C’è una scena in Oi Vita Mia che molti spettatori non riescono a guardare senza commuoversi. Un anziano cammina lentamente per i corridoi di una casa di riposo, tiene in mano una piccola telecamera e filma tutto quello che gli succede intorno. Lo fa perché ha l’Alzheimer, e sa che senza quelle immagini i ricordi sparirebbero nel nulla, uno dopo l’altro, come se qualcuno spegnesse le luci di una stanza. Quel personaggio si chiama Mario, detto “Monicelli”, e lo interpreta Lino Banfi. Quello che non tutti sanno è che Banfi quella malattia non l’ha solo recitata: l’ha vissuta davvero, per anni, guardando sua moglie Lucia perdersi lentamente fino alla fine.
È questa la curiosità più toccante dietro al film che in questo momento è il più visto su Netflix Italia, e che al cinema aveva già fatto numeri straordinari: quasi 9 milioni di euro di incasso, più del doppio di qualsiasi altro film precedente del duo comico Pio e Amedeo. Un successo che nessuno aveva previsto con quella portata, e che racconta qualcosa di preciso sul pubblico italiano: quando una commedia riesce a essere anche vera, la gente ci va.
Lino Banfi e la scelta più coraggiosa della sua carriera
Quando Pio e Amedeo hanno pensato al personaggio di Mario, sapevano già che volevano un solo attore per interpretarlo. Erano convinti che quel ruolo potesse essere solo di Lino Banfi, e non soltanto per la sua bravura. C’era qualcosa di più profondo: Banfi aveva vissuto con sua moglie Lucia il percorso devastante dell’Alzheimer, e quella esperienza aveva lasciato in lui una consapevolezza che nessuna preparazione tecnica può dare.
Il problema era trovare il coraggio di chiedergli di farlo. Lo stesso Amedeo ha ammesso che era difficile anche solo avvicinarsi all’argomento, sapendo quello che Banfi aveva passato. Alla fine gli hanno proposto il ruolo, e lui ha accettato. Non solo ha accettato: si è messo a lavorarci con una dedizione che ha sorpreso tutti sul set. “Per rendere credibile il personaggio ogni tanto gli facevo tremare la mano” ha raccontato Banfi, spiegando come avesse studiato i dettagli fisici della malattia per portarli sullo schermo in modo autentico. E quando le scene diventavano troppo vicine alla sua storia personale, invece di proteggersi dietro la risata – che è sempre stata la sua difesa naturale – ha scelto di andare fino in fondo.
Il risultato è una delle interpretazioni più intense degli ultimi anni della sua lunghissima carriera. “La prima volta che abbiamo girato con Lino siamo scoppiati in lacrime” ha detto Pio. “Lui trasuda emozione, dignità, verità. È un attore che ti restituisce tutto senza dire una parola.”
Il personaggio di Mario e l’omaggio a Monicelli
Il soprannome del personaggio non è casuale. Mario si chiama “Monicelli” perché porta sempre con sé una piccola telecamera con cui filma la realtà, i volti, i momenti della giornata, come se stesse girando un documentario della sua stessa vita. È un omaggio dichiarato al grande regista Mario Monicelli, uno dei maestri della commedia italiana, e allo stesso tempo una metafora potente: un uomo che usa le immagini per tenere in vita la memoria che la malattia sta consumando.
Questo personaggio attraversa tutto il film come una presenza silenziosa e preziosa. Osserva i giovani che arrivano alla casa di riposo, li ascolta, a volte li sorprende con una lucidità improvvisa che contrasta con i momenti di confusione. Il suo ultimo gesto – lasciare un progetto che unisca le due comunità, quella dei giovani e quella degli anziani – vale come un testamento morale che Pio e Amedeo hanno costruito con grande cura.
Il primo film da registi dopo quattro da attori
Oi Vita Mia è il quinto film in cui Pio e Amedeo recitano, ma il primo che hanno anche diretto. Nei quattro precedenti erano sempre stati guidati da altri registi, tra cui Gennaro Nunziante, lo stesso che ha costruito la carriera cinematografica di Checco Zalone. Questa volta hanno voluto fare tutto da soli: hanno scritto la sceneggiatura insieme a Emanuele Licitra, regista del loro programma televisivo Emigratis, e hanno preso in mano la macchina da presa per la prima volta.
“All’inizio passare dall’altra parte della cinepresa ci spaventava molto” ha ammesso Pio. “Abbiamo visioni opposte anche sul piano della regia, ma alla fine queste differenze si completano.” Il risultato è un film che porta la loro firma in modo riconoscibile: la comicità è quella di sempre, diretta e senza filtri, ma intorno c’è qualcosa di più maturo, una struttura narrativa più solida, una voglia dichiarata di andare oltre la gag e raccontare qualcosa che resti.
La notte sul set fino alle 4 di mattina
Una delle storie più belle che girano intorno a questo film riguarda proprio Lino Banfi e una notte di riprese particolarmente lunga. A 89 anni, Banfi si è trovato sul set fino alle 4 di mattina senza mai dare segni di stanchezza o impazienza. Pio e Amedeo lo hanno raccontato con una certa incredulità: “Non ha fatto una piega.” Per i due registi, che di Banfi sono fan dichiarati fin da bambini – cresciuti guardando i suoi film come tanti ragazzi pugliesi della loro generazione – lavorare con lui è stato qualcosa che va ben oltre il semplice sodalizio professionale.
“Lino è sempre stato il nostro mito” hanno detto. E si vede, in ogni scena che lo riguarda: c’è una cura nei dettagli, un’attenzione al suo personaggio che non si trova in ogni commedia italiana.
Le location: tutta la Puglia come sfondo
Il film è stato girato interamente in Puglia, la regione di origine di Pio e Amedeo. Le riprese si sono svolte tra Vieste, le coste del Gargano, Peschici e San Giovanni Rotondo, da maggio a luglio 2025. Le spiagge, i vicoli, il mare del Sud fanno da sfondo naturale a tutta la storia, trasformando le location in qualcosa di più di una semplice ambientazione. C’è un legame tra quei luoghi e i due protagonisti che si sente sullo schermo, un senso di appartenenza che dà al film un calore difficile da costruire artificialmente.
I Pooh, Luca Argentero e la scena nei titoli di coda
Il film è pieno di momenti e dettagli che i più attenti si sono già goduti, e che stanno circolando molto tra chi lo ha visto su Netflix. I Pooh compaiono nel film in una scena sul terrazzo della casa di riposo, quasi un concerto improvvisato per gli anziani, e il pubblico in sala li ha accolti con reazioni memorabili. Luca Argentero fa invece un cameo a sorpresa in un ruolo secondario, riconoscibile ma inaspettato.
E poi ci sono i titoli di coda, che molti considerano già da soli uno dei momenti migliori del film: gli anziani del cast parodiano alcune delle scene più famose del cinema mondiale, tra cui Basic Instinct e Harry ti presento Sally. Una scena completamente fuori controllo, come la descrivono le recensioni, che ha fatto alzare il pubblico dalle sedie ridendo.
Il titolo e la canzone del 1915
Non tutti lo sanno, ma il titolo del film non è un’invenzione: “Oi vita mia” è il ritornello di ‘O Surdato ‘Nnammurato, una canzone napoletana del 1915 che attraversa il film come un filo conduttore. La melodia riaffiora nei momenti più emozionanti, dando alla storia una continuità emotiva che lega passato e presente, giovani e anziani, comicità e malinconia.
Oi Vita Mia è una di quelle commedie italiane che funzionano perché non hanno paura di essere anche tristi. E il merito principale va a un 89enne che ha trovato il coraggio di interpretare una malattia che conosce meglio di chiunque altro sul set.
Hai già visto Oi Vita Mia su Netflix? La scena che ti ha colpito di più era quella di Lino Banfi? Raccontacelo nei commenti.


