Questa sera, 8 gennaio 2026, Rai 3 dedicherà una serata speciale a David Bowie, uno degli artisti più originali e influenti della musica del Novecento. Il canale trasmetterà alle 21,20 il docu-film “Moonage Daydream” del regista Brett Morgen, un lavoro molto atteso che racconta la vita, l’arte e l’evoluzione di Bowie attraverso immagini, suoni e filmati d’archivio. La messa in onda cade nel giorno del compleanno di Bowie e a dieci anni dalla sua scomparsa, un momento ideale per ricordare la sua carriera straordinaria e l’impatto che ha avuto sulla cultura mondiale.
“Moonage Daydream” non è un documentario tradizionale. Il regista statunitense, noto per altri lavori su musicisti e band come Kurt Cobain e i Rolling Stones, ha scelto di costruire un’esperienza immersiva, come un viaggio nella mente creativa di David Bowie. Il film utilizza quattro decenni di materiale d’archivio fornito dagli eredi dell’artista, che per molti anni hanno custodito gelosamente foto, video, registrazioni, interviste e documenti rari. Questa collezione è una delle più vaste mai messe a disposizione per un progetto audiovisivo sulla figura di Bowie.
La musica è al centro del racconto. Nel film sono presenti ben 48 canzoni, molte delle quali rimasterizzate per l’occasione e strettamente legate alle immagini mostrate. Queste tracce musicali rendono “Moonage Daydream” un’opera non solo da ascoltare ma da vivere, perché accompagnano il pubblico attraverso le varie fasi della carriera di Bowie, dalle prime canzoni fino alle produzioni più mature e sperimentali.
Ricostruire il percorso di un’artista come David Bowie era una sfida enorme, perché la sua vita e la sua arte sono state sempre in continuo mutamento. Bowie non è mai stato un personaggio semplice o facile da inquadrare. Durante la sua lunga carriera ha cambiato immagine molte volte, ha esplorato generi musicali diversi e ha cercato costantemente nuove forme di espressione artistica. È stato Ziggy Stardust, un personaggio alieno e ribelle; è stato il Duca Bianco, figura che giocava con sofisticate immagini teatrali; è stato un artista che ha sperimentato senza paura attraverso moda, teatro, pittura e cinema.
La scelta di Morgen di utilizzare quasi unicamente la voce e le parole di Bowie come filo conduttore ha eliminato la presenza di interviste di amici o colleghi, una pratica comune nei documentari musicali. In questo modo il film si concentra sulla percezione intensa dell’artista stesso, sulla sua visione della vita e della creatività. Questa scelta narrativa può sembrare estrema, ma riflette il desiderio di cogliere Bowie “dal di dentro”, lasciando che sia la sua stessa voce a guidare il pubblico attraverso i suoi pensieri, le sue paure, le sue domande e le sue scoperte.
Il film si apre con una riflessione sulla vita e sul tempo, una delle tematiche che Bowie ha esplorato più volte nella sua musica e nella sua filosofia personale. La prima parte del docu-film utilizza pensieri e citazioni che sembrano parlare direttamente all’anima dello spettatore, mentre la musica in sottofondo crea un ponte emotivo tra le immagini e i concetti espressi. Dopo questa introduzione filosofica, il documentario si trasforma in un viaggio attraverso suoni, colori, video e momenti tratti da esibizioni dal vivo e da registrazioni rare.
Parte importante della narrazione riguarda il modo in cui Bowie ha affrontato la sua identità artistica e personale. Fin dagli esordi, negli anni Sessanta e Settanta, ha fatto della trasformazione continua uno dei punti chiave della sua arte. Questo lo ha portato a sperimentare con il suo aspetto, con i suoi suoni e con la sua presenza sul palco. Personaggi come Ziggy Stardust non erano solo costumi o ruoli da recitare, ma modi per esplorare diverse possibilità creative e umane.
Il film non segue una linea temporale rigida. Le immagini e i suoni si susseguono senza seguire un ordine cronologico preciso, creando un effetto che è più simile a un flusso di coscienza che a una storia biografica classica. Questo stile può sembrare difficile all’inizio, ma permette di entrare più profondamente nel mondo emotivo di Bowie, cogliendo connessioni tra momenti diversi della sua vita e del suo lavoro.
Tra le scene più intense ci sono quelle che mostrano esibizioni dal vivo tratte da diverse epoche, con brani che sono entrati nella storia della musica mondiale. Canzoni come “Space Oddity”, “Life on Mars?”, “Ashes to Ashes” e “Heroes” risuonano nel film non solo come pezzi musicali, ma come tappe di un percorso umano e creativo. Ogni canzone porta con sé un pezzo della storia di Bowie e del suo rapporto con il pubblico.
Al centro di “Moonage Daydream” c’è anche la figura di Bowie come artista totale, cioè qualcuno che non si è limitato alla musica ma ha esplorato molte forme di espressione. Ha lavorato nel cinema, ha scritto testi, ha partecipato a progetti teatrali e ha collaborato con altri artisti in campi diversi. La sua curiosità e la sua apertura mentale l’hanno spinto a non accontentarsi mai di un solo modo di creare.
Un altro aspetto interessante è il modo in cui Bowie ha affrontato il rapporto con l’amore e con le relazioni. Nel corso della sua vita ha espresso molte idee e ha vissuto trasformazioni profonde anche in questo campo, passando da una visione iniziale di distacco a una successiva ricerca di affetto e stabilità, in particolare con la moglie Iman, con la quale ha condiviso molti anni di vita felice.
La lavorazione del film ha coinvolto artisti e tecnici di grande esperienza, tra cui il produttore storico di Bowie e molti professionisti del suono e dell’immagine. Il risultato è un’opera che unisce qualità tecnica, intensità emotiva e rispetto per la figura dell’artista.
“Moonage Daydream” è un film che invita lo spettatore a non limitarsi a guardare, ma a sentire, a entrare in un percorso sensoriale e creativo che attraversa molte sfaccettature della vita e dell’arte di David Bowie. Per molti fan e per chi ama la musica d’autore, la visione può diventare un’esperienza toccante e significativa, capace di far riflettere sul valore della libertà espressiva e sull’importanza di seguire la propria strada.
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