Piero Marrazzo è tornato a parlare dello scandalo che nel 2009 mise fine alla sua carriera politica. A diciassette anni di distanza, l’ex presidente della Regione Lazio racconta quella vicenda senza girarci troppo intorno e affronta anche una delle domande che lo inseguono da allora: perché si trovava con una donna transessuale?
La risposta data in un’intervista a Il Giornale è molto semplice: «Mi ha spinto il desiderio di quella donna transessuale». Marrazzo respinge però l’idea che quell’incontro debba essere letto come un coming out. Racconta anzi che qualcuno negli anni gli avrebbe suggerito di farlo, ma persino il suo psicanalista avrebbe reagito ridendo: «Quale coming out? Tu sei eterosessuale».
Il caso esplose nell’ottobre del 2009, mentre Marrazzo era presidente della Regione Lazio. Alcuni carabinieri lo avevano sorpreso in un appartamento romano insieme a una donna trans e avevano utilizzato un video per ricattarlo. La vicenda provocò un terremoto mediatico e politico che portò alle sue dimissioni. La Cassazione chiarì poi che Marrazzo non aveva commesso reati e che nella vicenda era stato vittima del comportamento dei militari coinvolti.
Oggi Marrazzo continua però a interrogarsi soprattutto sulle conseguenze politiche di quei giorni.
«La mia eliminazione ha fatto comodo soprattutto alla politica», sostiene, pur evitando di parlare apertamente di un complotto. Secondo la sua ricostruzione, durante il periodo alla guida della Regione aveva toccato interessi importanti e diversi avversari avrebbero tratto vantaggio dalla sua uscita di scena. Allo stesso tempo riconosce la propria ingenuità: «L’ingenuità in politica è reato».
Il passaggio più personale riguarda però la famiglia.
Marrazzo ammette di aver ferito l’allora moglie Roberta e le tre figlie, Giulia, Diletta e Chiara. Il rimorso più grande, racconta, è quello di non aver parlato subito con loro e di aver lasciato che scoprissero parte della vicenda attraverso l’esplosione mediatica.
Diciassette anni dopo, dunque, l’ex governatore non cerca di cancellare quello che è successo. Rivendica però il diritto di distinguere la propria vita privata dalla lettura che ne fu fatta pubblicamente e ribadisce che il suo orientamento sessuale non è cambiato per quell’incontro.
Secondo voi Marrazzo fu giudicato soprattutto per un errore privato oppure quella vicenda aveva inevitabilmente un peso politico? Scriveteci cosa ne pensate nei commenti.


