C’è una serie coreana che sta conquistando il pubblico di Netflix in queste settimane, ed è di quelle che ti fanno arrivare a fine puntata chiedendoti perché nessuno te ne avesse parlato prima. Si intitola Agent Kim Reactivated, arrivata sulla piattaforma il 26 giugno 2026, e mescola azione, dramma familiare e un pizzico di commedia in un modo che funziona particolarmente bene.
Il protagonista si chiama Kim Do-hyeon, interpretato da So Ji-sub, uno dei volti più riconoscibili del genere action sudcoreano. Agli occhi di tutti è un impiegato di banca tranquillo, un padre single che si dedica interamente alla figlia adolescente Min-ji dopo la morte della moglie. Per anni ha accettato in silenzio umiliazioni sul lavoro e piccole ingiustizie quotidiane, comportandosi come l’uomo più pacifico del mondo. Quello che nessuno sospetta è che in passato è stato un agente segreto specializzato in operazioni segrete tra le due Coree, un passato che aveva deciso di seppellire per rispettare il desiderio della moglie scomparsa.
Tutto cambia quando Min-ji viene rapita. Kim si vede costretto a riprendere in mano le competenze che credeva di aver abbandonato per sempre, e da lì parte una caccia all’uomo che lo porta a scontrarsi con organizzazioni criminali, ex nemici e persino agenti nordcoreani. Per affrontare la minaccia si affianca a due vecchi compagni di missioni, anche loro diventati padri di famiglia dopo aver lasciato lo spionaggio: Park Jin-cheol, interpretato da Yoon Kyung-ho, oggi volontario in un’associazione di veterani dei Marines, e Seong Han-su, interpretato da Choi Dae-hoon.
Un dettaglio che rende la serie ancora più interessante riguarda la sua origine. Non è una storia inventata da zero per la televisione, ma nasce da un webtoon coreano, il fumetto digitale intitolato Manager Kim, scritto da Jeong Jong-taek e disegnato da Toy. In Corea del Sud i webtoon sono diventati negli ultimi anni una delle fonti principali per nuove serie e film, proprio perché arrivano già con una base di lettori affezionati pronti a seguire l’adattamento in carne e ossa. Il personaggio di Manager Kim, tra l’altro, non è nato come protagonista assoluto: è un personaggio secondario comparso originariamente nel celebre webtoon Lookism, insieme ad altri due protagonisti dello stesso universo narrativo, Park Jin-cheol e Seong Han-su, presi da altri fumetti collegati. In pratica, la serie è una sorta di spin-off che dà finalmente il centro della scena a un personaggio che i lettori del fumetto originale conoscevano già, ma solo di sfuggita.
Dietro la telecamera ci sono i registi Lee Seung-young, già noto per Wonderful World, e Lee So-eun, mentre la sceneggiatura porta la firma di Nam Dae-joong, sceneggiatore che in Corea ha già lavorato a film come The Last Ride e Homme Fatale. La produzione arriva da Studio S insieme a Fantagio, e la serie va in onda in contemporanea sulla rete coreana SBS, dove i nuovi episodi escono ogni venerdì e sabato, lo stesso ritmo di pubblicazione scelto per Netflix. La prima stagione conta dieci episodi complessivi, distribuiti fino al 25 luglio 2026.
Uno degli aspetti che rendono la serie così godibile riguarda il modo in cui viene costruita la trasformazione del protagonista. I primi episodi non si affrettano a mostrare subito il lato più violento di Kim, ma prendono tempo per raccontare la sua vita ordinaria, fatta di piccole frustrazioni quotidiane e di un rapporto complicato con la figlia, che a scuola affronta episodi di bullismo e isolamento. Solo pian piano lo spettatore comincia a intuire che qualcosa, sotto la superficie, non torna, fino al momento in cui il passato del protagonista esplode letteralmente sullo schermo. Questa scelta di ritmo, tipica dei migliori revenge thriller coreani, rende ancora più soddisfacente il cambio di marcia quando arriva.
Non è un caso che diversi osservatori abbiano paragonato la serie a Taken, il film con Liam Neeson diventato un classico del genere action legato ai rapimenti familiari, oppure a Mercy for None, altro titolo coreano che ha avuto parecchio successo su Netflix e che vede tra i protagonisti proprio So Ji-sub. La somiglianza con Taken è stata sottolineata così spesso dalla stampa coreana che la serie viene descritta a volte come una specie di versione locale di quella storia, con l’aggiunta però di un tono più ironico e di un impianto corale che coinvolge più personaggi rispetto al film americano.
Nel cast trovano spazio anche Joo Sang-wook nei panni del direttore Joo Kang-chan, Son Na-eun in quelli di Sang-ah, e la giovane Seo Su-min, che interpreta Min-ji, la figlia al centro di tutta la vicenda. Un insieme di interpreti che riesce a dare spessore anche ai personaggi secondari, evitando che restino semplici comparse funzionali alla trama del protagonista.
Alla fine, quello che colpisce di più in Agent Kim Reactivated è proprio l’equilibrio tra i toni diversi che la serie riesce a tenere insieme senza risultare confusa: il dramma legato alla scomparsa della figlia, la tensione delle scene d’azione, e allo stesso tempo momenti più leggeri legati alla vita da padre single del protagonista. Un mix che spiega bene perché la serie stia conquistando così tanti spettatori in queste settimane, e perché valga la pena recuperarla se ancora non l’hai iniziata.


