C’è un film che quest’anno avrebbe meritato di stare al centro della corsa agli Oscar e invece è stato completamente ignorato. Si chiama Norimberga, è un dramma storico ambientato alla fine della Seconda guerra mondiale, e ha tutto quello che di solito fa impazzire l’Accademia: una storia vera, attori di primissimo livello, un regista con un curriculum solido e un tema che non smette mai di essere attuale.
Il film racconta il processo di Norimberga, il tribunale militare internazionale in cui i leader del regime nazista furono chiamati a rispondere dei crimini dell’Olocausto. Al centro della storia ci sono due figure: il procuratore capo americano Robert H. Jackson, interpretato da Michael Shannon, e uno psichiatra dell’esercito statunitense che si trova ad affrontare un duello psicologico con Hermann Göring, il potentissimo ex capo della Luftwaffe. Göring è interpretato da Russell Crowe, ed è qui che la storia si fa davvero interessante.
Crowe ha costruito la sua carriera su ruoli che richiedono presenza fisica e dominio della scena. In Norimberga fa qualcosa di diverso: interpreta un uomo che ha perso tutto il potere ma che cerca ancora di controllare ogni stanza in cui entra, con le parole, con lo sguardo, con la logica contorta di chi non ha mai davvero ammesso la propria sconfitta. La critica ha accolto la sua interpretazione come una delle migliori degli ultimi anni. Il pubblico è andato ancora oltre: su Rotten Tomatoes il film segna un 95% di gradimento tra gli spettatori, un risultato straordinario che raramente si vede per un dramma storico.
Nonostante tutto questo, quando sono arrivate le candidature agli Oscar 2026, Norimberga non era da nessuna parte. Nessuna nomination per il film, nessuna per il cast, nessuna per la regia. Una scelta che ha lasciato perplessi molti appassionati di cinema, soprattutto perché Crowe sembrava il candidato perfetto per tornare finalmente sul radar dell’Accademia dopo oltre vent’anni di assenza.
La sua storia con gli Oscar è lunga e curiosa. Tra il 2000 e il 2002 fu candidato tre anni consecutivi come miglior attore protagonista: prima per Insider, poi per Il gladiatore, infine per A Beautiful Mind. Vinse con Il gladiatore, e nei due anni seguenti recitò nel film che vinse il premio come miglior film. Un percorso incredibile, dopo il quale però le nomination si sono fermate. Norimberga sembrava l’occasione giusta per cambiare questa situazione: un film di guerra, una storia vera, un personaggio complesso. Esattamente il tipo di film che l’Accademia ha sempre premiato. E invece niente.
Il film è stato diretto da James Vanderbilt, lo sceneggiatore degli ultimi tre capitoli di Scream — compreso Scream 7, uscito quest’anno con ottimi risultati al botteghino. Al fianco di Crowe e Shannon c’è anche Rami Malek, già premio Oscar per Bohemian Rhapsody, nei panni dello psichiatra. Il resto del cast è altrettanto notevole: Leo Woodall di The White Lotus, John Slattery, Colin Hanks e Richard E. Grant. Con un budget di circa dieci milioni di dollari, il film ne ha incassati cinquantasette in tutto il mondo: un risultato commerciale più che positivo per un dramma di questo tipo.
Ora Norimberga è disponibile su Netflix, ma purtroppo solo negli Stati Uniti. In Italia bisogna ancora aspettare: per il momento non è prevista una data di arrivo né su Netflix né su altre piattaforme di streaming. Chi vuole vederlo dovrà pazientare, e probabilmente sarà una lunga attesa. Ma vale la pena tenerlo d’occhio, perché quando arriverà anche da noi, il pubblico italiano avrà finalmente la possibilità di farsi un’opinione su uno dei più grandi dibattiti cinematografici di quest’anno: Russell Crowe meritava davvero una nomination agli Oscar?
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