Norimberga è uno di quei film storici che arriva nel momento giusto. Diretto da James Vanderbilt (sceneggiatore di Zodiac), questo dramma di due ore e mezza ci riporta al processo che ha rivoluzionato il concetto di giustizia internazionale, ma lo fa con lo sguardo fisso sul presente. E se pensi che sia l’ennesimo dramma in costume noioso e datato, preparati a ricrederti.
Il film racconta il rapporto tra Hermann Göring (Russell Crowe), il gerarca nazista di più alto grado sopravvissuto alla guerra, e lo psichiatra americano Jack Kelley (Rami Malek), inviato a Norimberga per valutare se i capi nazisti fossero mentalmente in grado di affrontare il processo. Tratto dal libro “The Nazi and the Psychiatrist” di Jack El-Hai, il film mostra come anche un uomo brillante possa essere persuaso da un mostro carismatico.
Russell Crowe che interpreta Göring è da standing ovation
Dobbiamo dirlo: Russell Crowe è magnifico. L’attore australiano ha raggiunto quella fase della carriera in cui i grandi divi diventano personaggi ancora più bravi, e lo fa con una naturalezza disarmante. Come Gene Hackman negli anni Ottanta e Novanta, Crowe ha un’apparenza ordinaria che rende ancora più inquietanti quei rari momenti in cui Göring rivela la sua natura violenta.
Il bello è che Crowe non costruisce mai un cattivo stereotipato. Il suo Göring è colto, seducente, astuto. Sa perfettamente come piegare le persone alla sua volontà e lo fa con precisione chirurgica. Ci sono momenti in cui osserva Kelley con un’espressione che sembra innocente e vulnerabile, ma in realtà sta calcolando ogni mossa come un predatore che studia la preda.
Rami Malek che finalmente trova il ruolo giusto
Dopo le polemiche (fondate) per la sua interpretazione in Bohemian Rhapsody, Rami Malek qui offre la migliore performance della sua carriera cinematografica. Il suo Kelley è brillante, sicuro di sé, capace di ispirare fiducia, ma anche moralmente ambiguo senza averne piena consapevolezza. E Malek riesce a comunicare tutto questo principalmente attraverso lo sguardo e le reazioni.
L’attore eccelle quando Kelley tenta di conquistare la fiducia di Göring ascoltandolo senza interruzioni mentre il gerarca nazista fa lunghi monologhi sul passato. Diventa perfino il tramite per le lettere tra Göring e la sua famiglia nascosta. Malek costruisce un personaggio che fin da subito mostra crepe morali evidenti: vuole passare alla storia ma pensa anche alla sua carriera personale.
Lo capiamo subito nella prima scena, quando sul treno per la Germania fa giochi di prestigio per conquistare l’attenzione di una giovane donna. La sua convinzione sulla riservatezza tra medico e paziente si sgretola rapidamente quando gli viene chiesto di riferire ogni dettaglio delle conversazioni con Göring, in modo che il giudice Jackson (Michael Shannon) possa avere la meglio quando interrogherà il nazista in tribunale.
Un film sul passato che fotografa il presente
Quello che trasforma Norimberga da semplice ricostruzione storica a opera attuale è la sua capacità di parlare dell’oggi. Vanderbilt costruisce una narrazione apparentemente neutrale che in realtà lancia frecce precise contro il male contemporaneo e l’impunità di chi lo commette.
Il film affronta a fondo crimini di guerra, abusi sui diritti umani e il meccanismo attraverso cui uno stato che disumanizza alcune categorie di persone scivola prima nella dittatura e poi nel genocidio. Guardarlo senza pensare alle atrocità che accadono in questo momento nel mondo è impossibile, così come è impossibile non chiedersi se qualcuno pagherà mai davvero.
Göring stesso, mentre manipola Kelley, usa il classico ribaltamento delle accuse per metterlo in difficoltà: “Voi uccidete 150.000 giapponesi premendo un pulsante e poi vi permettete di processarmi per crimini di guerra?” Mettere argomenti sensati in bocca al male incarnato è un rischio, ma qui serve a far capire come dittatori e loro complici conquistino il potere anche sulle menti che si credono troppo intelligenti per cascarci.
I limiti del film
Nonostante le due ore e mezza di durata, il film non riesce ad approfondire tutte le questioni che solleva. Il processo vero e proprio occupa poco spazio rispetto alla lunga preparazione. Diversi personaggi importanti vengono solo accennati: il procuratore britannico David Maxwell Fife (Richard E. Grant), il comandante di Norimberga Burton C. Andrus (John Slattery) e soprattutto gli altri 21 imputati nazisti restano sullo sfondo.
Anche Michael Shannon nei panni del giudice Robert H. Jackson fa quel che può, ma il suo ruolo rimane troppo superficiale nonostante la capacità dell’attore di dare spessore anche a personaggi poco scritti.
Vale la pena vederlo?
Norimberga rappresenta bene quel tipo di cinema che oggi vediamo sempre meno: il grande film drammatico pensato per il grande pubblico, quello che vuole arrivare a tutti senza diventare troppo intellettuale o sperimentale. Vuole informare, far riflettere e commuovere allo stesso tempo, senza vergognarsi di questa ambizione.
Riesce benissimo a parlare di questioni attuali mentre racconta fatti accaduti ottant’anni fa. A un certo punto, qualcuno dice che “è successo lì” perché “la gente non ha reagito finché non era troppo tardi”. Si riferisce alla Germania, ma il ragionamento vale ovunque.
Russell Crowe e Rami Malek sostengono l’intero film con due prove d’attore memorabili, mentre Vanderbilt dimostra ancora una volta di saper dosare ironia e drammaticità senza mai scadere nell’irrispettoso. Se vuoi vedere un dramma storico che ti spinga a riflettere sul mondo di oggi, questa è la scelta giusta.
E tu cosa ne pensi? Film come Norimberga servono ancora o sono solo lezioni di storia che nessuno ascolta? Secondo te possiamo davvero imparare dal passato o siamo destinati a ripetere sempre gli stessi errori? Scrivi la tua opinione nei commenti!
Recensione scritta successivamente alla visione dell’anteprima di fine novembre 2025.
La Recensione
Norimberga
Norimberga è un dramma storico che usa il processo ai nazisti per parlare del presente. Russell Crowe e Rami Malek regalano interpretazioni memorabili in un film che vuole informare e far riflettere. Troppo lungo e con alcuni personaggi poco approfonditi, ma resta un'opera importante e necessaria che mostra come la manipolazione non sia cambiata nel tempo.
PRO
- Russell Crowe nella migliore interpretazione degli ultimi anni
- Rami Malek finalmente in un ruolo all'altezza del suo talento
- Parla del presente pur essendo ambientato nel passato
- Riflessioni profonde su manipolazione e potere
CONTRO
- Dura due ore e mezza
- Il processo occupa poco spazio


