«Era un vulcano, forse troppo. Voleva sempre di più». Beatrice Luzzi ha ricordato Paolo Calissano con parole che restituiscono un uomo molto diverso dall’immagine cupa legata agli ultimi anni della sua vita. Prima delle difficoltà, dei problemi personali e della morte a soli 54 anni, per lei c’era soprattutto un collega pieno di energia, intelligente, irrequieto e incapace di accontentarsi.
I due avevano lavorato insieme in Vivere, una delle soap italiane più popolari dei primi anni Duemila. Luzzi ha raccontato a La volta buona un Calissano che arrivava sul set e non si limitava a recitare. Osservava, interveniva, suggeriva soluzioni e, secondo lei, spesso aveva anche ragione.
«Aveva un cervello troppo vivo», avrebbe spiegato.
È forse la frase che racconta meglio il ricordo dell’attrice.
Non un uomo semplicemente ingestibile, ma una persona che sembrava avere continuamente bisogno di fare, progettare e andare oltre ciò che aveva già raggiunto. Calissano veniva da una famiglia benestante, aveva studiato, viaggiato e vissuto esperienze diverse prima ancora di diventare un volto conosciuto della televisione.
Poi qualcosa si è spezzato.
Luzzi ha provato a raccontarlo senza trasformarsi in una psicologa e senza pretendere di avere una risposta definitiva. La sua è la memoria di una persona che gli è stata vicina professionalmente e che, anni dopo, ha avuto modo di rivederlo profondamente cambiato.
Secondo il suo racconto, quella mente sempre accesa potrebbe essere diventata nel tempo anche un peso. «Probabilmente ha iniziato a spegnerlo per adeguarsi, ma ha esagerato», è una delle frasi attribuite all’attrice.
Dopo il drammatico episodio del 2005, quando nella sua abitazione morì per overdose Ana Lucia Bandeira Bezerra, la carriera di Calissano subì una brusca interruzione. L’attore patteggiò una condanna e trascorse parte del periodo successivo in una comunità di recupero.
Ci fu però chi provò a offrirgli una possibilità per tornare.
Maurizio Costanzo fu tra queste persone.
Nel 2007 Calissano entrò nel cast del musical A un passo dal sogno, scritto da Costanzo ed Enrico Vaime. Interpretava un insegnante di recitazione e quello spettacolo rappresentava concretamente un tentativo di riprendere il proprio mestiere dopo anni molto complicati. La partecipazione venne però interrotta nel 2008 in seguito a un malessere.
Luzzi lo ha sintetizzato con una frase dolorosa: «Costanzo cercò di aiutarlo a risalire, ma non ce la fece».
Non significa che nessuno sia riuscito ad aiutarlo o che il suo destino fosse già scritto. Significa piuttosto che quel ritorno non riuscì a restituirgli stabilmente la carriera e la vita professionale che aveva avuto.
Ancora più toccante è il ricordo di uno degli ultimi incontri.
Beatrice racconta di averlo incontrato in palestra dopo che Calissano aveva avuto problemi fisici. L’uomo che aveva davanti non sembrava più quello conosciuto sul set anni prima.
«Non si riconosceva più», avrebbe ricordato.
Da lì arriva forse la riflessione più dura: «Si era raccontato come un essere perfetto e poi ha dovuto fare i conti con le proprie fragilità. Non è riuscito a dirsi la verità in faccia».
È una frase forte e va letta per ciò che è: il pensiero personale di Beatrice Luzzi sul collega che aveva conosciuto, non una diagnosi sulle ragioni delle sue difficoltà.
Paolo Calissano morì il 29 dicembre 2021 nella sua casa di Roma. Gli accertamenti indicarono un’intossicazione da farmaci antidepressivi. La sua storia è tornata più volte al centro di programmi televisivi anche negli anni successivi, attraverso testimonianze familiari e documenti che hanno mostrato quanto fossero complessi gli ultimi anni della sua vita.
Il ricordo di Luzzi aggiunge però qualcosa di diverso.
Prima della cronaca c’era un attore.
Prima delle fragilità pubbliche c’era un uomo che arrivava sul set con troppe idee, forse troppa energia e una voglia continua di fare qualcosa in più.
Ed è probabilmente questo Paolo Calissano che Beatrice Luzzi ha voluto riportare per qualche minuto davanti al pubblico.
Voi ricordate Paolo Calissano in Vivere e nelle fiction dei suoi anni migliori? Qual è il ruolo con cui vi è rimasto più impresso? Scrivetecelo nei commenti.


