Una riunione con qualcuno così potente da togliere il fiato. Poi, subito dopo, un rumore improvviso per strada. Da questi due momenti reali, apparentemente senza nulla in comune, è nata Paradise, la serie che ha tenuto incollati milioni di spettatori con uno dei colpi di scena più riusciti degli ultimi anni in televisione. Il suo creatore, Dan Fogelman – già autore di This Is Us – ha raccontato per la prima volta come sono andate davvero le cose, e la storia è più curiosa di quanto si potrebbe immaginare.
Paradise è disponibile su alcune piattaforme internazionali e racconta la storia dell’agente dei servizi segreti Xavier Collins, interpretato da Sterling K. Brown, alle prese con l’omicidio del Presidente degli Stati Uniti (James Marsden). Già così sembrerebbe un thriller politico abbastanza classico. Poi arriva il colpo di scena: tutti i personaggi della serie vivono in un enorme bunker sotterraneo nelle montagne del Colorado, dopo che un evento catastrofico ha reso la superficie della Terra inabitabile. Paradise non è solo un giallo – è un giallo post-apocalittico ambientato sotto terra, con tutti i giochi di potere che esisterebbero anche in un mondo normale moltiplicati per la pressione di uno spazio chiuso e una sopravvivenza da garantire.
La serie ha ricevuto recensioni positive per entrambe le stagioni fin qui uscite, e il merito sta proprio nella capacità di Fogelman di costruire strati su strati di tensione senza perdere mai il filo. Al centro di tutto, accanto al mistero dell’omicidio del Presidente, c’è la figura di Samantha “Sinatra” Redmond, una miliardaria del mondo tecnologico che ha finanziato e costruito Paradise e che sembra avere il controllo su tutto e su tutti – inclusi i politici. È un personaggio che trasuda potere da ogni scena, e adesso sappiamo da dove viene davvero.
Fogelman ha raccontato in un’intervista che tutto è cominciato con un incontro di lavoro a Hollywood. Di fronte a lui, in quella stanza, c’era qualcuno che definisce come la persona più potente che avesse mai incontrato – in termini di ricchezza, influenza, capacità di muovere fili. “Mentre mi parlava”, ha spiegato il creatore, “stavo attivamente pensando tra me: questa potrebbe essere la persona più potente con cui mi sia mai trovato in una stanza. Ero giovane, e un po’ intimidito. Non riuscivo quasi a sentire quello che mi stava dicendo perché ero perso in quel pensiero.”
Quella sensazione – di stare davanti a qualcuno talmente potente da sembrare quasi irraggiungibile – si è piantata da qualche parte nella testa di Fogelman. Ma non era ancora una serie televisiva. Serviva qualcos’altro.
Il qualcos’altro è arrivato pochi minuti dopo, mentre tornava a casa in macchina attraverso Culver City, a Los Angeles. All’improvviso: un rumore forte, un botto, un oggetto caduto da un cantiere edile. Una gru aveva mollato qualcosa. Una di quelle cose che ti fanno scattare dal sedile, che per un secondo ti portano fuori dal mondo in cui stai vivendo.
“Quel suono mi ha fatto sobbalzare”, ha raccontato Fogelman, “e immediatamente ho cominciato a pensare a quell’uomo che avevo appena incontrato. A come dovesse avere intorno a sé decine di persone che si occupano di lui, che dipendono da lui, che gli devono qualcosa. Ma quando le cose vanno davvero storte – quando succede il disastro vero – si trova esattamente nella stessa posizione in cui ci troviamo tutti noi.” Ed è stata questa riflessione, nata tra il botto del cantiere e il semaforo successivo, a diventare il punto di partenza di Paradise.
L’idea originale era di mettere quell’uomo potente nelle vesti del Presidente. Un leader che sembra intoccabile e che si ritrova invece dentro un bunker, uguale a tutti gli altri, con le stesse paure e le stesse fragilità. Poi, mentre scriveva, Fogelman si è accorto che voleva andare più in profondità. “I presidenti hanno sempre qualcuno a cui devono rispondere”, ha detto. “C’è sempre qualcuno di ancora più potente dietro una persona potente.” Da questa intuizione è nato il personaggio di Sinatra – qualcuno che sta sopra il Presidente, che ha costruito letteralmente il mondo in cui tutti vivono, che stabilisce le regole del gioco.
La seconda stagione ha poi introdotto uno dei villain più riusciti del 2026 – Gary, il postino, interpretato da Cameron Britton – aggiungendo un ulteriore strato di complessità a una storia che non smette di sorprendere. E tutto questo da un incontro intimidatorio a Hollywood e da un rumore per strada a Culver City.
È una di quelle origini creative che ti fanno pensare a quante grandi storie nascano da momenti che sembrano insignificanti – un pensiero distratto, un sobbalzo, una domanda posta mentre si aspetta il verde al semaforo. Fogelman era giovane, un po’ spaventato, e stava pensando a cose diverse mentre qualcuno di enormemente potente gli parlava in una stanza. Da quel momento imbarazzante è venuta fuori una serie che milioni di persone guardano con il fiato sospeso.
Stai seguendo Paradise, e sapere da dove viene l’idea originale ti fa guardare la serie con occhi diversi? Scrivilo nei commenti – e se non l’hai ancora vista, questo potrebbe essere il momento giusto per cominciare.


