Il maestro del cinema italiano Paolo Sorrentino si è messo a nudo in una delle interviste più intime e rivelatrici della sua carriera, confessando come il cinema sia stato letteralmente la sua salvezza durante un’adolescenza difficile e caratterizzata dalla depressione. Durante una masterclass di novanta minuti al Festival del Cinema di Sarajevo, dove ha ricevuto l’Honorary Heart of Sarajevo Award, il regista premio Oscar ha rivelato dettagli inediti sulla sua vita privata e sul rapporto viscerale con la settima arte.
“Il cinema ha salvato la mia vita triste”, ha dichiarato Sorrentino con una sincerità disarmante, raccontando di come da adolescente depresso trascorresse le giornate “a casa, da solo, guardando film in televisione”. Una confessione che getta nuova luce sulla genesi artistica di uno dei registi più apprezzati al mondo, rivelando come dietro i capolavori cinematografici si celi spesso un dolore profondo trasformato in arte.
Le dichiarazioni arrivano alla vigilia della première mondiale di “La Grazia”, il suo nuovo film che aprirà il Festival di Venezia il 27 agosto 2025 e che lo vedrà nuovamente collaborare con Toni Servillo. Ma è proprio parlando del suo futuro che Sorrentino ha spiazzato tutti con un pessimismo autoironico che ha fatto ridere il pubblico: “Probabilmente farò peggio, come molti registi”, ha dichiarato quando gli è stato chiesto dei suoi prossimi progetti, invitando il pubblico a non nutrire troppe aspettative.
Durante la conversazione con il regista serbo Ognjen Glavonić, Sorrentino ha anche rivelato il suo metodo creativo poco convenzionale: “Non mi piace avere obiettivi. Non amo l’idea di dover fare cose nuove. Sto a casa senza fare niente, e poi improvvisamente qualcosa mi viene in mente che diventa un’ossessione, e dico: ‘Ok, facciamo un film su questa ossessione'”. Un approccio che spiega l’unicità e l’intensità emotiva delle sue opere cinematografiche.
Dal debutto traumatico a Venezia ai trionfi internazionali
Sorrentino ha anche ripercorso i momenti più significativi della sua carriera ventennale, a partire dal debutto a Venezia nel 2001 con “L’uomo in più”. “Quando sono andato la prima volta a Venezia, non sapevo niente del mondo del cinema”, ha ricordato il regista. “Ricordo la prima volta che ho fatto un incontro con i giornalisti – con 10 giornalisti. Non capivo che erano giornalisti, e perché erano seduti davanti a me. È stato uno shock completo la prima volta”.
Un aneddoto che rivela l’ingenuità iniziale di quello che sarebbe diventato uno dei registi più celebrati del cinema italiano contemporaneo. Ma le sorprese non finirono lì: pochi mesi dopo il debutto veneziano, Sorrentino ricevette una telefonata che inizialmente pensò fosse uno scherzo del suo produttore. “Il mio produttore faceva sempre scherzi con voci diverse”, ha raccontato. “E il tipo disse: ‘Robert De Niro vuole il tuo film al Tribeca Film Festival!’“.
La diffidenza iniziale di Sorrentino verso quella che credeva essere l’ennesima burla si trasformò presto nella consapevolezza di aver ricevuto un riconoscimento internazionale straordinario per un regista esordiente. Un episodio che segna simbolicamente l’inizio della sua ascesa verso la fama mondiale.
La filosofia lavorativa: veloce sul set per tornare a casa
Una delle rivelazioni più divertenti della masterclass riguarda il rapporto di Sorrentino con il lavoro sul set. “Non amo lavorare sul set. Sono molto veloce, perché non vedo l’ora di tornare a casa”, ha confessato il regista, aggiungendo con autoironia: “I produttori mi amano perché faccio risparmiare soldi, ma solo perché sono impaziente di tornare a casa a guardare le partite di calcio”.
Questa dichiarazione svela un lato inaspettato del regista de “La Grande Bellezza”, mostrando come dietro le sue elaborate messe in scena si nasconda un approccio pragmatico e sorprendentemente casalingo. Una confessione che umanizza ulteriormente la figura di uno dei cineasti più sofisticati del panorama internazionale.
Ma c’è anche una spiegazione artistica a questa fretta: Sorrentino ha spiegato di essere guidato principalmente dalla curiosità verso “quello che succede nella mente delle persone che sono molto lontane da me”. Un interesse antropologico che lo spinge a esplorare caratteri completamente opposti alla sua personalità, come ha fatto con Silvio Berlusconi in “Loro”.
L’ispirazione di Maradona: quando il calcio incontra il cinema
Tra i momenti più toccanti della conversazione, Sorrentino ha raccontato l’impatto che Diego Maradona ebbe sulla sua formazione artistica. L’arrivo del campione argentino a Napoli nel 1984, quando il futuro regista aveva 14 anni, rappresentò per lui una rivelazione fondamentale.
“Quando avevo 14 anni, e Maradona è arrivato a Napoli, per la prima volta ho capito cosa fosse uno spettacolo”, ha raccontato Sorrentino. “Maradona ci ha detto – ha detto a me, ha detto al popolo napoletano – cos’è un grande, incredibile spettacolo. E ho scoperto la stessa cosa attraverso il cinema – l’opportunità di mettere su un grande spettacolo”.
Questa connessione tra il genio calcistico di Maradona e la passione cinematografica di Sorrentino illumina una delle chiavi interpretative della sua opera, spiegando quell’elemento di spettacolarità barocca che caratterizza molti dei suoi film. Non a caso, “È stata la mano di Dio”, uno dei suoi lavori più personali, è dedicato proprio a quella stagione magica del calcio napoletano.
Le ossessioni creative: da Berlusconi alla natura umana
Sorrentino ha anche approfondito il suo metodo di selezione dei soggetti, spiegando come sia attratto dai personaggi che rappresentano il suo opposto. “Sono molto pigro, e sono esattamente l’opposto di Berlusconi. Quindi ero molto curioso di scoprire come quell’uomo fosse così pieno di vita, così pieno di entusiasmo, così pieno di obiettivi nella vita”.
Questa curiosità verso le personalità antitetiche alla sua ha prodotto alcuni dei ritratti più memorabili del cinema italiano contemporaneo. “I personaggi di cui mi innamoro sempre sono sempre personaggi molto, molto diversi da me. In una parte nascosta di me, vorrei essere loro”, ha confessato il regista.
Una dichiarazione che rivela la profondità psicologica del suo approccio alla regia, mostrando come ogni film rappresenti per lui un’esplorazione di possibilità esistenziali alternative, un modo per vivere vite che non potrebbe mai vivere nella realtà.
La saggezza cinematografica: “Siamo gli eroi della nostra vita”
Quando un membro del pubblico gli ha chiesto una definizione di saggezza, Sorrentino ha risposto citando il personaggio di Jep Gambardella de “La Grande Bellezza”: “La vita è una sorta di bla, bla, bla. E sotto il bla, bla, bla, stiamo vivendo. Siamo gli eroi della nostra vita”.
Una riflessione che sintetizza la filosofia esistenziale che permea tutta la sua opera cinematografica, quella tensione tra la superficie apparentemente futile dell’esistenza e la profondità emotiva che si nasconde sotto le convenzioni sociali.
Verso “La Grazia”: il nuovo capitolo veneziano
Il regista si prepara ora alla première di “La Grazia” al Festival di Venezia, dove tornerà in concorso dopo “È stata la mano di Dio” del 2021, che vinse il Leone d’Argento. Il nuovo film, che segna la settima collaborazione con Toni Servillo e vede nel cast anche Anna Ferzetti, è descritto come una storia d’amore ambientata in Italia.
Le riprese, iniziate nella primavera 2025 tra Torino e il Piemonte, hanno visto Sorrentino esplorare nuove location dopo i recenti omaggi a Napoli con “È stata la mano di Dio” e “Parthenope”. Un segnale che il regista continua a evolversi artisticamente, pur mantenendo quella tensione emotiva che caratterizza il suo cinema.
“Ogni volta che sento di essere troppo triste, penso: ‘Ora è il momento di fare un film'”, ha concluso Sorrentino, rivelando come il cinema rimanga la sua terapia più efficace contro le ombre dell’esistenza. Una confessione che illumina il legame indissolubile tra la sua sofferenza personale e la sua genialità artistica.
E tu cosa pensi delle confessioni di Paolo Sorrentino? Credi che i grandi artisti debbano necessariamente attingere dal dolore personale per creare capolavori? Raccontaci nei commenti quale film di Sorrentino ti ha colpito di più e perch


