La sesta stagione di Only Murders in the Building si prepara a cambiare parecchio: Charles, Oliver e Mabel lasceranno New York e si sposteranno a Londra per una nuova indagine, mentre il cast si riempie di nomi enormi. Il problema è che le guest star annunciate sono già 22, e a questo punto viene spontaneo chiedersi se la serie non stia rischiando di allontanarsi troppo dalla formula che l’ha resa così amata.
Il trio formato da Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez resta naturalmente al centro della storia. La sesta stagione ripartirà dal delitto di Cinda Canning, mostrato nel finale della quinta, e porterà i protagonisti oltreoceano. La produzione è già in corso nel Regno Unito e, per ora, non è stata ancora comunicata una data precisa di uscita.
Fin qui, nulla di preoccupante.
Anzi, cambiare città dopo cinque stagioni può essere esattamente quello che serve per evitare che l’Arconia diventi il condominio con il più alto tasso di omicidi della storia dell’urbanistica.
Il vero dubbio riguarda un altro aspetto.
Ventidue guest star sono tantissime
La lista dei nuovi ingressi è impressionante.
Ci saranno Olivia Colman, David Tennant, Nicola Coughlan, Martin Freeman, Sharon Horgan, Geri Halliwell-Horner, Jodie Whittaker, Jim Broadbent, Richard Ayoade, Jennifer Saunders, Simone Ashley, Peter Capaldi, Kathryn Hunter, Derek Jacobi e molti altri. Al momento sono state confermate ben 22 guest star.
Sulla carta è difficile lamentarsi.
Olivia Colman da sola sarebbe sufficiente per rendere interessante qualunque giallo britannico. Aggiungiamo Tennant, Freeman, Coughlan e una parte considerevole della televisione inglese degli ultimi vent’anni e il risultato sembra quasi un evento televisivo permanente.
Ma Only Murders in the Building avrà ancora 10 episodi.
E dieci episodi da circa mezz’ora non sono infiniti.
La serie funzionava perché i tre protagonisti avevano tempo per stare insieme
Ripensando alla prima stagione, la forza della serie non era soltanto capire chi avesse commesso l’omicidio.
Era vedere Charles, Oliver e Mabel conoscersi.
Tre persone completamente diverse.
Charles rigido, solitario e un po’ impacciato.
Oliver incapace di vivere senza trasformare ogni situazione in uno spettacolo.
Mabel molto più giovane, sarcastica e apparentemente distante.
L’indagine era importante, ma serviva anche per obbligarli a trascorrere del tempo insieme.
Da quella convivenza improbabile è nata la parte migliore della serie.
Le battute funzionavano perché conoscevamo i personaggi.
I momenti emotivi funzionavano perché avevamo visto lentamente costruirsi la loro amicizia.
E ancora oggi basta mettere Steve Martin e Martin Short nella stessa stanza per ottenere più divertimento di quanto molti altri show riescano a produrre con un’intera sceneggiatura.
Le guest star hanno sempre funzionato, ma erano un’aggiunta
Only Murders in the Building ha sempre avuto grandi ospiti.
Paul Rudd.
Shirley MacLaine.
Amy Schumer.
Jesse Williams.
Poi è arrivata Meryl Streep, che dalla terza stagione è diventata molto più di un semplice cameo.
La quarta stagione ha aggiunto Zach Galifianakis, Eugene Levy, Eva Longoria e Melissa McCarthy.
La quinta ha continuato con Bobby Cannavale, Christoph Waltz e Renée Zellweger.
La tendenza quindi non nasce con la sesta stagione.
Il problema è la quantità.
Ventidue personaggi nuovi o comunque aggiuntivi significano inevitabilmente dividere il tempo disponibile tra sospettati, vittime, possibili complici, vecchie conoscenze e il trio principale.
E se ognuno deve avere almeno una scena memorabile, iniziamo ad avere un problema matematico.
Londra potrebbe invece essere la vera idea giusta
Il trasferimento in Inghilterra mi incuriosisce molto di più rispetto alla sfilata di celebrità.
La serie ha costruito buona parte della propria identità sul rapporto tra i protagonisti e New York, soprattutto con l’Arconia.
Portare Charles, Oliver e Mabel a Londra significa toglierli dal loro ambiente naturale.
Saranno stranieri.
Dovranno muoversi in una città diversa.
E soprattutto potranno confrontarsi con un altro modo di raccontare il giallo.
Lo showrunner John Hoffman ha già anticipato che la stagione giocherà con la grande tradizione britannica del mistero, da Agatha Christie ad Arthur Conan Doyle, mettendola in relazione con il true crime moderno e i podcast.
Questa sì che potrebbe essere una svolta molto interessante.
Charles che prova a comportarsi come Sherlock Holmes mentre Oliver probabilmente vuole trasformare l’indagine in un musical londinese è già una situazione che guarderei volentieri.
Il rischio è trasformare ogni episodio nel gioco “indovina la celebrità”
La presenza di grandi nomi crea inevitabilmente un altro problema.
Se introduci Olivia Colman in un giallo, lo spettatore pensa immediatamente che il suo personaggio debba essere importante.
Se compare David Tennant, idem.
Martin Freeman? Sospetto.
Peter Capaldi? Ancora più sospetto.
Alla ventesima guest star diventa quasi impossibile capire chi sia lì per interpretare un ruolo essenziale e chi sia arrivato semplicemente per divertirsi qualche giorno sul set.
Naturalmente gli autori possono utilizzare proprio questa aspettativa per depistarci.
Ma c’è una linea sottile tra avere un cast ricchissimo e trasformare la trama in una passerella di attori famosi.
Dopo sei stagioni è normale voler creare rumore
Bisogna però capire anche la strategia.
Una serie arrivata alla sesta stagione deve continuare a creare curiosità.
L’annuncio di una nuova guest star finisce sui giornali.
Il nome di Olivia Colman genera attenzione.
David Tennant porta con sé il proprio pubblico.
Nicola Coughlan ne porta un altro ancora.
Dal punto di vista promozionale funziona benissimo.
E Only Murders in the Building può permetterselo perché negli anni è diventata una serie molto prestigiosa, con sette Emmy vinti e 61 candidature complessive.
Il rischio arriva soltanto se il marketing finisce per condizionare troppo il racconto.
Perché personalmente preferisco venti minuti di Oliver e Charles che litigano su un dettaglio completamente inutile rispetto a tre cameo messi lì per farci dire: “Ah, guarda chi c’è”.
Il trio deve restare la parte più importante
La sesta stagione può cambiare città.
Può riempirsi di attori britannici.
Può trasformare Londra in un gigantesco mistero.
Ma secondo me deve ricordarsi una cosa molto semplice: noi siamo arrivati fin qui per Charles, Oliver e Mabel.
L’omicidio cambia ogni anno.
I sospettati cambiano.
Le guest star cambiano.
L’amicizia tra quei tre è invece ciò che tiene insieme la serie.
Se Londra servirà a metterli ancora più alla prova, il cambiamento potrebbe funzionare benissimo.
Se invece finiranno per diventare semplicemente le tre persone che accompagnano una celebrità diversa in ogni episodio, qualcosa si sarà perso per strada.
Dove vedere Only Murders in the Building in Italia
In Italia le prime cinque stagioni di Only Murders in the Building sono disponibili su Disney+. Anche la sesta stagione è indicata per l’arrivo su Disney+ nel corso del 2026, ma al momento non è stata ancora annunciata una data italiana precisa.
Non resta quindi che aspettare per capire se Londra sarà la boccata d’aria fresca di cui la serie aveva bisogno oppure se quelle 22 guest star finiranno per togliere spazio proprio ai personaggi che ci hanno fatto innamorare dello show.
Tu cosa ne pensi? Preferisci una stagione piena di grandi nomi oppure vorresti che Only Murders in the Building tornasse a concentrarsi soprattutto su Charles, Oliver e Mabel? Scrivilo nei commenti e dicci la tua.


