In tempi in cui l’intrattenimento sembra valere più dei valori, la decisione del sindaco di Naro di annullare il concerto di Samuele Nisi è un gesto che merita di essere sottolineato e applaudito. Non parliamo di una scelta leggera, ma di un atto di responsabilità che mette al centro la dignità della comunità e il rispetto delle istituzioni.
Il concerto era stato inserito in un evento estivo pensato per i giovani, con particolare attenzione ai minori non accompagnati accolti in città. Una cornice delicata, in cui la musica avrebbe dovuto rappresentare occasione di inclusione, socialità e leggerezza. Eppure, proprio qui si nascondeva il problema: i testi di Nisi contengono riferimenti espliciti alla criminalità organizzata, attacchi alle forze dell’ordine e un’esaltazione di modelli pericolosi.
Consentire che tali contenuti risuonassero nella piazza principale della città avrebbe significato legittimare, seppur indirettamente, un linguaggio che nulla ha a che vedere con la legalità e con i valori democratici. Il sindaco ha scelto di dire no, dimostrando che la politica locale non deve limitarsi a gestire, ma ha anche il dovere di educare e proteggere.
Un atto di coraggio politico
In un’epoca in cui la popolarità spesso conta più della sostanza, era facile lasciar correre. Avrebbe potuto dire: “È solo musica, lasciamo che siano i ragazzi a decidere”. Invece il sindaco ha preso una posizione netta, pur sapendo che non tutti l’avrebbero apprezzata. Questo si chiama coraggio politico: scegliere di difendere l’interesse collettivo anche quando la scelta è impopolare.
Difendere i più giovani
Il contesto rende la decisione ancora più significativa. La serata era dedicata ai giovani e a chi vive già in condizioni di fragilità. Offrire come modello un artista che canta di disprezzo verso lo Stato e glorifica la criminalità sarebbe stato irresponsabile. Invece, si è preferito proteggere il pubblico più vulnerabile. Non è censura, è tutela. E la differenza è sostanziale.
La piazza come simbolo
Le piazze italiane non sono solo luoghi di passaggio: sono il cuore delle comunità. Un palco montato in piazza Garibaldi non rappresenta semplicemente un concerto, ma un segnale di ciò che la città vuole mostrare e trasmettere. Il sindaco ha difeso quel simbolo, rifiutando che diventasse megafono di messaggi distruttivi.
Una scelta che fa scuola
L’episodio di Naro può diventare un modello per altre amministrazioni. Non tutto ciò che fa spettacolo è automaticamente positivo. La libertà di espressione è sacra, ma non può essere confusa con la libertà di trasformare spazi pubblici in tribune per inneggiare all’illegalità. È qui che il ruolo delle istituzioni diventa fondamentale: non reprimere, ma filtrare e selezionare con senso di responsabilità.
Complimenti al sindaco
In un’Italia che spesso si lascia travolgere dalla logica del “va bene tutto purché faccia rumore”, vedere un sindaco che ferma il rumore per difendere i valori fa davvero piacere. La sua decisione mostra serietà, chiarezza e fermezza. Non è un no alla musica, ma un sì alla legalità, alla coesione e alla tutela dei più giovani.
Il gesto del sindaco non solo protegge la comunità, ma manda anche un messaggio forte: l’intrattenimento non può venire prima del rispetto. E per questo, i complimenti non sono solo dovuti, ma necessari.


