Stasera, martedì 23 giugno, il Nove ha mandato in onda Le crociate di Ridley Scott a partire dalle 21.30, e c’è una buona notizia per chi lo ha già visto e non ne era rimasto entusiasta: quasi certamente non vedrai la versione dimezzata che uscì nelle sale nel 2005. I 175 minuti indicati in guida corrispondono alla director’s cut, il film nella forma in cui Scott lo aveva pensato e che la Fox non volle mai distribuire al cinema. Se non sai la storia di come questo kolossal medievale da 130 milioni di dollari si sia trasformato in uno dei flop più clamorosi dell’anno, eccola.
La Fox tagliò 45 minuti, e il film non si riprese più
Tutto successe durante le proiezioni di prova organizzate prima dell’uscita. Il pubblico delle anteprime usciva confuso: certe relazioni tra i personaggi non erano chiare, alcune scene sembravano prive di contesto, il montaggio lasciava buchi narrativi evidenti. La Fox, preoccupata, chiese a Scott di accorciare. Scott resistette, poi cedette, perdendo quasi 50 minuti di girato che aveva montato con cura e che considerava necessari per capire il film. Quando la versione ridotta arrivò nelle sale americane, incassò appena 47 milioni di dollari contro i 130 spesi per produrla. Non fu una sorpresa per nessuno dei due, né per Scott né per la Fox, visto che entrambi sapevano già in anticipo che il film era stato snaturato.
La scena più grave tra quelle tagliate riguarda il figlio di Sibilla, Baldovino V, un bambino che nella versione cinematografica compare in poche inquadrature e poi sparisce senza spiegazione. Molti spettatori che videro il film nel 2005 non capirono cosa gli fosse successo. Nella versione integrale, invece, si scopre che Sibilla lo uccide con le proprie mani per risparmiargli il destino della lebbra che lo aveva già contagiato, uno dei momenti più cupi e potenti di tutta la storia, completamente assente dal film distribuito nelle sale.
Quando la director’s cut uscì in home video a fine 2005, Scott non usò mezze parole: disse che quella era la versione che sarebbe dovuta arrivare al cinema, non l’altra. La rivista Empire scrisse che i 45 minuti aggiunti erano come i pezzi mancanti di un bellissimo puzzle, e il critico James Berardinelli definì quella director’s cut una delle più significative mai realizzate per un film commerciale.
Edward Norton e la maschera d’argento
Nel cast di Le crociate c’è uno degli attori più rispettati di Hollywood, Edward Norton, che però non si vede mai in faccia per tutta la durata del film. Interpreta Baldovino IV, il re di Gerusalemme colpito dalla lebbra, e indossa sempre una maschera d’argento che gli nasconde i tratti deformati dalla malattia. Recitare per quasi tre ore senza che il pubblico possa mai vedere il tuo viso è un tipo di scommessa professionale che pochi attori accetterebbero: Norton la accettò, e il risultato è uno dei personaggi più memorabili del film, misterioso e commovente proprio perché non si vede mai quello che nasconde.
Il critico Fabio Ferzetti scrisse sul Messaggero che quella di Norton era «un sacrificio, anzi un dono, davvero cavalleresco», e non è difficile capire perché quella descrizione sia rimasta appiccicata al personaggio nel corso degli anni.
Vale la pena precisare che il vero Baldovino IV non portò mai nessuna maschera. Al contrario, fu sempre riluttante a nascondersi nonostante la malattia, abitudine che Scott modificò liberamente per ragioni drammaturgiche. Anche il carattere del personaggio storico era molto diverso da quello filosofico e pacifista mostrato nel film: il Baldovino reale era soprattutto un re guerriero, energico e determinato, molto lontano dall’intellettuale medievale costruito da Scott e dallo sceneggiatore William Monahan.
La compagna del regista nascosta nel cast
Nel film compare anche Giannina Facio, la compagna di Ridley Scott, nel ruolo della sorella di Saladino. Un cameo di pochi secondi, discreto abbastanza da passare inosservato alla maggior parte degli spettatori, ma puntualmente citato da chi conosce bene la filmografia del regista. Scott ha l’abitudine di inserirla nelle proprie produzioni: non è la prima volta e probabilmente non sarà l’ultima.
Marocco e Spagna, caldo e freddo
Le riprese durarono 135 giorni, da gennaio a maggio del 2004, divise tra due paesi con climi opposti. Il calore del Marocco servì per le scene ambientate in Oriente, e Eva Green, che interpreta la principessa Sibilla, raccontò che quell’atmosfera calda e asciutta aiutò il suo personaggio, rendendo tutto più sensuale e viscerale. Le scene europee invece furono girate in Spagna, sulla meseta castigliana, dove il freddo fu così intenso da costringere Scott a una soluzione pratica ma storicamente inventata: aggiunse ai costumi degli abiti invernali che nel dodicesimo secolo non avrebbero avuto alcun senso, ma che proteggevano gli attori dalle temperature. Un kolossal da 130 milioni che risolveva i problemi di set con delle pellicce fuori epoca.
Perché stasera vale la pena guardarlo
Il Nove manda in onda quasi certamente la director’s cut, quella da cui mancano i minuti pubblicitari per arrivare ai 175 indicati in guida. Se in passato hai visto la versione cinematografica del 2005 e ne sei uscito deluso, quello che vedrai stasera è un film sensibilmente diverso: più lungo, più coerente, con personaggi che hanno finalmente lo spazio per esistere sullo schermo. Liam Neeson dura poco anche nella versione lunga, ma Jeremy Irons, Eva Green e l’attore siriano Ghassan Massoud nel ruolo di Saladino, che molti considerano la prova migliore dell’intero cast, hanno finalmente il respiro che la versione cinematografica aveva loro tolto.
L’assedio di Gerusalemme nel terzo atto rimane una delle sequenze di battaglia più spettacolari del cinema epico degli anni Duemila, paragonabile per costruzione e scala a quello che Scott aveva realizzato in Il gladiatore quattro anni prima. Vederla sul grande schermo televisivo, senza tagli, è già un buon motivo per tenere accesa la tv fino a mezzanotte.
Hai già visto la director’s cut, oppure fino a stasera conoscevi solo la versione dimezzata che non aveva convinto nessuno?


