Orange Is the New Black potrebbe tornare con un film reunion, almeno secondo il desiderio espresso da Natasha Lyonne. L’attrice, che nella serie interpretava Nicky Nichols, ha raccontato di voler ritrovare quei personaggi e quel gruppo di interpreti che per sette stagioni hanno condiviso il set del carcere di Litchfield. Non si tratta ancora di un progetto annunciato da Netflix, ma le sue parole sono bastate per far ripartire le speranze del pubblico.
Lyonne ne ha parlato durante un incontro organizzato in occasione dell’Italian Global Series Festival, la manifestazione che l’ha ospitata in Italia e le ha assegnato un premio alla carriera. L’attrice ha spiegato di amare ancora profondamente i personaggi e il gruppo nato attorno alla serie, arrivando a immaginare un piccolo film capace di riunirli.
La precisazione è importante. Al momento Netflix non ha confermato una continuazione, non risultano riprese programmate e non è stato annunciato il coinvolgimento della creatrice Jenji Kohan. Le parole di Lyonne sembrano quindi esprimere più un’intenzione personale che l’esistenza di un accordo già concluso. La disponibilità dell’attrice, però, rappresenta comunque un primo segnale interessante.
Orange Is the New Black debuttò nel 2013, in un periodo in cui le produzioni originali di Netflix non avevano ancora conquistato lo spazio che occupano oggi. La serie, ispirata al libro autobiografico di Piper Kerman e sviluppata per la televisione da Jenji Kohan, seguiva Piper Chapman dopo la sua condanna a quindici mesi di carcere per un reato commesso anni prima.
Quella premessa servì inizialmente per accompagnare il pubblico all’interno di Litchfield, ma il racconto si allargò presto alle altre detenute. Piper smise di essere l’unico riferimento e la serie iniziò a dedicare ampio spazio a personaggi come Nicky, Taystee, Red, Suzanne, Poussey, Gloria, Sophia e Dayanara.
Ognuna aveva una storia, una famiglia e un passato che aiutavano a capire come fosse arrivata in prigione. La serie alternava ironia, dramma e denuncia sociale, affrontando temi come il razzismo, la povertà, la dipendenza, gli abusi di potere e le condizioni del sistema carcerario statunitense.
Il successo non fu immediatamente percepito nemmeno da chi lavorava alla produzione. Natasha Lyonne ha ricordato che durante la prima stagione il cast non aveva la sensazione di partecipare a un fenomeno destinato a cambiare la televisione. Recitare in una serie distribuita attraverso una piattaforma digitale sembrava quasi una scelta minore, perché il pubblico non aveva ancora compreso pienamente cosa sarebbe diventata Netflix.
Quell’isolamento permise agli attori e agli autori di lavorare senza essere continuamente condizionati dalle reazioni del pubblico. Il successo arrivò in seguito, trasformando Orange Is the New Black in una delle prime serie capaci di dimostrare che una produzione nata per lo streaming poteva ottenere attenzione internazionale, premi e un seguito molto affezionato.
La serie andò avanti per sette stagioni e 91 episodi, concludendosi nel 2019. Una durata che oggi appare quasi insolita per Netflix, abituata spesso a interrompere le proprie produzioni dopo due o tre stagioni. Lyonne ha raccontato che il momento dell’addio a Nicky fu particolarmente doloroso e che durante le ultime scene molti membri del cast si ritrovarono a piangere.
In quegli anni cambiarono anche le vite degli interpreti. Ci furono matrimoni, separazioni, problemi personali e nuovi progetti professionali. Lyonne iniziò a lavorare a Russian Doll mentre era ancora impegnata nelle ultime stagioni di Orange Is the New Black, passando gradualmente dalla recitazione alla scrittura, alla produzione e alla regia.
Un eventuale film dovrebbe però affrontare una difficoltà evidente: il finale della serie aveva separato molte protagoniste. Alcune erano uscite dal carcere, altre erano state trasferite, mentre diverse storie si erano concluse in modo tragico o definitivo. Riunire tutti i personaggi nello stesso luogo richiederebbe quindi una motivazione credibile, non un semplice incontro costruito per sfruttare la nostalgia.
Proprio per questo Nicky Nichols potrebbe diventare un buon punto di partenza. Nel finale assume maggiori responsabilità all’interno della cucina del carcere e sembra raccogliere parte dell’eredità lasciata da Red. Un film potrebbe mostrare cosa è accaduto dopo, alternando la sua vita a quella delle ex detenute che hanno provato a ricostruirsi un’esistenza fuori da Litchfield.
Si potrebbe anche immaginare una storia ambientata durante un’occasione particolare, un processo, una protesta o un evento capace di rimettere in contatto persone ormai lontane. Il tono dovrebbe restare fedele alla serie, evitando una reunion leggera e rassicurante. Orange Is the New Black ha sempre raccontato affetti forti, ma senza dimenticare le ingiustizie e le conseguenze concrete delle scelte compiute dai personaggi.
Netflix conserva ancora tutte le sette stagioni nel proprio catalogo e continua a presentare la serie come uno dei titoli che hanno segnato la sua crescita. Per ora, però, il film resta un desiderio di Natasha Lyonne. Servirebbero il coinvolgimento di Jenji Kohan, la disponibilità del cast e soprattutto una storia abbastanza forte da giustificare il ritorno.
Tredici anni dopo il debutto e sette anni dopo il finale, rivedere Nicky Nichols e le altre protagoniste avrebbe comunque un significato particolare. Non sarebbe soltanto un’operazione nostalgica, ma il ritorno di una serie che ha contribuito a rendere lo streaming una parte centrale della televisione contemporanea.
Vi piacerebbe vedere un film reunion di Orange Is the New Black oppure preferite conservare il ricordo del finale originale? Scrivete la vostra opinione nei commenti.


