Severus Snape e Lily Potter sono il cuore nascosto di tutta la saga di Harry Potter. Sì, lo so: quando pensi a Harry Potter ti vengono in mente Hogwarts, Voldemort, Hermione che salva tutti anche quando nessuno glielo riconosce abbastanza, Ron che mangia, il Quidditch, Silente, i Doni della Morte. Però alla fine, quando arrivi all’ultima parte della storia, scopri una cosa enorme: molte delle scelte di Snape nascono da un amore mai finito per Lily, la madre di Harry. E questa rivelazione cambia completamente il modo in cui guardiamo uno dei personaggi più ambigui della saga.
In Italia oggi i film di Harry Potter sono disponibili su HBO Max, nella collezione dedicata alla saga, quindi è anche il momento perfetto per rivedere tutta la storia sapendo già cosa si nasconde dietro gli sguardi gelidi di Snape. Perché alla prima visione lui sembra soltanto il professore cattivo, quello che odia Harry senza motivo, quello che umilia gli studenti, protegge i Serpeverde e sembra sempre sul punto di avvelenare qualcuno anche quando sta solo correggendo i compiti. Poi arriva la verità. E niente è più uguale.
La storia tra Severus e Lily comincia molto prima di Hogwarts. I due vivono vicini: Snape abita a Spinner’s End, in una città immaginaria chiamata Cokeworth. Lui è un bambino solitario, trasandato, già pieno di rabbia e dolore. Lei è una bambina brillante, curiosa, capace di fare magie senza sapere ancora cosa siano. Snape la osserva e capisce subito che Lily è come lui: una strega. È lui a spiegarle che Hogwarts esiste davvero, che arriverà una lettera, che il mondo magico non è una favola.
E qui, per un momento, la loro storia ha qualcosa di dolcissimo. Due bambini fuori posto, in modi diversi, che si riconoscono. Lily trova in Severus qualcuno che le spiega quel lato misterioso di sé. Severus trova in Lily una persona che lo guarda senza disprezzo, senza paura, senza etichettarlo come il ragazzino strano. Per lui, probabilmente, Lily diventa prestissimo tutto: amica, rifugio, speranza, primo amore.
Poi arrivano a Hogwarts. E lì comincia la frattura.
Lily viene smistata in Grifondoro. Snape finisce in Serpeverde. Già questa divisione dice molto, perché non è solo una questione di dormitori diversi. Sono due mondi. Lily entra in un ambiente più vicino a James Potter, Sirius Black e al gruppo che poi diventerà centrale nella storia. Snape finisce tra ragazzi attratti dalle Arti Oscure, da idee sempre più radicali, da quella cultura magica che guarda i nati babbani con disprezzo. Lily è proprio una nata babbana. Ed è qui che il loro rapporto inizia a rompersi.
La scena decisiva arriva quando James e i suoi amici umiliano Snape davanti agli altri studenti. Lily prova a difenderlo. E Snape, ferito, umiliato, incapace di accettare di essere salvato proprio da lei, le sputa addosso la parola più brutta possibile: “Sanguesporco”. Un insulto razzista nel mondo magico, rivolto a chi nasce da genitori non maghi.
Da quel momento Lily capisce una cosa terribile: Snape la ama, forse, ma sta scegliendo un mondo che odia le persone come lei. E infatti glielo dice chiaramente. Gli fa notare che lui usa quella parola per tutti quelli della sua origine. Quindi perché lei dovrebbe essere diversa? Solo perché è Lily? Solo perché lui la vuole accanto?
È una domanda devastante, perché smonta l’idea romantica del “ma con te è diverso”. No. Non basta amare una persona se poi si accettano idee che la feriscono. Non basta dire “tu sei speciale” mentre si resta dentro un gruppo che disprezza chi è come lei. Lily non rompe con Snape solo per una parola detta in un momento di rabbia. Rompe perché quella parola rivela una direzione. Snape ha scelto una strada. E lei non può seguirlo.
Da lì le loro vite si separano. Lily sposa James Potter, l’uomo che Snape detesta più di chiunque altro. Nasce Harry. Snape, invece, si avvicina sempre di più a Voldemort e diventa un Mangiamorte. E qui arriva il paradosso più tragico: proprio Snape, ascoltando una profezia e riferendola a Voldemort, contribuisce a mettere i Potter nel mirino del Signore Oscuro.
Quando capisce che Voldemort vuole uccidere Lily, Snape va da Silente e gli chiede di proteggerla. Non chiede di salvare James. All’inizio non chiede nemmeno davvero di salvare Harry. Chiede Lily. Solo Lily. Ed è qui che Silente vede tutta la miseria e la potenza di quell’amore: è reale, sì, ma anche egoista, distorto, pieno di colpa. Snape vuole salvare la donna che ama, ma non ha ancora imparato davvero ad amare ciò che lei ama.
Poi Lily muore.
E da quel momento Snape resta legato per sempre alla sua memoria. Diventa una spia per Silente, rischia la vita per anni, protegge Harry senza mai riuscire ad amarlo davvero. Anzi, lo tratta spesso malissimo. Perché Harry ha gli occhi di Lily, ma il volto di James. È il ricordo vivente della donna perduta e dell’uomo che Snape ha sempre odiato. Una tortura quotidiana, praticamente. Solo che Snape, invece di scappare, resta.
La rivelazione più famosa arriva con il suo Patronus. Quando Silente gli chiede se, dopo tutto quel tempo, prova ancora qualcosa per Lily, Snape evoca una cerva d’argento, lo stesso Patronus associato a lei. Silente capisce e pronuncia quella domanda ormai leggendaria: “Dopo tutto questo tempo?”. E Snape risponde: “Sempre”.
Quella parola è diventata una delle più citate dell’intera saga. Anche J.K. Rowling rivelò ad Alan Rickman il significato profondo di “always” prima che gli ultimi libri uscissero, così l’attore poté interpretare Snape sapendo che non era solo un cattivo professore con i capelli unti e l’umore di un lunedì mattina. Era un uomo spezzato, pieno di colpe, ma anche capace di una fedeltà assoluta alla memoria di Lily.
Ed è proprio qui che Snape divide ancora i fan. Per alcuni è un eroe tragico. Per altri resta un uomo crudele, rancoroso, incapace di trattare Harry con umanità nonostante tutto. La verità, forse, sta nel mezzo. Snape non è un santo. Non diventa buono in modo pulito. Ha fatto scelte orribili, ha seguito Voldemort, ha ferito Lily, ha bullizzato studenti innocenti. Ma ha anche rischiato tutto per proteggere Harry e per aiutare a sconfiggere il male che lui stesso aveva servito.
È questo che lo rende così interessante. Non è buono o cattivo in modo comodo. È una contraddizione vivente.
Il legame con Lily è il motore della sua redenzione, ma anche il ricordo del suo fallimento più grande. Snape non riesce mai davvero a tornare indietro. Non può chiedere perdono a Lily. Non può ricostruire l’amicizia. Non può dirle che ha capito. Può solo agire, in silenzio, per proteggere suo figlio. Anche se lo odia. Anche se ogni giorno quel ragazzo gli ricorda tutto ciò che ha perso.
E alla fine Harry lo capisce. Non lo assolve completamente, forse. Ma riconosce il sacrificio. Tanto da chiamare suo figlio Albus Severus Potter, un nome che ancora oggi fa discutere i fan. Rowling spiegò che Harry scelse quel nome come gesto di perdono e gratitudine verso Snape, riconoscendo il suo ruolo nella sconfitta di Voldemort.
La storia di Snape e Lily, quindi, non è una semplice storia d’amore. È una storia di amicizia tradita, di scelte sbagliate, di colpa, di fedeltà e di amore non corrisposto. È romantica? In parte. È tossica? Anche. È potente? Moltissimo. Perché ci ricorda che amare qualcuno non basta a renderci migliori, se non scegliamo anche di cambiare davvero.
E forse è proprio per questo che, dopo tanti anni, continuiamo a parlarne.
Secondo te Severus Snape merita di essere ricordato come un eroe tragico o le sue azioni verso Harry e gli altri studenti pesano troppo per perdonarlo? Scrivilo nei commenti.


