Odissea di Christopher Nolan non porta semplicemente il poema di Omero sul grande schermo: lo riscrive, lo accorcia e in alcuni passaggi ne modifica profondamente il significato. Restano Ulisse, Penelope, Telemaco, Polifemo, Circe e le Sirene, ma il viaggio assume una forma diversa. Gli dei quasi scompaiono, l’eroe diventa un reduce consumato dai sensi di colpa e diversi episodi vengono uniti, anticipati oppure eliminati.
Ogni adattamento deve compiere delle scelte, soprattutto se prova a condensare ventiquattro canti e migliaia di versi in meno di tre ore. Nolan non poteva inserire ogni tappa. Il film, però, non si limita a tagliare: costruisce una propria lettura dell’eroe e del mondo antico, spesso più vicina alla sensibilità contemporanea che al racconto omerico.
La differenza più importante riguarda proprio Ulisse, interpretato da Matt Damon. Nel poema è l’uomo “dai molti ingegni”, capace di mentire, inventare identità e trovare una soluzione anche nelle situazioni peggiori. Soffre per la lontananza da Itaca, ma non viene presentato come un soldato schiacciato dal rimorso per la distruzione di Troia.
Nolan lo trasforma invece in un reduce tormentato. Il suo viaggio diventa anche l’elaborazione di una guerra che lo ha reso responsabile della morte di migliaia di persone. L’idea del cavallo non è più soprattutto la prova della sua intelligenza, ma una colpa che continua a inseguirlo. La critica internazionale ha sottolineato proprio questa impostazione, descrivendo l’Ulisse del film come un comandante segnato dal trauma e dalla responsabilità per ciò che è accaduto a Troia.
Elena di Troia è interpretata da Lupita Nyong’o
Una delle scelte più discusse riguarda Lupita Nyong’o nei panni di Elena di Troia, oltre che della sorella Clitemnestra. Il problema sollevato da alcuni spettatori non riguarda soltanto una presunta accuratezza storica, impossibile da dimostrare per personaggi mitologici, ma il contrasto con le parole utilizzate da Omero.
Elena viene definita “dalle bianche braccia”, traduzione dell’epiteto greco leukólenos. La stessa espressione è usata per Era, Nausicaa, Arete e altre figure femminili. Il riferimento alla pelle chiara esiste quindi nel testo, anche se si tratta di una formula poetica ricorrente e non di una dettagliata descrizione etnica.
Lupita Nyong’o non corrisponde a quel tratto letterario. È una scelta deliberata di Nolan, che ha preferito un casting non legato alla descrizione fisica fornita dal poema. Si può difendere la libertà artistica e, nello stesso tempo, riconoscere che la differenza esiste. Negarla sarebbe inutile.
Va inoltre precisato che l’Odissea non offre una descrizione completa di Elena come una donna bionda e nordica, immagine diffusa soprattutto dall’arte successiva. La definisce bellissima e usa l’epiteto delle bianche braccia. Il film si allontana dunque da un elemento testuale preciso, non da una fotografia storica che nessuno possiede.
Gli dei quasi spariscono dal viaggio
Nel poema, gli dei intervengono continuamente. Atena protegge Ulisse e Telemaco, Poseidone ostacola il ritorno dell’eroe, Zeus decide il destino degli uomini, Ermes consegna l’antidoto contro Circe e ordina a Calipso di liberare il suo prigioniero.
Nolan riduce quasi completamente questa dimensione. Atena, interpretata da Zendaya, è l’unica presenza divina riconoscibile, ma anche lei appare in maniera ambigua, quasi fosse una voce interiore o una proiezione della mente di Ulisse. Poseidone non agisce come un personaggio vero e proprio: la sua ira viene affidata al mare, alle tempeste e agli eventi naturali.
Questa scelta rende il film più realistico, ma cambia la visione omerica. Nel poema gli esseri umani prendono decisioni e commettono errori, mentre gli dei interferiscono con le loro vite. Nel film l’uomo sembra molto più responsabile del proprio destino. Nolan ha dichiarato di aver cercato una forma di realismo fisico, rappresentando l’azione divina attraverso fenomeni che gli antichi avrebbero interpretato come soprannaturali.
Il cavallo di Troia e il sacrificio di Sinone
Anche la lunga apertura dedicata al cavallo di Troia si prende numerose libertà. Prima bisogna ricordare che il celebre stratagemma non viene raccontato per intero nell’Odissea. Omero lo cita attraverso i ricordi di Elena, Menelao e Ulisse, mentre la versione più dettagliata dell’inganno proviene soprattutto dall’Eneide di Virgilio e da altre tradizioni.
Nel racconto più conosciuto, Sinone è un greco che finge di essere stato abbandonato dai compagni. Convince i Troiani che il cavallo sia un’offerta sacra e li spinge a trascinarlo dentro la città. In seguito segnala il momento dell’attacco e permette ai guerrieri greci di uscire dal nascondiglio.
Nel film, Sinone è ignaro del piano e viene sacrificato da Ulisse. La sua morte rafforza il ritratto di un protagonista disposto a usare chiunque pur di vincere. Nolan modifica quindi il personaggio per aumentare il peso morale dell’inganno.
Anche il cavallo ha un aspetto insolito. Viene trovato quasi eretto sulla spiaggia, trascinato su un fianco e poi rimesso in piedi davanti al tempio. I soldati nascosti al suo interno sopportano urti, acqua e movimenti che difficilmente li avrebbero lasciati illesi. La logica della scena è discutibile, ma la distruzione di Troia resta una delle parti più spettacolari del film. Le differenze relative a Sinone e alla posizione del cavallo sono indicate anche nel testo fornito come base per questo confronto.
Polifemo perde il gioco di “Nessuno”
L’incontro con Polifemo è uno dei passaggi più trasformati. Nel poema Ulisse e i compagni entrano nella grotta mentre il Ciclope è assente. Gli uomini suggeriscono di rubare il cibo e fuggire, ma Ulisse vuole incontrare il padrone di casa e ricevere i doni previsti dalle regole dell’ospitalità.
Polifemo torna, chiude la grotta e divora alcuni marinai. Ulisse lo ubriaca e gli dice di chiamarsi “Nessuno”. Dopo essere stato accecato, il Ciclope chiede aiuto gridando che Nessuno lo sta uccidendo. Gli altri Ciclopi pensano che non ci sia alcun aggressore e si allontanano.
La fuga avviene nascondendosi sotto il ventre delle pecore. Ulisse commette poi il suo errore più famoso: ormai al sicuro sulla nave, rivela il proprio nome per vantarsi. Polifemo può così invocare suo padre Poseidone e chiedergli di impedire il ritorno dell’eroe.
Nel film questa costruzione viene quasi cancellata. Gli uomini non provano inizialmente a parlare con Polifemo e si stupiscono soltanto dopo averlo accecato, scoprendo che è capace di comunicare. Ulisse non sviluppa pienamente l’inganno di “Nessuno” e provoca il Ciclope scagliandogli una freccia inutile. La maledizione nasce quindi da un gesto aggressivo più semplice, non dalla vanità con cui l’eroe rivela la propria identità.
La modifica riduce uno degli esempi più importanti dell’intelligenza e dell’arroganza di Ulisse. Nel poema la stessa qualità che lo salva, la mente brillante, diventa la causa della sua disgrazia perché si accompagna al bisogno di essere riconosciuto.
I Lestrigoni diventano guerrieri in armatura
Nel testo di Omero, i Lestrigoni sono giganti cannibali. Uno di loro afferra un compagno di Ulisse e lo mangia, mentre gli altri distruggono le navi lanciando enormi pietre dall’alto. Soltanto l’imbarcazione di Ulisse riesce a scappare.
Nolan li presenta invece come giganti protetti da armature lucenti. Il primo incontro avviene attraverso un bambino che ride e lancia un grido per richiamare gli adulti. La natura cannibale del popolo rimane poco chiara e la sequenza assume l’aspetto di un attacco militare.
Il cambiamento permette di differenziare i Lestrigoni da Polifemo, evitando di mostrare a poca distanza due incontri con giganti primitivi che mangiano esseri umani. Il risultato, però, li rende meno inquietanti e più simili a un esercito fantasy.
Circe non trasforma gli uomini soltanto in maiali
Nel poema, Circe offre agli uomini una bevanda drogata, li colpisce con la bacchetta e li trasforma in maiali. Ermes incontra Ulisse e gli consegna il moly, una pianta che lo protegge dall’incantesimo. L’eroe costringe poi la dea a restituire forma umana ai compagni e trascorre un anno con lei.
Nolan elimina gran parte dell’intervento di Ermes e rende Circe una strega più vicina all’horror contemporaneo. Non trasforma gli uomini soltanto in suini: ne modifica fisicamente i corpi, producendo creature differenti e deformate.
La Samantha Morton del film è anche molto più apertamente ostile agli uomini. Circe li considera esseri dominati da istinti brutali e preferisce rivelarne la natura attraverso il corpo. Nolan aggiunge inoltre una vena ironica al confronto con Ulisse e riduce il lungo periodo trascorso sull’isola.
Il poema racconta una convivenza di un anno, durante la quale Ulisse diventa amante di Circe. Sono i compagni a ricordargli che dovrebbe riprendere il viaggio. Nel film questa sosta viene compressa e perde parte della sua ambiguità: Circe non è più soltanto un pericolo, ma nemmeno la figura ospitale e seducente che trattiene l’eroe per mesi.
Calipso assorbe la storia dei Lotofagi
Nel poema, i Lotofagi sono un popolo pacifico che offre ai marinai il loto. Chi lo mangia perde il desiderio di tornare a casa. Ulisse deve trascinare con la forza i compagni sulle navi.
Calipso entra nella storia molto più tardi. Tiene Ulisse sull’isola di Ogigia per sette anni, gli offre l’immortalità e vorrebbe farne il proprio marito. L’eroe, però, continua a desiderare Penelope e Itaca. Zeus manda Ermes a ordinare la sua liberazione.
Nolan unisce parzialmente i due episodi. La Calipso interpretata da Charlize Theron assume anche la funzione dell’oblio: la sua isola diventa il luogo in cui Ulisse rischia di dimenticare la missione e la vita precedente. Questa fusione consente di eliminare una tappa, ma rende Calipso diversa dalla ninfa descritta da Omero.
Nel film è inoltre lei ad aiutare direttamente Ulisse a ripartire su una zattera. Nel poema lo fa perché obbligata dagli dei, non per una semplice decisione personale.
Nausicaa e i Feaci vengono eliminati
Una delle assenze più pesanti riguarda Nausicaa e i Feaci. Nel poema Ulisse lascia l’isola di Calipso su una zattera, viene travolto dalla tempesta e raggiunge la terra dei Feaci. Nausicaa lo trova sulla spiaggia, lo aiuta e gli indica come presentarsi ai genitori Alcinoo e Arete.
Ulisse viene accolto a corte e racconta proprio ai Feaci gran parte delle sue avventure. Sono loro, infine, a riportarlo a Itaca su una nave e a lasciarlo addormentato sulla riva insieme ai doni ricevuti.
Nolan elimina l’intero episodio. Ulisse raggiunge Itaca attraverso un percorso più diretto, senza Nausicaa, Alcinoo, Arete e la nave feacia. La struttura del poema cambia di conseguenza, perché viene meno la lunga narrazione retrospettiva con la quale l’eroe racconta le proprie peregrinazioni.
Le Sirene restano invisibili, ma una vittima si tuffa
La sequenza delle Sirene è relativamente fedele. Ulisse viene legato all’albero della nave, mentre i compagni si proteggono le orecchie con la cera. Nolan sceglie di non mostrare le creature e lascia che sia il canto a creare il pericolo.
Il film aggiunge però un marinaio che rimuove i tappi e si getta in mare. Nel poema nessun compagno cede al richiamo, perché tutti rispettano le istruzioni. Ulisse è l’unico ad ascoltare e chiede di essere liberato, ma i marinai stringono maggiormente le corde.
Anche la voce fuori campo con cui il protagonista spiega il significato del canto è un’aggiunta. Omero lascia che siano le Sirene a promettere conoscenza e rivelazioni sul passato.
Scilla e Cariddi perdono parte della loro forza
Il passaggio tra Scilla e Cariddi conserva l’inganno di Ulisse. Su consiglio di Circe, non informa i compagni dell’esistenza di Scilla, perché teme che smettano di remare e si nascondano.
Nel poema Cariddi inghiotte e rigetta il mare creando un gorgo terrificante, mentre Scilla afferra sei uomini e li divora davanti all’eroe. Omero descrive quella scena come la più dolorosa vista da Ulisse durante il viaggio.
Il film mostra il vortice senza dare una vera forma a Cariddi. Scilla appare rapidamente e in modo confuso, con movimenti che ricordano gli effetti artigianali dei vecchi film mitologici. Nolan conserva il sacrificio dei marinai, ma la scena ha meno chiarezza e brutalità rispetto al poema.
Il riconoscimento di Penelope passa da una spilla
La differenza più dolorosa per chi ama il testo arriva nel finale. Nel poema, Penelope non crede subito che lo straniero sia suo marito. Decide di metterlo alla prova e ordina di spostare il loro letto.
Ulisse reagisce spiegando che il letto non può essere spostato, perché lo ha costruito attorno al tronco di un ulivo ancora radicato nel terreno. Soltanto loro due conoscono quel segreto. Penelope capisce così che l’uomo davanti a lei è davvero suo marito e lo abbraccia.
Nolan sostituisce la prova del letto con una spilla consegnata da Penelope prima della partenza. L’oggetto permette alla donna di verificare l’identità del marito. La soluzione è più rapida e semplice da spiegare, ma perde la forza simbolica del letto costruito dentro la casa: un legame matrimoniale che nessuno può spostare senza distruggerne le fondamenta.
Il film elimina inoltre il riconoscimento da parte del padre Laerte e modifica le ultime conseguenze della strage dei pretendenti. Nel poema interviene nuovamente Atena per fermare la vendetta delle famiglie degli uomini uccisi. Nolan preferisce una chiusura più cupa e meno pacificata.
Odissea resta quindi riconoscibile, ma non è l’Odissea di Omero riportata fedelmente sullo schermo. È il racconto di Nolan: meno religioso, più psicologico, più concentrato sulla guerra e sul trauma. Alcuni tagli erano inevitabili. Altre modifiche, da Polifemo alla spilla di Penelope, cambiano invece passaggi fondamentali e meritano di essere discussi.
Avete già visto Odissea al cinema? Scrivete nei commenti quale cambiamento rispetto al poema di Omero vi ha convinto meno.


