Ci sono storie che ti lasciano senza parole. E quella di Achille Polonara è una di quelle. Il cestista 33enne della Dinamo Sassari è tornato finalmente a casa dopo mesi di inferno: leucemia mieloide acuta, terapia sperimentale a Valencia, trapianto di midollo, e poi dieci giorni di coma che gli hanno dato il 90% di probabilità di morire. Ma Achille è ancora qui, e Le Iene hanno raccontato il suo ritorno alla vita in una puntata che ha fatto piangere mezzo Paese.
La sorpresa dietro la porta
La scena è da film. Nicolò De Devitiis, la Iena che ha seguito tutta la storia di Polonara, organizza il ritorno a casa. Dietro la porta ci sono i suoi bambini che aspettano con gli sparacoriandoli. C’è chef Bruno Barbieri come ospite speciale del giorno (perché se torni a casa dopo aver rischiato di morire, ti meriti un pranzo preparato da uno dei migliori chef d’Italia). E c’è Erika Bufano, la moglie di Achille, quella forza silenziosa che lo ha tenuto in piedi quando lui non ce la faceva più.
L’emozione è palpabile. Il nodo alla gola pure. Dopo mesi di ospedale, dopo aver visto la morte in faccia, Polonara attraversa quella porta e torna nella sua vita.
La battaglia contro la leucemia
Facciamo un passo indietro. A giugno 2024, Polonara era stato ricoverato all’Ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna per una leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue gravissimo che si sviluppa nel midollo osseo. Non era la prima volta che affrontava un cancro: nell’ottobre 2023 aveva già dovuto operarsi per un tumore a un testicolo, seguito da chemioterapia. Era tornato a giocare dopo meno di due mesi.
Ma questa volta era diverso. Molto più grave. Polonara ha deciso di sottoporsi a una terapia sperimentale a Valencia, in Spagna, dove c’erano cure più adatte alla sua specifica forma di leucemia. A settembre è tornato a Bologna per il trapianto di midollo osseo, usando il midollo di una donatrice americana compatibile al 90%.
Il 25 settembre è stato fatto il trapianto. Tutto sembrava andare bene. E poi, circa venti giorni dopo, è successo l’impensabile.
I dieci giorni di coma
Quando gli hanno tolto il catetere del trapianto, Polonara è svenuto. Gli è partito un trombo che ha colpito il cervello, portandolo in uno stato di carenza di ossigeno. È entrato in coma. E i medici hanno dato alla moglie Erika una notizia devastante: le possibilità di sopravvivenza erano bassissime.
“Gli è partito un trombo e il cervello è andato in carenza di ossigeno, le possibilità di vita erano molto basse”, ha raccontato Erika alle Iene. Per dieci giorni, Achille è rimasto in quello stato sospeso tra la vita e la morte. Erika non si è mai mossa dal suo fianco.
E poi, piano piano, ha iniziato a riprendersi. Prima ha riconosciuto la voce di Erika. Poi ha detto le prime parole. Ha iniziato persino a cantare delle canzoni. Erika ha raccontato di aver chiamato tutti i medici perché pensava di stare sognando, o di essere impazzita. Ma era tutto reale.
Polonara stesso ha raccontato: “Sono stato in coma per 10 giorni, mi hanno detto che avevo il 90% di probabilità di morire. Non ricordo quasi nulla di quello che è successo, è come se avessi dormito”. Dieci giorni di buio, ma con le voci che sentiva intorno a lui.
La riabilitazione e il pensiero dei figli
Ora Polonara è in sedia a rotelle e ha ancora una mobilità ridotta del braccio destro. Deve fare un lungo percorso di fisioterapia. Erika ha raccontato che quando entra il fisioterapista, Achille “resopla e impreca”. Normale, direi. Dopo quello che ha passato, un po’ di lamentele sono più che comprensibili.
Ma c’è una cosa che lo ha tenuto in vita durante i momenti più bui. I suoi due figli: una bambina di 5 anni e un bimbo di 3. Polonara ha confessato di aver pensato al suicidio quando ha scoperto di avere la leucemia, ma il pensiero dei suoi bambini che lo aspettavano a casa lo ha salvato.
“Il suo pensiero principale era: tornerò come prima?”, ha detto Erika. “Ora dovrà impegnarsi nella fisioterapia. Dobbiamo fare un percorso tutti insieme, anche i bambini”. Perché questa è una battaglia che coinvolge tutta la famiglia, non solo lui.
Il significato di questa storia
Quello che colpisce di più nella storia di Achille Polonara non è solo la malattia, ma la trasparenza con cui ha deciso di raccontarla. In un mondo dove le celebrità nascondono tutto, lui ha scelto di condividere ogni passo: le foto delle terapie, i video dall’ospedale, i momenti di sconforto. E questo ha permesso a migliaia di persone di seguirlo, di tifare per lui, di sentirsi meno sole nelle loro battaglie.
I media hanno mantenuto una riservatezza notevole sulla sua malattia, cosa che non sempre succede con le persone note. E questo ha reso il servizio delle Iene ancora più potente: per la prima volta, la gente ha scoperto cosa era successo davvero dopo il trapianto.
Ora Achille è a casa. Con i suoi bambini, con Erika, con un pranzo preparato da Bruno Barbieri e la consapevolezza di essere sopravvissuto a qualcosa che avrebbe dovuto ucciderlo. La strada davanti a lui è ancora lunga, ma ce l’ha fatta. E questa, di per sé, è già una vittoria.
E tu cosa ne pensi della storia di Achille Polonara? Hai seguito la sua battaglia contro la leucemia? Scrivi la tua opinione nei commenti!
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