A noi il live action di Oceania non è piaciuto granché. Lo abbiamo già scritto nella nostra recensione: ricalca troppo da vicino il film animato del 2016, perde buona parte della magia dell’originale e sembra soprattutto un’operazione pensata per sfruttare un marchio che Disney sa essere ancora fortissimo.
Il pubblico italiano, però, sta dando una risposta molto diversa.
Dal suo arrivo nelle sale il 19 agosto, Oceania ha continuato a guidare il box office e ha già superato 8,5 milioni di euro di incasso in Italia, con oltre un milione di spettatori. Un risultato importante, soprattutto in un periodo in cui convincere le famiglie ad andare al cinema non è scontato.
Quindi sì: noi continuiamo a preferire nettamente il cartone. Ma dal punto di vista commerciale, almeno nel nostro Paese, Disney ha centrato l’obiettivo.
Il problema resta sempre lo stesso: perché rifarlo dopo appena dieci anni?
Il primo Oceania è uscito nel 2016.
Dieci anni.
Non trenta o quaranta.
Il film animato è ancora moderno, visivamente splendido e perfettamente godibile dai bambini di oggi. Nel frattempo è arrivato persino Oceania 2, che nel 2024 ha superato il miliardo di dollari nel mondo.
Questa non è quindi una vecchia storia dimenticata che Disney ha deciso di riportare all’attenzione di una nuova generazione.
La saga è ancora pienamente viva.
Ed è proprio per questo che durante la visione del live action ci siamo chiesti più volte quale fosse la sua vera ragione di esistere.
La trama è praticamente la stessa.
Vaiana viene scelta dall’oceano, lascia Motunui, incontra Maui e parte per restituire il cuore di Te Fiti.
Le scene principali sono le stesse.
Le canzoni sono quelle.
Perfino molti momenti comici vengono riproposti quasi nello stesso modo.
Il cartone, per noi, resta molto più bello
Nella nostra recensione gli abbiamo dato 4 su 10.
Non perché il film sia tecnicamente disastroso.
Catherine Laga’aia è probabilmente una delle cose migliori del progetto: ha simpatia, determinazione e nelle canzoni funziona bene.
Anche i numeri di danza ispirati alla cultura polinesiana hanno una loro forza e sono tra i pochi momenti in cui questa versione sembra avere qualcosa di personale.
Il resto, invece, ci è sembrato molto meno riuscito.
L’oceano nel cartone aveva una personalità.
Sembrava vivo.
Nel live action diventa spesso semplice acqua digitale.
Heihei perde buona parte della comicità che aveva nell’animazione, Pua è meno tenero e le trasformazioni di Maui finiscono più volte in quella zona poco piacevole in cui gli effetti digitali sembrano troppo realistici per essere cartoni ma troppo artificiali per sembrare reali.
E Dwayne Johnson, nonostante conosca Maui meglio di chiunque altro, ci è sembrato molto meno carismatico rispetto alla versione animata.
Eppure in Italia Oceania continua a essere primo
Il pubblico italiano non sembra essersi fatto molti di questi problemi.
Nel weekend tra il 27 e il 30 agosto, il film ha raccolto altri 1,86 milioni di euro ed è rimasto in testa alla classifica nazionale.
Il totale ha così raggiunto circa 8,56 milioni di euro.
Numeri che mostrano quanto il marchio Oceania sia forte da noi e quanto la combinazione Disney + famiglie + estate possa ancora funzionare.
La gente conosce già Vaiana.
Conosce Maui.
Conosce le canzoni.
I bambini sanno esattamente cosa stanno andando a vedere.
Dal punto di vista commerciale è quasi il film più semplice da vendere possibile.
Nel resto del mondo, però, il risultato è molto meno clamoroso
Il quadro internazionale è diverso.
Il live action ha incassato finora circa 308,5 milioni di dollari nel mondo, a fronte di un budget di produzione stimato intorno ai 250 milioni.
Non significa automaticamente che il film sia un flop, perché la corsa commerciale comprende molti altri fattori.
Ma il confronto con gli altri capitoli è pesante.
Il Oceania animato del 2016 arrivò a circa 684 milioni di dollari.
Oceania 2 superò invece 1,05 miliardi.
Il live action è ancora molto distante da entrambi.
Quindi l’Italia sta rappresentando uno dei mercati dove l’operazione sembra funzionare meglio rispetto al quadro generale.
Forse il pubblico voleva proprio la stessa storia
Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante.
Noi avremmo voluto vedere un adattamento capace di cambiare qualcosa.
Approfondire qualche personaggio.
Modificare alcune dinamiche.
Usare il live action per raccontare quella storia in modo diverso.
Disney ha scelto invece la sicurezza.
Prendere un film amatissimo e riprodurlo nella maniera più fedele possibile.
Creativamente ci sembra una scelta povera.
Commercialmente, almeno in Italia, sta pagando.
Forse molte famiglie non vogliono una versione diversa di Oceania.
Vogliono proprio quel film, quelle canzoni e quella storia, soltanto con attori veri e uno spettacolo più grande sullo schermo.
Ed è difficile criticare Disney dal punto di vista economico se il pubblico continua a comprare i biglietti.
Il rischio è che questa formula diventi sempre più normale
Il successo italiano potrebbe anche incoraggiare Disney a continuare su questa strada.
E personalmente è la parte che ci convince meno.
Se basta aspettare dieci anni per rifare quasi identico un film animato ancora modernissimo, a un certo punto il live action rischia di diventare semplicemente la seconda fase obbligatoria di ogni grande successo Disney.
Prima il cartone.
Poi il sequel.
Poi la versione dal vero.
E magari un altro sequel ancora.
A noi piacerebbe vedere un po’ più di rischio.
Una storia nuova.
Un personaggio nuovo.
O almeno un remake che giustifichi la propria esistenza con un’idea diversa.
Oceania non lo fa.
Eppure in Italia ha già superato 8,5 milioni di euro.
Quindi stavolta bisogna riconoscere una cosa: noi non lo abbiamo promosso, ma il pubblico italiano sì.
Tu da che parte stai? Hai preferito il live action oppure anche per te il film animato del 2016 resta nettamente superiore? Scrivilo nei commenti.


