Pitfall è il nuovo horror indie canadese che parte da un incubo già abbastanza tremendo: un ragazzo cade in una fossa nel bosco e resta infilzato a una gamba da uno spuntone di legno. Fine? Macché. Perché il trailer appena uscito chiarisce subito una cosa: quella caduta non è stata un incidente, e nei boschi c’è qualcuno che ha deciso di trasformare la giornata peggiore della sua vita in qualcosa di ancora più terrificante.
Il film, diretto da James Kondelik e scritto da Victor Rose, arriverà nei cinema americani il 29 maggio 2026, dopo essere passato da alcuni festival horror come lo Screamfest e il Panic Fest. La premessa è semplice, cattiva e molto efficace: prendi la tensione da sopravvivenza alla 127 ore, aggiungi un killer nei boschi alla Venerdì 13, togli al protagonista qualsiasi possibilità di correre via, e hai già un’idea abbastanza malata da incuriosire gli amanti del genere.
Al centro della storia c’è Scott, un ragazzo che durante una gita con gli amici si allontana dal gruppo e precipita in una buca profonda circa tre metri. Sul fondo ci sono pali appuntiti, e uno di questi gli trapassa la gamba. Già qui, se hai un minimo di immaginazione, ti viene voglia di chiudere il trailer e guardare un documentario sui cuccioli di lontra. Però Pitfall non vuole fermarsi al dolore fisico. Vuole peggiorare tutto. Con metodo.
Scott capisce infatti che quella fossa non è lì per caso. Non è una trappola dimenticata, non è un vecchio pericolo del bosco, non è la classica sfortuna cosmica che ti guarda e dice “oggi tocca a te”. È una trappola preparata da qualcuno. E quel qualcuno non si limita a guardare da lontano: caccia, bracca, colpisce.
Da una parte, quindi, il film segue Scott mentre cerca di restare vivo, liberarsi e non perdere completamente la testa. Dall’altra segue i suoi amici, che provano ad aiutarlo ma devono fare i conti con una presenza molto più pericolosa di una buca nel terreno. E questa doppia tensione può funzionare bene: il corpo intrappolato sotto, il gruppo in fuga sopra. Due paure diverse, stesso bosco. Bel posto per una gita, eh.
Nel cast troviamo Marshall Williams, visto in Glee, nel ruolo di Scott, insieme ad Alexandra Essoe, Richard Harmon, Jordan Claire Robbins e Matt Hamilton. Il killer è interpretato da Randy Couture, volto noto sia agli appassionati di sport da combattimento sia a quelli di cinema action, grazie anche alla saga de I Mercenari. Bloody Disgusting lo presenta come un antagonista brutale e fisico, una sorta di minaccia più realistica rispetto ai classici mostri immortali dello slasher.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti. Pitfall non sembra puntare sul soprannaturale, almeno da quello che lascia intendere il trailer. Non c’è il demone, non c’è la bambola posseduta, non c’è la casa infestata che fa scricchiolare le porte sempre alle tre di notte, perché a quanto pare i fantasmi hanno orari molto precisi. Qui c’è una paura più concreta: un uomo, un bosco, una trappola, una vittima bloccata. Una situazione quasi elementare, ma per questo molto disturbante.
Il paragone con 127 ore è inevitabile perché anche lì c’era una persona intrappolata, sola, costretta a guardare in faccia il proprio corpo come limite. Ma Pitfall sembra voler prendere quella base survival e sporcarla con il linguaggio dello slasher. Quindi non basta chiedersi: “Come farà Scott a uscire dalla fossa?”. La domanda diventa: “Riuscirà a uscire prima che il killer finisca il lavoro?”.
Ecco, questa è una differenza importante. Il survival puro vive sulla resistenza. Lo slasher vive sulla minaccia. Pitfall prova a mettere insieme le due cose. Se ci riesce, può diventare uno di quegli horror piccoli ma cattivi, fatti non per reinventare il genere, ma per farti stringere i denti per novanta minuti.
Le prime reazioni dai festival sembrano incoraggianti. Collider lo ha definito un horror di sopravvivenza capace di unire l’energia da Venerdì 13 alla tensione di 127 ore, mentre Cinema Crazed ha sottolineato la violenza intensa e brutale. Tradotto: non sembra un film per chi vuole un horror elegante, tutto atmosfera e sussurri. Qui si parla di sangue, dolore, panico e gente che probabilmente rimpiangerà di non essere rimasta a casa a ordinare una pizza.
Naturalmente, il rischio esiste. Un’idea così forte può reggere benissimo un trailer, ma poi deve sostenere un intero film. Una fossa, un uomo ferito e un killer nei boschi possono diventare tensione pura, oppure ripetersi troppo presto. Tutto dipenderà dal ritmo, dalla costruzione degli amici di Scott, dalla presenza del killer e dalla capacità di non ridurre tutto a una sequenza di mutilazioni senza peso.
Però il trailer, almeno quello, fa il suo dovere. Non promette un capolavoro filosofico sul male, grazie al cielo. Promette un horror teso, sporco, fisico, con una premessa immediata e una cattiveria molto chiara. A volte è esattamente ciò che serve al genere: un’idea semplice, un pericolo leggibile e la voglia di vedere quanto lontano si spingerà.
In Italia, per ora, non risulta annunciata una data di uscita. Il film debutterà negli Stati Uniti il 29 maggio, e poi si vedrà se arriverà anche da noi al cinema, in streaming o direttamente in digitale. Sarebbe un peccato lasciarlo troppo nascosto, perché l’horror indie spesso vive proprio di questi titoli: piccoli, cattivi, magari imperfetti, ma capaci di restare impressi più di produzioni molto più costose.
Pitfall sembra avere una cosa che molti horror più grandi dimenticano: una situazione da incubo che capisci in cinque secondi. Sei nel bosco. Cadi in una trappola. Non puoi muoverti. Qualcuno ti sta cercando. E non per salvarti.
Dai, peggio di così forse solo ricevere una chiamata da Miranda Priestly mentre sei ancora nella fossa. Ma lì cambieremmo genere.
E tu che ne pensi: Pitfall ti sembra un horror survival da tenere d’occhio o l’idea della fossa e del killer nei boschi ti sa già di visto? Scrivilo nei commenti.


