Ci sono personaggi televisivi che fanno paura per quello che fanno. E poi ci sono quelli che fanno paura per quello che sono, per come guardano, per come sorridono nel momento sbagliato, per come riesci a non capire mai se dietro quegli occhi ci sia davvero qualcosa o solo il vuoto. Jane, interpretata da Nicole Brydon Bloom nella seconda stagione di Paradise, appartiene interamente alla seconda categoria. Ed è per questo che il sesto episodio della serie, intitolato proprio “Jane” e disponibile su Disney+ dal 16 marzo 2026, è uno dei più attesi e dei più riusciti dell’intera stagione.
Fino a questo episodio, Jane era un personaggio costruito sull’assenza di spiegazioni. Sapevamo che era pericolosa, che era leale a Sinatra – la presidente interpretata da Julianne Nicholson – e che era capace di passare in un secondo da un sorriso quasi ingenuo a una freddezza assoluta. Non sapevamo perché. Non sapevamo da dove venisse tutta quella violenza silenziosa. L’episodio 6 risponde a queste domande, e la risposta è più inquietante di quanto ci si aspettasse.
Tutto comincia nel 1997, con una scena che sembra uscita da un film horror. Un uomo si precipita a consegnare un messaggio legato alla nascita di una bambina. La bambina è Jane. Il messaggio è semplice e terrificante: “Il 6 giugno alle 12:01 di notte nascerà una killer.” Da questo momento in poi, l’episodio ripercorre la vita di Jane dall’infanzia fino a oggi, mostrando come una profezia possa diventare una condanna, e come il modo in cui vieni trattato da piccolo possa costruire o distruggere qualsiasi possibilità di normalità.
La madre di Jane riceve quella profezia e decide di crederci. E da quel momento tratta la figlia con freddezza e disprezzo, come se il solo fatto di essere nata fosse già una colpa. Da bambina, Jane si inventa un amico immaginario che chiama Climby per sopravvivere all’isolamento. Le scene dell’infanzia sono costruite con una cura particolare: Jane non è un mostro sin da subito, è una bambina sola a cui nessuno ha mai dato la possibilità di essere qualcosa di diverso. In un confronto con la madre e il compagno di lei, quasi uccide entrambi, poi si ferma. Ma l’effetto che quella scena ha sulla madre dice tutto: la profezia era già diventata realtà nella testa di quella donna ancora prima che Jane facesse davvero qualcosa di male.
Anni dopo, Jane finisce alla CIA, nel programma di addestramento segreto conosciuto come “The Farm”. Lì incontra una mentore di nome Stacy, che le insegna la meditazione e il controllo delle emozioni. Quelle lezioni non la rendono più umana – la rendono più pericolosa, perché trasformano un’instabilità grezza in qualcosa di preciso, controllato, affilato come un bisturi.
L’episodio risponde anche alla domanda che molti spettatori si erano fatti: Jane è nata così o è diventata così? Il produttore esecutivo John Hoberg ha spiegato in un’intervista che la risposta è deliberatamente ambigua. “Se fosse cresciuta con la famiglia giusta, con una madre che non la risentisse, forse sarebbe andata bene. Forse sarebbe solo diventata una politica” ha detto. “Ma il peggio che potevi fare con quella persona era esattamente come è stata cresciuta.” Non è un’assoluzione – Jane fa cose orribili con piena consapevolezza – ma è una spiegazione che la rende più umana senza toglierle nulla del terrore che genera.
La parte presente dell’episodio è altrettanto densa. Jane esce dal bunker da sola per affrontare una milizia armata che minaccia l’ingresso. Nessun’altra persona avrebbe fatto quello che fa lei: si avvicina agli uomini armati con una calma totale, prende uno di loro come ostaggio e tratta con il loro capo come se stesse discutendo il meteo. La situazione si risolve senza spargimento di sangue, ma il modo in cui Jane la gestisce dice tutto sul tipo di persona che è diventata.
Nel frattempo, all’interno del bunker la dottoressa Gabriela Torabi – interpretata da Sarah Shahi – continua a indagare su Sinatra, ascoltando conversazioni registrate nel tentativo di trovare prove che la sua ex amica stia nascondendo qualcosa di mostruoso. Il rapporto tra Jane e Sinatra è al centro di tutto: Jane vede in lei una figura quasi materna, una persona che le dà uno scopo e una direzione. È questo che la rende così pericolosa – non è una killer per caos, è una killer per fedeltà.
Nicole Brydon Bloom è semplicemente straordinaria. La capacità di passare da un’espressione quasi dolce a una totale assenza in meno di un secondo è una di quelle cose che non si può insegnare. Ogni scena in cui appare ha un peso diverso da tutte le altre, e l’episodio costruito interamente intorno a lei è la conferma che questo personaggio è uno dei più riusciti della televisione di quest’anno.
Paradise 2 è disponibile su Disney+, con nuovi episodi ogni lunedì fino al 30 marzo 2026.
Hai già visto l’episodio 6 di Paradise 2? Jane ti ha fatto paura o ti ha fatto anche un po’ di tenerezza? Lascia un commento e dicci la tua.


