Se ancora non hai sentito parlare di Pluribus, probabilmente sei l’unica persona su internet a non averlo fatto. La nuova serie di Vince Gilligan (quello di Breaking Bad e Better Call Saul, per capirci) è uscita su Apple TV+ il 7 novembre con i primi due episodi, e ha letteralmente mandato in crash la piattaforma. Il terzo episodio è arrivato il 14 novembre, e ora la domanda che tutti si stanno facendo è: ma di cosa stiamo parlando esattamente? E soprattutto, vale la pena?
Spoiler: sì, assolutamente sì. Ma non è una serie per tutti.
Di cosa parla Pluribus?
La premessa è tanto semplice quanto inquietante: “La persona più infelice della Terra deve salvare il mondo dalla felicità”. Sì, hai letto bene. La felicità qui non è un obiettivo, ma una minaccia.
La protagonista è Carol Sturka (interpretata dalla bravissima Rhea Seehorn, che ricorderai come Kim in Better Call Saul), una scrittrice di romanzi rosa di successo che odia il suo lavoro, i suoi lettori e praticamente tutto. Vive ad Albuquerque con la compagna Helen, ed è profondamente infelice.
Poi succede qualcosa: un virus alieno trasforma quasi tutta l’umanità in una mente collettiva. Le persone diventano tutte felici, sorridenti, gentili, perfettamente coordinate. Niente più conflitti, niente più rabbia, niente più individualità. Solo pace universale e sorrisi inquietanti.
Carol è una delle 12 persone immuni al virus. E questo la rende un’anomalia pericolosa in un mondo dove essere tristi è considerato un difetto da correggere.
Cosa dice la critica
I numeri parlano chiaro: su Rotten Tomatoes la serie ha ottenuto un 100% dalla critica basato su 95 recensioni. Su IMDb si attesta su un 8,9, con il primo episodio che arriva addirittura a 9,2. Il pubblico su Rotten Tomatoes è leggermente più cauto con un 84%, ma rimane comunque un ottimo risultato.
I critici hanno elogiato la regia di Gilligan, la performance di Rhea Seehorn (finalmente protagonista dopo anni da co-protagonista) e l’originalità della storia. C’è chi l’ha paragonata a Lost, chi a Scissione, chi a The Twilight Zone. Ma tutti concordano su una cosa: è una serie che ti fa pensare.
Cosa dice il pubblico italiano
Le recensioni italiane sono entusiaste. Qualcuno l’ha definita “una delle migliori serie dell’anno“, altri hanno elogiato il modo in cui Gilligan riesce a mescolare fantascienza, dramma e commedia senza mai perdere il filo.
Ma c’è anche chi ammette di essere un po’ confuso. Alcuni spettatori hanno trovato il ritmo troppo lento, soprattutto nel primo episodio. Altri hanno faticato a entrare in empatia con Carol, che non è esattamente un personaggio simpatico. È acida, cinica, spesso sgradevole. Ed è esattamente questo il punto: Gilligan vuole metterti a disagio.
Su IMDb, qualcuno ha scritto: “Dopo due episodi, non sono ancora sicuro di cosa pensare. Il concetto è originale e c’è sicuramente qualcosa di interessante qui, ma come spesso accade con Vince Gilligan, ci vuole molto tempo prima che le cose si muovano”. Un altro commenta: “Sono all’episodio 3 e la premessa è interessante, ma il mio problema è che il personaggio principale è orribile. È questo il punto della serie?”
I temi che stanno facendo discutere
Pluribus non è una serie che vuole solo intrattenerti. Vuole farti domande scomode. Tipo:
- La felicità collettiva vale la pena se devi rinunciare a te stesso?
- L’individualità è davvero così importante o è solo egoismo?
- Cosa ci rende umani: la capacità di essere felici o quella di soffrire?
La frase “La tua vita è tua” pronunciata dalla mente collettiva nel primo episodio è già diventata una delle citazioni più discusse del 2025. Perché è un paradosso: ti promettono libertà, ma solo se accetti di rinunciare alla tua singolarità.
Il dettaglio che ha colpito tutti
Nei titoli di coda, Gilligan ha inserito una frase insolita: “This show was made by humans” (“Questo show è stato fatto da umani”). Una dichiarazione netta contro l’uso dell’intelligenza artificiale nella produzione televisiva. In un’epoca in cui l’IA sta invadendo ogni aspetto della creatività, Gilligan rivendica il valore del lavoro umano. E considerando la trama della serie – che parla proprio di perdita dell’individualità – il messaggio diventa ancora più potente.
Vale la pena guardarla?
Dipende da cosa cerchi. Se vuoi una serie veloce, piena d’azione, con risposte immediate, Pluribus non fa per te. È una serie che chiede pazienza, che ti costringe a fermarti e riflettere. Il ritmo è lento, deliberatamente lento. Ci sono scene che si trascinano, momenti di silenzio, inquadrature lunghe.
Ma se ti piacciono le serie che ti fanno pensare, che ti lasciano domande anche dopo che hai spento la TV, allora Pluribus è imperdibile. È una di quelle serie che finiscono ben dopo aver chiuso il player, perché continuano a ronzarti in testa.
E tu cosa ne pensi di Pluribus? Hai visto i primi episodi? Ti piace Carol come protagonista o la trovi insopportabile? Pensi che il ritmo sia troppo lento o è perfetto per il tipo di storia? Scrivi la tua opinione nei commenti!


