Annientamento è uno di quei film che, quando uscì nel 2018, non sembrò trovare subito il posto che meritava. Oggi però il discorso è cambiato parecchio, anche perché il film di Alex Garland si può recuperare facilmente su Netflix in Italia — anche se non nel piano con pubblicità — e col tempo è diventato uno di quei titoli che molti hanno rivalutato, soprattutto tra chi ama la fantascienza meno ovvia e più inquieta.
Il motivo per cui interessa ancora, otto anni dopo, è abbastanza semplice: Annientamento non assomiglia al classico film di fantascienza che ti prende per mano e ti spiega ogni cosa. Parte da una premessa forte, quasi da thriller: Lena, biologa interpretata da Natalie Portman, crede che il marito Kane sia morto durante una missione militare segreta. Poi lui ricompare all’improvviso, ma è chiaro da subito che qualcosa non va. Sta male, è confuso, sembra tornato da un posto che lo ha cambiato nel profondo. È così che Lena scopre l’esistenza dello Shimmer, una zona misteriosa che si sta allargando e che altera ogni forma di vita al suo interno.
Da lì in poi, Annientamento smette di essere solo una storia sul mistero da risolvere e diventa qualcos’altro. Lena entra nello Shimmer insieme a un gruppo quasi interamente femminile formato da scienziate e militari, tutte con ferite personali molto precise. Ed è qui che il film si stacca davvero da tanti altri titoli dello stesso genere. Non usa i personaggi solo come pedine da spedire in una zona pericolosa. Li tratta come persone già incrinate prima ancora che la missione cominci. Una soffre per un lutto, un’altra convive con l’autolesionismo, un’altra ancora nasconde una malattia. Lena stessa porta dentro di sé colpa, dolore e un rapporto col marito molto meno lineare di quanto sembrasse.
Per me è proprio questo il punto più forte del film. Lo Shimmer non funziona solo come minaccia esterna. Funziona anche come una specie di spazio che amplifica quello che i personaggi hanno già dentro. La trasformazione biologica, la contaminazione, la perdita dei confini tra una cosa e l’altra non riguardano solo l’ambiente. Riguardano anche l’identità, il dolore, il modo in cui una persona può cambiare fino a non riconoscersi più. Detta così può sembrare pesante, ma il film non lo racconta mai con aria da lezione. Lo fa soprattutto attraverso immagini, atmosfera e scene che ti restano in testa molto più delle spiegazioni.
Ed è impossibile parlare di Annientamento senza parlare proprio delle immagini. Lo Shimmer è uno degli ambienti più strani e riusciti della fantascienza recente. È bellissimo e spaventoso nello stesso momento. Le piante hanno colori quasi irreali, gli animali sembrano nati da un errore della natura, i corpi e il DNA si mescolano in modi disturbanti. Garland mette in scena questo spazio con una cura visiva che ancora oggi colpisce parecchio. Alcune sequenze hanno qualcosa di ipnotico, altre fanno proprio paura. E la cosa più riuscita è che il film non ti dice mai con precisione come dovresti sentirti. Ti lascia lì, tra meraviglia e disagio.
Un’altra ragione per cui Annientamento è stato rivalutato riguarda il suo tono. Dopo Ex Machina, Alex Garland avrebbe potuto scegliere qualcosa di più facile, più chiaro, più “vendibile” in modo immediato. Invece ha fatto un film più ambiguo, più freddo in certi momenti, meno preoccupato di risultare simpatico. E infatti il percorso commerciale del film non fu semplice: negli Stati Uniti uscì nelle sale con Paramount, mentre in molti territori internazionali venne distribuito direttamente da Netflix. Al botteghino incassò circa 43 milioni di dollari nel mondo, una cifra non disastrosa in assoluto ma nemmeno da grande successo, soprattutto considerando il budget. Insomma, all’epoca non fu accolto come un evento enorme.
Però il tempo, ogni tanto, sistema le cose meglio del weekend d’esordio. Oggi Annientamento viene spesso citato come uno dei titoli più forti della fantascienza degli ultimi anni, proprio perché non cerca scorciatoie. Non è il film che guardi per sentirti rassicurato. Non è nemmeno il classico film da vedere mentre fai altro. Ti chiede attenzione, e forse anche un po’ di disponibilità ad accettare che alcune risposte restino aperte. Ma in cambio ti lascia addosso immagini forti, personaggi meno prevedibili del solito e un finale che continua a farsi pensare anche dopo i titoli di coda. Non capita spesso.
C’è anche un altro dettaglio che secondo me conta. Annientamento è uno dei rari film di fantascienza recenti che riesce a essere cerebrale senza diventare sterile. Ha idee, simboli, livelli di lettura, ma non perde mai del tutto il contatto con la paura, con il corpo, con l’angoscia molto concreta di ciò che succede ai personaggi. In altre parole: non è un film che ti chiede di scegliere tra pensiero e tensione. Prova a tenere insieme entrambe le cose. E magari non piacerà a tutti proprio per questo, ma chi entra davvero nel suo mondo difficilmente lo dimentica.
Alla fine, dire che Annientamento sia uno sleeper hit perfetto forse è una formula un po’ americana, ma il senso si capisce. È uno di quei film partiti in modo meno rumoroso del previsto e diventati più solidi col passare degli anni. Oggi che è disponibile su Netflix in Italia, vale la pena recuperarlo o rivederlo con calma, soprattutto se all’epoca ti era sfuggito o se ti aveva lasciato perplesso. A volte i film più strani hanno solo bisogno del momento giusto. Tu lo avevi già visto quando uscì oppure sei tra quelli che lo stanno scoprendo soltanto adesso?


