvvisamente tracciato il confine dell’autenticità.
Il tatuaggio di Matt Damon? Emergenza nazionale.
Elmo fuori periodo? Interpretazione artistica.
Casting lontano dall’iconografia tradizionale? Reinterpretazione del mito.
Nolan sembra aver creato una nuova disciplina: la filologia selettiva.
E pensare che Nolan ha fatto cose incredibili pur di rendere il film “reale”
L’aspetto ancora più ironico è che il regista ha compiuto uno sforzo gigantesco per dare fisicità al film.
Ha girato interamente in IMAX, utilizzato location reali e insistito sugli effetti pratici. Persino Polifemo è stato realizzato attraverso un gigantesco elemento fisico, mentre alcune trasformazioni che avrebbero potuto essere risolte comodamente al computer sono state affrontate con tecniche molto più tradizionali.
Questa filosofia è una delle ragioni per cui il cinema di Nolan continua a essere così spettacolare.
Se può far esplodere qualcosa realmente, probabilmente la farà esplodere.
Se può costruire qualcosa invece di generarla interamente in digitale, la costruisce.
Se può mettere Matt Damon su una vera imbarcazione in condizioni poco piacevoli, Matt Damon probabilmente comincia già a cercare il giubbotto salvagente.
Poi però arriva il reparto trucco:
“Chris, Matt ha tatuato il nome della moglie”.
Panico.
La guerra di Troia può attendere.
Forse è proprio questa contraddizione a rendere divertente il racconto
Nolan non ha fatto nulla di particolarmente strano: tutti i film storici eliminano elementi moderni visibili dagli attori.
La parte irresistibile è il contrasto.
Sentire che nascondere i tatuaggi è stata una delle difficoltà inattese di una produzione da circa 250 milioni di dollari, costruita attorno a dei, mostri, guerre, navi, tempeste e gigantesche sequenze IMAX, sembra già una battuta scritta.
Aggiungiamo poi le libertà estetiche prese dal film e diventa ancora migliore.
Odisseo può tranquillamente sembrare sul punto di essere reclutato dalla Justice League dell’età del bronzo, però guai se sotto la corazza compare una dedica alla moglie.
Lì sì che lo spettatore potrebbe pensare:
“Un momento. Questa storia non è storicamente accurata”.
Il Ciclope alto sei metri, naturalmente, non desta alcun sospetto.
Del resto è scritto in Omero.
Il tatuaggio no.
Voi da che parte state? Nolan ha fatto bene a essere così maniacale sui tatuaggi oppure, viste tutte le libertà prese con la sua Odissea, questa preoccupazione vi fa sorridere quanto fa sorridere noi? Scrivetecelo nei commenti.


