C’è qualcosa di sorprendentemente leggero e liberatorio nel trailer di Two Women, il nuovo film diretto da Chloé Robichaud che ha conquistato il Sundance Film Festival e che ora si prepara a farsi conoscere dal pubblico più ampio. Bastano pochi minuti di immagini per capire che non si tratta della solita commedia a tema sessuale. Qui non c’è provocazione fine a se stessa, né il desiderio di scioccare. C’è piuttosto la voglia di raccontare due donne adulte, due madri, due persone che a un certo punto si fermano e si chiedono se la vita che stanno vivendo sia davvero quella che desiderano.
Il film segue Violette e Florence, interpretate da Laurence Leboeuf e Karine Gonthier-Hyndman. Sono vicine di casa, si incontrano quasi per caso e iniziano a condividere quella stanchezza silenziosa che spesso accompagna la genitorialità. Giornate tutte uguali, desideri messi da parte, una routine che lentamente spegne l’entusiasmo. Da questa noia nasce però qualcosa di inaspettato. Non una crisi drammatica, ma una curiosità nuova, una riscoperta del piacere come forma di vitalità.
Il trailer suggerisce molto senza mai esagerare. Il tono è giocoso, ironico, a tratti persino tenero. La sessualità non viene mostrata come trasgressione scandalosa, ma come parte naturale dell’esistenza, anche dopo una certa età, anche quando la società tende a far finta che non esista più. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del progetto. Two Women parla di desiderio, sì, ma soprattutto di identità, di libertà personale e di ascolto di sé.
La regia di Chloé Robichaud è delicata e precisa. Il film è girato in 35mm, una scelta che dona alle immagini una texture calda e concreta, capace di rendere l’inverno di Montreal quasi un personaggio aggiunto. Le strade fredde, gli interni domestici, gli spazi quotidiani diventano lo sfondo perfetto per una storia che parla di intimità e di piccoli scarti emotivi. Non c’è mai la sensazione di guardare qualcosa di costruito per compiacere lo spettatore. Tutto appare vissuto, credibile, vicino.
Un altro elemento che rende Two Women particolarmente riuscito è la scrittura. La sceneggiatura è firmata da Catherine Léger, che ha adattato per il cinema una sua opera teatrale. Il testo nasce come rilettura moderna di un classico quebecchese degli anni Settanta, Two Women in Gold. Ma qui non c’è nostalgia. C’è uno sguardo attuale, consapevole, che prende le distanze da certi stereotipi del passato e li ribalta con intelligenza.
Il film non ride delle sue protagoniste. Ride con loro. Le accompagna mentre sperimentano, sbagliano, riflettono. La commedia nasce dalle situazioni, dai dialoghi, dai piccoli imbarazzi, non da battute volgari o facili. È una commedia sessuale, certo, ma anche una storia sull’amicizia, sulla complicità femminile e sulla possibilità di scegliere ancora, anche quando si pensa di essere arrivate a un punto fermo.
Il successo al Sundance non è arrivato per caso. Two Women ha vinto un premio speciale della giuria per la sceneggiatura, segno che il film è stato apprezzato soprattutto per la qualità del racconto. In un panorama cinematografico spesso dominato da formule ripetitive, questa storia ha saputo distinguersi proprio grazie alla sua semplicità. Nessun colpo di scena forzato, nessuna morale imposta. Solo due donne che decidono di non accontentarsi più.
Anche il cast di supporto contribuisce a rendere il film credibile e dinamico. I personaggi secondari non sono mai semplici comparse, ma parti attive di un mondo che reagisce alle scelte delle protagoniste. Tutto resta su un piano umano, accessibile, senza mai scivolare nell’eccesso.
L’uscita è prevista prima a New York, all’Angelika Theater, per poi arrivare in altre sale. È uno di quei film che probabilmente cresceranno con il passaparola, grazie a chi si riconoscerà nelle emozioni raccontate. Perché Two Women non parla solo di sesso. Parla di vita, di desiderio, di tempo che passa e di possibilità che non sono mai davvero finite.
In un momento storico in cui il cinema sembra spesso diviso tra prodotti iper-seri e intrattenimento vuoto, questo film trova un equilibrio raro. È leggero, ma non superficiale. È divertente, ma anche empatico. E soprattutto ricorda una cosa semplice: la gioia non ha un’età prestabilita.
Tu che impressione hai avuto guardando il trailer? Pensi che questo tipo di commedia abbia ancora molto da dire oggi? Scrivilo nei commenti e dicci la tua.


