Sabato 5 settembre l’83ª Mostra del Cinema di Venezia ospiterà l’anteprima mondiale di “Oasis: Don’t Look Back in Anger”, il documentario che racconta la reunion più attesa del rock degli ultimi vent’anni. Sul red carpet del Lido sono annunciati Liam e Noel Gallagher, i due fratelli che dopo quindici anni di silenzio, litigi e frecciatine reciproche sui social hanno deciso di tornare a suonare insieme. Per una Mostra che quest’anno fatica a schierare grandi star hollywoodiane, l’arrivo dei due musicisti di Manchester promette di essere uno dei momenti più caldi dell’intera rassegna.
Un film nato da un tour da record
Il documentario, diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, ripercorre le tappe di Oasis Live ’25, il tour mondiale sold out con cui la band ha festeggiato i trent’anni dal debutto di “Definitely Maybe”. Dodici concerti in tre continenti, girati da una squadra che comprende alcuni tra i più importanti direttori della fotografia e tecnici del suono oggi in circolazione, per un progetto che secondo la Biennale non nasce come semplice repertorio di immagini da dietro le quinte, ma come vero film-concerto pensato per il grande schermo.
A scrivere il progetto è Steven Knight, il creatore di “Peaky Blinders”, mentre la produzione porta la firma di Magna Studios, con Sony Music Vision e Sony Music Entertainment UK a garantire l’accesso diretto alla band. Nel cast tecnico figurano anche Sam Bridger, già dietro documentari musicali come quello su Lewis Capaldi, e Guy Heeley, produttore della stessa “Peaky Blinders”: un pedigree che lascia intuire un’operazione curata nei minimi dettagli, lontana dall’estetica un po’ artigianale di molti documentari da tour.
Il cuore del film: la riconciliazione di due fratelli
Al di là della componente concertistica, il vero fulcro di “Oasis: Don’t Look Back in Anger” è il rapporto tra Liam e Noel, celebre negli ambienti musicali per la sua turbolenza quanto le canzoni della band. Il documentario contiene la prima intervista congiunta dei due fratelli in oltre vent’anni, un momento che da solo basterebbe a giustificare l’attesa dei fan. Nel trailer già diffuso, Liam torna sulla fine degli Oasis con parole dure: “Il modo in cui è finita… inaccettabile… non mi è mai andata giù”. Noel, dal canto suo, ammette con altrettanta franchezza le sue riserve: “Non mi vedevo sul palco con Liam. Non volevo tornare a vivere quella tensione”.
Proprio questa sincerità, secondo chi ha già visto il film in anteprima, è ciò che lo rende diverso dai tanti documentari-celebrazione che accompagnano i grandi tour. Come racconta la stessa Biennale nella presentazione ufficiale, nessuno si aspettava l’ondata di emozione autentica vista negli stadi di tutto il mondo durante il tour, capace di unire fan storici e ragazzi che gli Oasis li hanno scoperti solo di recente. Il titolo stesso, ripreso dalla celebre ballata della band, suggerisce la chiave di lettura: un film sul perdono, più che sulla nostalgia.
Una curiosità che lega Noel al cinema
C’è anche un piccolo aneddoto che intreccia la storia della band con il grande schermo, ben prima di questo documentario. Noel Gallagher, pur non avendo mai intrapreso una vera carriera da attore, ha avuto un ruolo indiretto nella preparazione di Bradley Cooper per “A Star Is Born”: secondo quanto raccontato dallo stesso Noel, l’attore gli ripeteva spesso di voler fare bene la parte, definendo l’imitazione di una rockstar “la cosa più difficile al mondo”. Un dettaglio che restituisce bene quanto il mito degli Oasis abbia superato da tempo i confini della musica.
Il calendario di uscita: cinema, poi streaming
Dopo la prima al Lido, “Oasis: Don’t Look Back in Anger” arriverà nelle sale italiane dal 10 settembre, con le prevendite già aperte, per poi essere distribuito nei mesi successivi in streaming su Disney+ a livello internazionale, mentre negli Stati Uniti la piattaforma di riferimento sarà Hulu. Una strategia di uscita che riflette una tendenza sempre più diffusa nell’industria dell’intrattenimento: trasformare i grandi tour musicali in veri e propri eventi cinematografici, capaci di intercettare tutti quei fan che non sono riusciti a strappare un biglietto per le date dal vivo e di offrire un’esperienza collettiva che il consumo in streaming da soli, su un piccolo schermo, non può replicare.
Un red carpet destinato a fare rumore
Al di là del valore artistico del documentario, che pure ha già raccolto giudizi entusiasti da chi ha avuto modo di vederlo in anteprima, è la presenza fisica dei due Gallagher al Lido a rappresentare l’evento nell’evento. In una Mostra che quest’anno punta più sul cinema d’autore che sul glamour hollywoodiano puro, l’arrivo di due icone della cultura pop britannica come Liam e Noel promette scene da folla oceanica, telefoni alzati e quel genere di caos mediatico che raramente si vede tra le calli veneziane. Non è un caso che diversi osservatori del festival abbiano già indicato la giornata del 5 settembre come una delle più attese dell’intera manifestazione, complice anche una lista di star internazionali meno affollata del solito.
Resta poi la domanda che accompagna da mesi la reunion della band: la pace tra i due fratelli, dopo quindici anni di distanza e dichiarazioni al vetriolo, reggerà nel tempo o si tratta di un armistizio destinato a durare quanto il tour? Il documentario, a quanto pare, non nasconde questo interrogativo, anzi lo mette al centro della narrazione, lasciando presagire un racconto tutt’altro che patinato.
Tu aspettavi più il ritorno sul palco degli Oasis o questa prima intervista congiunta di Liam e Noel dopo vent’anni di silenzio?


