C’è un’idea sbagliata che circola da decenni: che il western sia un genere finito, sepolto negli anni Cinquanta e Sessanta insieme ai grandi divi di Hollywood che lo avevano reso immortale. Non è vero. Il western non è morto – si è trasformato, si è adattato, ha trovato nuove strade per raccontare le stesse domande eterne sull’uomo, sulla frontiera, sulla violenza e sulla giustizia.
E negli ultimi venticinque anni ha prodotto alcuni dei film più belli e importanti dell’intera storia del cinema. Eccone nove che lo dimostrano.
Horizon: An American Saga – Capitolo 1 (2024)
Kevin Costner ha un rapporto speciale con il western. Basta ricordare Balla coi lupi, che nel 1990 vinse sette Oscar e consacrò il genere come capace di ambizioni enormi. Con Horizon: An American Saga ha tentato qualcosa di ancora più grande: un racconto epico in più capitoli sull’America del dopoguerra civile, pensato come una serie di film collegati tra loro, quasi un’opera in quattro parti. Il risultato del primo capitolo è stato divisivo – la critica non è stata tenera – ma il pubblico ha risposto meglio, soprattutto sulla piattaforma digitale. Che il film abbia funzionato o meno, il coraggio di Costner di proporre qualcosa di questo tipo nel cinema contemporaneo merita rispetto. È una scommessa enorme in un mercato dominato dai cinecomic e dalle saghe fantastiche, e il semplice fatto che esista dice molto su quanto il western possa ancora muovere ambizioni cinematografiche di prima grandezza.
Django Unchained (2012)
Quando Quentin Tarantino decide di fare un western, il risultato non assomiglia a nulla di quello che è venuto prima. Django Unchained è il film più visto e più incassato dell’intera storia del genere, con oltre 425 milioni di dollari raccolti nel mondo. La storia è quella di Django, ex schiavo che si mette in marcia per liberare la sua sposa dalle mani di un crudele proprietario di piantagioni interpretato da Leonardo DiCaprio, accompagnato da un cacciatore di taglie tedesco – Christoph Waltz, premiato con l’Oscar come non protagonista. Tarantino prende il western all’italiana degli anni Sessanta, lo sposa con la storia americana più dolorosa, aggiunge dialoghi memorabili, violenza esplosiva e una colonna sonora straordinaria, e ottiene qualcosa di completamente originale. È un film che fa ridere, fa venire i brividi, fa riflettere e non dimentica mai di intrattenire. Il western del ventunesimo secolo, nei suoi momenti migliori, suona così.
Non è un paese per vecchi (2007)
Se c’è un film che ha ridefinito cosa può essere un western moderno, questo è Non è un paese per vecchi dei fratelli Joel e Ethan Coen, tratto dal romanzo di Cormac McCarthy. Ha vinto quattro Oscar, tra cui miglior film e miglior regia – uno dei soli quattro western a riuscirci in tutta la storia della cerimonia. La storia si svolge nel Texas del 1980: un cacciatore trova i resti di uno scontro tra bande di trafficanti di droga e porta via i soldi. Da quel momento in poi viene inseguito da Anton Chigurh, un killer interpretato da Javier Bardem in una delle prove attoriali più inquietanti mai portate sullo schermo. Tommy Lee Jones è lo sceriffo anziano che osserva tutto con la consapevolezza di non poter tenere il passo con il male del mondo. È un film che non risolve niente, che non dà risposte, che ti lascia con una sensazione di disagio profondo. Ed è perfetto proprio per questo.
3:10 – Treno per Yuma (2007)
Il cinema non ama molto i rifacimenti, e spesso ha ragione. Ma ogni tanto arriva un film che prende un classico già ottimo e lo rende ancora migliore. James Mangold ha fatto esattamente questo con 3:10 – Treno per Yuma, versione aggiornata dell’omonimo film del 1957. Christian Bale è l’allevatore in difficoltà che accetta il rischioso incarico di scortare fino al treno un pericoloso fuorilegge interpretato da Russell Crowe. La chimica tra i due è esplosiva, la regia di Mangold – lo stesso che avrebbe poi diretto Logan – è precisa e capace di costruire tensione in modo straordinario. Il finale supera quello dell’originale, e questo non è poco. Se siete tra quelli convinti che i rifacimenti siano quasi sempre un’operazione inutile, 3:10 – Treno per Yuma è il film giusto per farvi cambiare idea.
Slow West (2015)
Non tutti i film di questa lista sono stati grandi successi commerciali, e Slow West è probabilmente il meno conosciuto tra tutti. Ma è anche uno dei più belli. L’esordio alla regia del regista scozzese John Maclean racconta la storia di un ragazzo che arriva dalla Scozia in America per ritrovare la donna che ama, accompagnato da un bounty hunter irlandese interpretato da Michael Fassbender. È un western dalla sensibilità quasi poetica, malinconico, violento nei momenti giusti, con una durata di soli ottantaquattro minuti che non spreca nemmeno un secondo. È la dimostrazione che il western può essere anche cinema d’autore raffinato, capace di parlare di immigrazione, solitudine e speranza senza perdere mai il ritmo della storia che racconta.
Killers of the Flower Moon (2023)
Martin Scorsese ha aspettato decenni per fare il film che voleva fare, e quando lo ha fatto ha prodotto qualcosa di straordinario. Killers of the Flower Moon racconta la storia vera degli Osage, una tribù nativa americana che nella Oklahoma degli anni Venti si ritrovò seduta su enormi giacimenti di petrolio. Invece di diventare ricchi, cominciarono a morire uno dopo l’altro in circostanze misteriose. Dietro gli omicidi c’erano gli uomini bianchi del posto, guidati dalla cupidigia. Leonardo DiCaprio interpreta un uomo che sposa una donna Osage sapendo cosa si sta combinando intorno a lei, e Lily Gladstone dà una delle performance più commoventi degli ultimi anni nel ruolo della protagonista. Il film dura oltre tre ore e merita ogni singolo minuto. È western, è crime, è storia americana – e parla di cose che non hanno smesso di essere attuali.
Appaloosa (2008)
Ed Harris non è solo un attore straordinario – con Appaloosa ha dimostrato di essere anche un regista capace di girare un western classico con la cura e l’eleganza dei grandi maestri del passato. Harris e Viggo Mortensen interpretano due sceriffi assoldati per ristabilire l’ordine in una città del Nuovo Messico controllata da un uomo potente e spietato interpretato da Jeremy Irons. È un film che non cerca di reinventare il genere ma di portarlo avanti con rispetto e competenza, con due protagonisti maschili dalla chimica rara e una storia che si lascia seguire con un piacere antico. Renée Zellweger completa il trio principale nel ruolo della donna che arriva in città e complica tutto. Se il western tradizionale degli anni Cinquanta vi manca, Appaloosa è il film che cercavate.
Hostiles – Ostili (2017)
Scott Cooper ha girato con Hostiles uno dei western più brutali e più onesti degli ultimi vent’anni. Christian Bale è un capitano dell’esercito americano incaricato di scortare un capo Cheyenne malato – interpretato da Wes Studi – fino alla sua terra natale nel Montana. I due si odiano profondamente all’inizio, con tutto il peso della storia tra l’esercito americano e i nativi che pesa su ogni scambio di sguardi. Quello che succede durante il viaggio è una delle storie di comprensione reciproca più credibili che il cinema abbia prodotto negli ultimi anni. Non è un film che cerca di risolvere la Storia con un lieto fine facile – è un film che mostra la violenza di entrambe le parti senza cercare di assolverla, e che trova qualcosa di umano anche nel mezzo di tutto quel dolore.
Il Grinta (2010)
I fratelli Coen tornano ancora in questa lista, questa volta con il loro adattamento di Il Grinta, già portato sul grande schermo nel 1969 con John Wayne. La differenza principale tra le due versioni è che i Coen tornano al romanzo originale di Charles Portis, più fedele e più oscuro. Jeff Bridges interpreta Rooster Cogburn, lo sceriffo ubriacone e scorbutico assoldato da una ragazzina di quattordici anni – Hailee Steinfeld, nominata all’Oscar – per rintracciare l’uomo che ha ucciso suo padre. Matt Damon è il Texas Ranger che si unisce al duo. Il film è divertente, violento, pieno di dialoghi magnifici, e ha una scena finale che fa venire un nodo in gola. Steinfeld in particolare è una rivelazione: porta sullo schermo una protagonista adolescente che non chiede protezione, che non aspetta che qualcuno la salvi, che va avanti con una determinazione assoluta. È uno dei personaggi femminili più belli che il cinema western abbia mai avuto.
Questi nove film non sono solo intrattenimento – sono la prova che il western ha ancora moltissimo da dire, e che gli autori che amano il genere continuano a trovare modi nuovi per raccontarlo. Dal neo-western di Coen e McCarthy alle epopee di Costner e Scorsese, passando per la violenza poetica di Tarantino e la semplicità elegante di Harris, il western vive e resiste.
Qual è il tuo western preferito degli ultimi venticinque anni? C’è qualche film che avresti messo in questa lista? Lascia un commento e dicci la tua.


