Su Prime Video c’è un film che sta conquistando migliaia di spettatori italiani. Si intitola Non così vicino (titolo originale: A Man Called Otto), e se lo state guardando probabilmente vi starete chiedendo chi sia quel giovane attore che interpreta Otto da ragazzo. Quello che somiglia in modo incredibile a Tom Hanks. Quello che ha gli stessi occhi, lo stesso sorriso, le stesse espressioni.
Beh, c’è un motivo molto semplice: è davvero Tom Hanks. O meglio, è Truman Hanks, il figlio 27enne dell’attore premio Oscar. E questo film del 2023 diretto da Marc Forster segna il suo debutto cinematografico vero e proprio in un ruolo importante.
Un casting che aveva senso (troppo senso)
La storia di come Truman Hanks sia finito nel film è quasi divertente. Tom Hanks stesso l’ha raccontata in diverse interviste: non è stata nemmeno idea sua.
“Truman, che è benedetto o maledetto dal fatto di assomigliarmi quando avevo la sua età, e Marc Forster, il nostro fantastico regista, ha semplicemente detto: ‘Sai una cosa? È sempre così finto quando prendi qualcun altro per interpretare te, perché non sembrano mai giusti. Forse Truman potrebbe farlo?'”, ha spiegato Tom Hanks.
Ed è vero. Chiunque abbia visto il film può confermarlo: Truman Hanks non è solo somigliante a suo padre. È praticamente identico. Stessa struttura del viso, stessa corporatura, stesse movenze. Quando lo vedi sullo schermo nelle scene flashback, non c’è un secondo in cui ti viene il dubbio. Quello è Tom Hanks da giovane.
Il regista Marc Forster aveva ragione: prendere un altro attore sarebbe stato “finto”. E invece così, con il figlio vero, la transizione tra il giovane Otto e il vecchio Otto è perfetta. Quasi inquietante.
Il debutto (quasi) cinematografico
Tecnicamente, Non così vicino non è il primissimo film di Truman Hanks. Secondo IMDb, aveva già avuto un piccolo ruolo come “German rider” (cavaliere tedesco) in News of the World del 2020, sempre diretto da suo padre. Ma quello era praticamente un cameo, un ruolo minuscolo.
Questo invece è diverso. Qui Truman ha scene importanti, dialoghi, momenti emotivi. È il giovane Otto che si innamora di Sonya, che la corteggia, che costruisce con lei la vita che poi il vecchio Otto piange di aver perso.
E secondo Tom Hanks, suo figlio era nervoso. Come ogni attore al debutto vero. “Era nervoso per quel ruolo, ma sapeva che doveva affrontare il compito da solo”, ha detto il padre. “C’è solo un modo per farlo: affrontare la bestia“.
Una filosofia molto da Tom Hanks, tutto sommato. Niente scorciatoie, niente favoritismi. Anche se sei il figlio di una delle più grandi star di Hollywood, devi comunque fare il lavoro. E Truman l’ha fatto.
“Per me è un vecchio brontolone arrabbiato col lettore DVD”
Una delle cose più divertenti che Truman Hanks ha raccontato riguarda la sua imitazione del padre. Perché ovviamente, crescendo con Tom Hanks, ha sviluppato la sua personale versione di “papà”.
“Ogni volta che faccio la mia imitazione di lui, la gente mi dice: ‘Non parla così'”, ha spiegato Truman. “Ma io devo trasmettervi il modo in cui io lo sento. Tutti gli altri sentono ‘Houston, abbiamo un problema’ [la celebre battuta di Apollo 13], io sento un vecchio brontolone arrabbiato col lettore DVD“.
È un’immagine esilarante. Tom Hanks, l’attore più amato d’America, quello che ha interpretato Forrest Gump e il capitano Miller di Salvate il soldato Ryan, visto dal figlio come un vecchio che si arrabbia con la tecnologia.
Ma è anche incredibilmente umano. Perché alla fine, per Truman, Tom Hanks non è una star di Hollywood. È semplicemente papà. Quello che lo portava in carpool quando aveva 7 anni. Quello che probabilmente si arrabbia davvero col lettore DVD quando non funziona.
Tom Hanks e il paradosso di lavorare col figlio
Per Tom Hanks, girare con il figlio è stato strano. Lo ha ammesso lui stesso.
“Devo concentrarmi solo su quello che sto facendo come vecchio Otto, ma poi c’era il giovane Otto”, ha raccontato. “Allo stesso tempo, però, ricordo di averlo portato in carpool quando aveva 7 anni. Quindi, sai, queste cose ti attraversano la mente”.
Deve essere surreale. Da un lato devi essere professionale, concentrarti sulla scena, fare il tuo lavoro. Dall’altro guardi tuo figlio recitare e ti ricordi di quando gli cambiavi i pannolini.
“Senza dubbio è speciale perché, sai, gli ho cambiato i pannolini”, ha detto Tom Hanks durante un Q&A post-proiezione. Ma poi ha aggiunto: “Però quella cosa la superi subito perché devi presentarti, devi centrare i punti, devi farlo in tempo, e devi essere proprio lì”.
Professionalità prima di tutto. Anche quando lavori con tuo figlio.
Il de-aging digitale (ma solo in una scena)
Qui arriva un dettaglio tecnico interessante. Nella maggior parte delle scene del giovane Otto, vediamo Truman Hanks. Ma c’è una scena in particolare dove Tom Hanks stesso appare ringiovanito digitalmente.
È la scena con l’auto, quando Otto parla con Reuben. Lì il volto di Tom Hanks è stato de-aged digitalmente per farlo sembrare sui trentacinque anni.
E sapete cosa ha usato il team VFX come riferimento? The ‘Burbs del 1989, una commedia horror con Tom Hanks. Hanno preso filmati e foto da quel film per creare una “blueprint digitale” e ricostruire il volto di Tom Hanks giovane.
È affascinante pensarci. Avevano Truman, che somiglia naturalmente a suo padre giovane. Ma per quella scena specifica avevano bisogno proprio di Tom Hanks ringiovanito. E così hanno pescato nel suo passato cinematografico per farlo sembrare di nuovo trentenne.
Rita Wilson e la colonna sonora
Ma la famiglia Hanks non finisce qui. Anche Rita Wilson, moglie di Tom Hanks da decenni e madre di Truman, ha contribuito al film.
Ha cantato “Til You’re Home” insieme a Sebastián Yatra per la colonna sonora. La canzone è stata rilasciata il 2 dicembre 2022 ed è stata candidata all’Oscar per la miglior canzone originale.
Non ha vinto, ma il fatto che sia stata in shortlist la dice lunga. E aggiunge un altro livello di “affare di famiglia” a questo film. Tom Hanks protagonista e produttore, Truman Hanks che interpreta la versione giovane del personaggio, Rita Wilson che produce e canta nella colonna sonora.
A questo punto mancava solo il figlio maggiore Chet Hanks. E indovinate? C’è anche lui. La sua canzone “White Boy Summer” appare brevemente in una scena del film.
Il remake del capolavoro svedese
Ma Non così vicino non è una storia originale. È il remake americano di Mr. Ove (A Man Called Ove), un film svedese del 2015 diretto da Hannes Holm che era stato candidato a due Oscar nel 2017, tra cui miglior film straniero.
Il film originale era tratto dal bestseller “L’uomo che metteva in ordine il mondo” dello scrittore svedese Fredrik Backman del 2012. E aveva avuto un successo enorme, diventando il film straniero con il maggior incasso negli Stati Uniti nel 2016.
Quando Hollywood ha deciso di farne un remake, c’era solo un attore che aveva senso per il ruolo: Tom Hanks. L’uomo più amato d’America, quello capace di farti ridere e piangere nello stesso film, quello che riesce a essere credibile sia come eroe che come persona normale.
E secondo le recensioni, Tom Hanks ha studiato l’originale nei minimi dettagli. Non ha semplicemente rifatto il personaggio a modo suo. Ha guardato la performance dell’attore svedese Rolf Lassgård, ha capito le sfumature, e poi ha fatto il personaggio suo mantenendo però l’essenza dell’originale.
“È ovvio che Tom Hanks aveva studiato l’originale in modo minuzioso”, ha scritto un recensore. “Ha davvero reso giustizia al personaggio, facendolo suo ma dimostrando consapevolezza di quanto brillantemente l’attore svedese originale avesse interpretato le sfumature di questo vecchio depresso e irascibile”.
Il successo (enorme) al box office
Quando Non così vicino è uscito nelle sale americane il 13 gennaio 2023, molti critici erano scettici. Un remake di un film svedese già perfetto? Con Tom Hanks che fa il burbero? Poteva andare male.
Invece è andato benissimo. Il film, costato 50 milioni di dollari, ne ha incassati 113,1 milioni in tutto il mondo. 64,3 milioni solo negli Stati Uniti e Canada.
Ma la cosa più interessante è il divario tra critica e pubblico. Su Rotten Tomatoes, i critici gli hanno dato un 69%. Niente di straordinario. Alcuni lo hanno definito “formulaico”, “prevedibile”, “troppo dolce”.
Il pubblico invece? 97%. Il pubblico lo ha adorato.
La gente usciva dai cinema in lacrime. Twitter era pieno di commenti tipo “Non pensavo che avrei pianto così tanto”, “Portate i fazzoletti”, “Tom Hanks mi ha distrutto il cuore”.
Un veterano militare ha scritto su IMDb: “Ho fatto diversi tour in Medio Oriente, sono stato in situazioni molto emotive con le famiglie, ma solo pochi film mi hanno fatto piangere. Questo è uno di quelli. Nei primi 36 minuti ho visto scene con cui potevo identificarmi, scene in cui sono stato in quelle scarpe, e ho dovuto avere una scatola di fazzoletti a disposizione”.
Il paradosso di Tom Hanks burbero
Perché Non così vicino funziona così bene? Probabilmente proprio per il casting di Tom Hanks.
L’attore stesso ha scherzato sul fatto di essere troppo “simpatico” per fare il burbero. “Vorrei aver vissuto una vita in cui la gente mi temesse davvero”, ha detto ridendo. “Ma ho provato ad arrivare arrabbiato. Non lo so, faccio solo ridere tutti”.
È il paradosso di Tom Hanks. È così intrinsecamente buono, così associato nella mente del pubblico a personaggi positivi e amabili, che vederlo fare il vecchio scorbutico crea uno strano effetto.
Da un lato, credi che sia davvero arrabbiato con il mondo. Dall’altro, sai che sotto c’è il cuore di Forrest Gump. E questo crea una tensione narrativa perfetta: aspetti tutto il film che il vero Tom Hanks esca fuori. Che il cuore buono di Otto emerga.
E quando succede, quando finalmente Otto si scioglie grazie ai suoi nuovi vicini rumorosi, è devastante. Perché senti che hai riavuto indietro il “vero” Tom Hanks.
La scena più difficile? Non è in questo film
Durante un’intervista per Non così vicino, a Tom Hanks è stato chiesto quale fosse la scena più difficile della sua carriera. E la risposta è stata sorprendente.
Non Apollo 13. Non Salvate il soldato Ryan. Non Forrest Gump.
Turner & Hooch del 1989.
“Se hai visto un film chiamato Turner & Hooch… la scena in cui prendo quel cane con un collare, in un’auto, o attaccato a un’auto… torna a guardarlo. È stata la cosa più fisica, estenuante e dispendiosa in termini di tempo. E siccome poteva succedere solo nel mondo reale, non c’è un momento di CGI, non c’è un momento in cui è coinvolto uno stuntman”.
Quindi dopo decenni di carriera, centinaia di film, due Oscar, la scena più difficile rimane quella con un cane che non collaborava. È bellissimo.
Un film che scalda il cuore
Non così vicino non è un capolavoro. Non è Breaking Bad, non è Il Padrino. È “solo” una commedia drammatica ben fatta su un vecchio burbero che impara di nuovo ad amare la vita.
Ma a volte è esattamente quello di cui abbiamo bisogno. Un film che ti fa ridere, ti fa piangere, e ti ricorda che anche quando pensi di aver perso tutto, le persone intorno a te possono salvarti.
E vederlo con la consapevolezza che il giovane Otto è davvero il figlio di Tom Hanks, che Rita Wilson ha cantato la colonna sonora, che tutta la famiglia Hanks ha messo il cuore in questo progetto… beh, lo rende ancora più speciale.
Perché alla fine Non così vicino parla proprio di questo: di famiglia. Di come le persone che ami possano tirarti fuori dal buio. Di come una famiglia rumorosa, invadente, caotica possa essere esattamente quello di cui hai bisogno.
Ed è quasi poetico che sia stato fatto da una vera famiglia.


