Emily in Paris finirà con la sesta stagione. Netflix ha confermato che i nuovi episodi, attualmente in lavorazione in Grecia, saranno l’ultimo capitolo della storia di Emily Cooper, interpretata da Lily Collins. E qui bisogna chiarire subito una cosa: non sembra una cancellazione brutale, di quelle in cui una piattaforma stacca la spina all’improvviso e lascia i fan con mezza trama appesa al muro. Sembra più una chiusura programmata, concordata, quasi naturale. Una specie di “ok, ci siamo divertiti, adesso salutiamoci prima di diventare la parodia di noi stessi”.
E forse, diciamolo senza troppa cattiveria, era anche ora.
La serie creata da Darren Star è partita nel 2020 come una bolla colorata, leggera, piena di vestiti impossibili, cliché francesi, drammi sentimentali e Parigi fotografata come se ogni angolo fosse pronto per una cartolina. In piena pandemia funzionò anche per questo: mentre il mondo era chiuso in casa, Emily ti portava in una versione lucidissima e poco realistica della capitale francese. Non era una serie da prendere come documentario sulla vita a Parigi. Era evasione pura. Una fantasia con il berretto, il croissant e il triangolo amoroso sempre dietro l’angolo.
Il problema è che una fantasia così, dopo un po’, deve cambiare passo. E Emily in Paris nelle ultime stagioni ha iniziato a girare un po’ su se stessa.
La quinta stagione, uscita su Netflix alla fine del 2025, aveva portato Emily anche in Italia, tra Roma e Venezia, spostando la sua vita professionale e sentimentale fuori dalla solita cornice parigina. Una scelta che sembrava pensata per dare ossigeno alla serie, ma anche per allargare il suo immaginario turistico. Prima Parigi, poi Roma, poi Venezia, ora la Grecia. A un certo punto mancava solo Emily che apre una newsletter su “come innamorarsi in ogni capitale europea senza mai risolvere davvero nulla”.
La sesta stagione, infatti, ha iniziato le riprese proprio in Grecia. La storia dovrebbe ripartire dal finale della quinta, quando Gabriel, interpretato da Lucas Bravo, mandava a Emily una cartolina chiedendole di incontrarlo lì. Quindi sì, il legame tra i due tornerà sicuramente al centro della scena. Perché Emily e Gabriel sono stati il motore sentimentale della serie, ma anche una delle sue più grandi fatiche. All’inizio il tira e molla funzionava. Poi è diventato una specie di elastico narrativo tirato fino allo sfinimento.
Ora la domanda è semplice: la sesta stagione avrà finalmente il coraggio di chiudere questa storia?
Perché il pubblico può anche amare il drama romantico, ma non all’infinito. Emily deve scegliere, crescere, capire cosa vuole davvero. Non può restare per sempre quella ragazza americana che entra in ogni situazione con entusiasmo, look perfetto e una capacità quasi magica di trasformare ogni problema in una nuova opportunità lavorativa. A un certo punto il personaggio deve pagare davvero il prezzo delle sue scelte. Non in modo tragico, ci mancherebbe. Non stiamo parlando di Breaking Bad col basco. Però un minimo di evoluzione serve.
Darren Star ha salutato la serie con parole molto affettuose, definendo l’esperienza un viaggio irripetibile e ringraziando Netflix, Paramount, il cast, la troupe e soprattutto i fan. Lily Collins, in un video sui social, ha promesso che la sesta stagione porterà tutto ciò che il pubblico ama della serie e che sarà un addio elegante, curato, pieno di magia. Insomma, Netflix vuole chiudere con stile, non con una porta sbattuta.
Ed è una scelta intelligente. Tutte le stagioni di Emily in Paris hanno funzionato bene in termini di pubblico, quindi non stiamo parlando di una serie morta per mancanza di ascolti. Il motivo della chiusura sembra più creativo che commerciale. E quando una piattaforma permette a una serie di arrivare a un finale vero, invece di trascinarla fino all’esaurimento totale, bisogna quasi applaudire. Anche se con Netflix, lo sappiamo, l’applauso parte sempre con prudenza. Hanno cancellato serie per molto meno, quindi meglio non abituarsi troppo.
C’è poi il rapporto complicato con la Francia. Emily in Paris è stata amatissima nel mondo, ma ha ricevuto critiche pesanti proprio da molti francesi, infastiditi dai cliché nazionali messi in scena dalla serie. A un certo punto, alcuni luoghi usati per le riprese sono stati persino presi di mira con scritte offensive. Eppure Emmanuel Macron aveva espresso sostegno allo show, sperando che gli ultimi anni riportassero la serie nella capitale francese. Perché, al netto delle polemiche, Emily in Paris ha venduto Parigi al mondo in modo potentissimo. Magari una Parigi finta, certo. Ma molto efficace.
La chiusura con la sesta stagione, quindi, arriva in un momento curioso. La serie è ancora conosciuta, ancora seguita, ancora capace di far parlare. Però la sua formula iniziava a mostrare la corda. Moda, equivoci, amori sospesi, carriera brillante, location da sogno: tutto bello, ma se ripetuto troppe volte rischia di diventare arredamento.
Ecco perché il finale può essere una buona notizia anche per chi ama la serie. Meglio chiudere quando c’è ancora affetto, invece di arrivare a una settima o ottava stagione in cui Emily viene mandata magari a Lisbona, poi a Praga, poi a Bali, sempre con lo stesso problema sentimentale e tre outfit al minuto. A quel punto non sarebbe più una serie, ma un catalogo viaggi con sottotrama romantica.
La sesta stagione dovrà fare una cosa semplice, ma non facile: dare a Emily una conclusione che sembri meritata. Non per forza il finale perfetto da fiaba. Non serve vedere tutti felici, sistemati e illuminati dal tramonto greco. Serve però una scelta chiara. Emily resterà legata a Parigi? Seguirà Gabriel? Sceglierà se stessa, il lavoro, una nuova città, una nuova versione della sua vita? Qualunque strada prenda, deve sembrare una fine e non l’ennesima pausa prima di un altro giro.
Perché Emily in Paris è stata tante cose: una serie criticatissima, una comfort series, una vetrina di moda, una macchina da meme, un guilty pleasure dichiarato e spesso anche una roba che guardavi pensando “ma perché continuo?” mentre continuavi. Questo era il suo superpotere.
Ora però è il momento dell’addio. E forse è giusto così. Emily ha viaggiato abbastanza, si è innamorata abbastanza, ha sbagliato abbastanza, ha cambiato città abbastanza. Adesso deve solo fare una cosa che nella serie ha rimandato spesso: scegliere davvero.
E tu cosa ne pensi? Emily in Paris doveva chiudere prima o sei dispiaciuto per l’addio dopo la sesta stagione? Scrivilo nei commenti.


