Paul McCartney è uno dei musicisti più grandi di tutti i tempi. Ha fatto parte dei Beatles, il gruppo che ha rivoluzionato la musica moderna, e ha continuato una carriera solista di enorme successo. Ma pochi sanno che quando aveva solo 14 anni, molto prima di diventare famoso, scrisse una canzone pensando al suo idolo Frank Sinatra. Quella canzone si intitolava “Suicide” e non venne mai registrata da Sinatra perché il leggendario cantante americano la rifiutò.
La storia di questo brano dimenticato racconta molto del rapporto complicato tra McCartney e Sinatra, due giganti della musica che appartenevano a mondi completamente diversi. Da una parte c’era il giovane ragazzo di Liverpool che sognava di diventare un grande compositore. Dall’altra c’era la voce d’oro di Hollywood, il re della musica leggera americana, famoso per canzoni come “My Way” e “Come Fly With Me”.
Per McCartney adolescente, Sinatra rappresentava il massimo traguardo che un compositore potesse raggiungere. In un’intervista ha raccontato: “Avevo il vecchio pianoforte di mio padre a casa e ci suonavo quando non c’era nessuno. I miei sentimenti erano che se volevi diventare un compositore, il vertice assoluto era Sinatra”. Così, ispirandosi proprio allo stile di Sinatra, il giovane Paul scrisse “Suicide”, una canzone dal sapore cabaret che sperava un giorno potesse essere cantata dal suo idolo.
Ma Sinatra, all’epoca, non aveva nessuna stima per i Beatles. Il cantante americano faceva parte di quella generazione di artisti che non capiva il successo dei “ragazzi con la zazzera” che stavano conquistando l’America con l’invasione britannica. Nel libro “George Harrison on George Harrison”, Sinatra viene citato così: “Pensavo che i Beatles sarebbero morti a New York. Sono rimasto molto sorpreso dalla reazione che hanno ricevuto. Credo di essermi sbagliato”.
Sinatra considerava i Beatles come una moda passeggera e non prendeva sul serio il rock and roll. Per anni li liquidò come ragazzini senza talento. Fu solo quando decise di fare una cover di “Something”, la canzone scritta da George Harrison, che cambiò idea. Quella interpretazione lo fece ricredere sul valore artistico del gruppo di Liverpool.
Dopo lo scioglimento dei Beatles nel 1970, Sinatra chiamò McCartney chiedendogli di scrivergli una canzone. Paul accettò con entusiasmo. Era l’occasione che aveva sognato da ragazzino. Ma invece di comporre un brano nuovo, decise di inviare a Sinatra proprio quella “Suicide” che aveva scritto a 14 anni pensando a lui. Sembrava la scelta perfetta: una canzone ispirata a Sinatra che finalmente sarebbe stata cantata da Sinatra stesso.
Ma le cose non andarono come sperato. Quando Sinatra ricevette il demo di “Suicide”, pensò che McCartney lo stesse prendendo in giro. Come ha raccontato lo stesso McCartney: “Pensava che lo stessi prendendo per il culo. Del tipo: ‘Ma questo sta scherzando?’ Sai, mandare a Sinatra una canzone intitolata ‘Suicide’. Non l’ha capita! Ma ho pensato: ‘Oh Dio, forse avrei dovuto cambiarla un po’ prima di mandargliela’”.
Il problema era proprio il titolo. “Suicide” significa suicidio in inglese, e Sinatra trovò il tema troppo oscuro e deprimente per il suo stile. Non importava che la canzone fosse in realtà allegra e vivace, con atmosfere da cabaret. Il solo titolo bastò a fargli rifiutare il brano senza nemmeno prenderlo seriamente in considerazione.
In una conversazione con il biografo Barry Miles, McCartney ha spiegato che Sinatra probabilmente non aveva capito il vero significato della canzone. “Penso che non riuscisse a capire che era ironica”, ha detto Paul. “Il gioco di parole su ‘suicide’ non era riferito al suicidio fisico vero e proprio. Se una ragazza lascia che un ragazzo le cammini addosso, sta commettendo una sorta di suicidio emotivo”. Era una metafora, non un brano sulla morte.
Ma Sinatra non colse la sfumatura e rispedì il demo al mittente. La collaborazione tra i due giganti della musica finì prima ancora di iniziare. Come ha detto McCartney: “La mia carriera con Sinatra finì in una terribile ignominia”. I due non si incontrarono mai più dopo quel rifiuto. Sinatra morì nel 1998 all’età di 82 anni, dopo una carriera leggendaria durata decenni.
“Suicide” non fu l’unica canzone che McCartney scrisse pensando a Sinatra. Anche “When I’m Sixty Four”, il famoso brano dell’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” del 1967, era stata composta con Sinatra in mente. Ma quella canzone non venne mai inviata al cantante americano. I Beatles decisero di registrarla loro stessi per l’album, nonostante le obiezioni di John Lennon che non la apprezzava particolarmente.
Con il passare degli anni, McCartney ha ammesso di essere stato in fondo sollevato dal rifiuto di Sinatra. “Guardando indietro, sono abbastanza sollevato che l’abbia fatto”, ha confessato a Miles. “Non era una buona canzone. Era solo un pensiero adolescenziale”. Paul ha riconosciuto che “Suicide” era il prodotto di un ragazzino che stava ancora imparando a scrivere canzoni, non un brano maturo degno di un artista del calibro di Sinatra.
La canzone è rimasta chiusa in un cassetto per decenni. McCartney la registrò finalmente per sé stesso molti anni dopo, ma ci volle tantissimo tempo prima che vedesse la luce. La versione di “Suicide” venne pubblicata solo nel 2011, come parte della ristampa rimasterizzata del suo primo album solista. A quel punto Sinatra era morto da 13 anni e Paul aveva alle spalle una carriera straordinaria che non aveva bisogno di quella vecchia canzone giovanile per essere celebrata.
La storia di “Suicide” resta comunque affascinante perché mostra il lato umano di una leggenda. Anche Paul McCartney, uno degli autori più talentuosi della storia della musica, ha avuto i suoi rifiuti e le sue delusioni. E il fatto che il suo idolo di gioventù non abbia capito quella canzone probabilmente ha fatto più male di quanto lui voglia ammettere.
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