La pausa di riflessione è quella cosa che tutti capiscono ma nessuno sa davvero gestire. Chi la chiede pensa di avere le idee chiare; chi la subisce non dorme per tre settimane. Quasi tutti, nel corso della vita, si sono ritrovati su uno dei due fronti almeno una volta, il che rende il tema abbastanza universale da giustificare un intero film. Prendiamoci una pausa, il secondo lungometraggio di Christian Marazziti ora su Apple TV+, parte da questo terreno comune a quasi chiunque abbia avuto una relazione duratura, e ci costruisce sopra una commedia corale con tre coppie, tre generazioni e la compagnia di giro della commedia italiana contemporanea al gran completo.
Marco Giallini, Claudia Gerini, Fabio Volo, Ilenia Pastorelli, Aurora Giovinazzo, Paolo Calabresi, Ricky Memphis, Lucia Ocone, Alessandro Haber: a leggere il cast viene la curiosità immediata di capire quante sedie ci siano in scena contemporaneamente. Marazziti, che nel 2018 aveva già lavorato con ensemble simili nel suo Sconnessi, sa chiaramente come tenere insieme strutture del genere, e il film si vede, scorre, fa quello che dice sulla locandina. Il problema non è l’esecuzione, ma il fatto che tre coppie con tre storie ugualmente sviluppate siano almeno una di troppo per i cento minuti di durata complessiva.
La coppia che funziona meglio è la più matura: Valter e Fiorella, trent’anni di matrimonio, lui fagocitato dal lavoro e convinto di essere ancora un marito accettabile, lei stanca di essere data per scontata. Giallini è il motore del film, con battute costruite in modo naturale e una fisicità che non ha bisogno di essere spiegata, e Gerini gli tiene testa con una solidità che rende il personaggio di Fiorella lucido senza farlo diventare mai una santina. Le loro scene hanno quella qualità un po’ verdoniana della commedia italiana quando funziona: il disagio riconoscibile, la risata che arriva con qualcosa di amaro sotto.
Fabio Volo porta sullo schermo Fabrizio, il quarantenne che vive la pausa come un disastro emotivo e che nasconde sotto la superficie qualcosa di più complicato, una storia dichiaratamente autobiografica dal regista stesso. Il problema è che l’autobiografia si sente, nel senso che il personaggio sembra costruito con troppa attenzione da qualcuno che conosce quella storia dall’interno, senza riuscire però a trasformarla in qualcosa di universale quanto il resto. Ilenia Pastorelli rende Valeria convincente nelle scene che le appartengono, ma il loro arco narrativo è quello che più di ogni altro ha il sapore della televisione del sabato sera, con svolte che si vedono arrivare con largo anticipo.
La terza storia, quella della diciannovenne Erica e del suo Gabriel conosciuto online, è la più debole delle tre. Aurora Giovinazzo fa quello che può con un personaggio costruito per rappresentare la propria generazione in modo così deliberato da finire per non rappresentare nessuno in particolare: tutti i tic, i modi di parlare, l’incapacità di scegliere, il telefono sempre in mano, ci sono tutti, impilati uno sopra l’altro come uno stereotipo riassuntivo piuttosto che un personaggio credibile. Paolo Calabresi, che nel film porta avanti con leggerezza ironica la teoria della pausa dalla monogamia attraverso il poliamore, è forse il personaggio più riuscito in assoluto proprio perché non deve portare il peso di nessuna tesi.
Lo sfalsamento temporale nel montaggio, che avrebbe potuto aggiungere profondità, finisce per rallentare il film nel momento in cui avrebbe bisogno di accelerare, e non compensa lo squilibrio qualitativo tra le tre storie. Marazziti conosce il mestiere, e il film lo dimostra in molte sequenze, ma la struttura è più ambiziosa di quanto la scrittura riesca a sostenere in modo uniforme dall’inizio alla fine.
Ho guardato Prendiamoci una pausa con l’aspettativa concreta che Giallini mi facesse ridere almeno una volta in modo serio, e su questo il film ha mantenuto la promessa. Speravo che il resto tenesse il suo ritmo, e lì invece il film ha preferito non esagerare. Lo si guarda senza fatica, ci si ritrova in qualche scena più di quanto ci si aspettasse, e si arriva ai titoli di coda con la sensazione di aver visto qualcosa di onesto, se non di memorabile.
Nella tua vita, hai mai vissuto una pausa di riflessione che si è conclusa in modo completamente diverso da come pensavi?
La Recensione
Prendiamoci una pausa
Prendiamoci una pausa è la commedia corale italiana che conosci già prima di vederla, nel bene e nel male. Ha il cast giusto, il tema giusto e abbastanza cuore da renderla piacevole, ma la struttura a tre binari pesa, la storia dei ventenni è il punto debole del film e alcune soluzioni sanno più di televisione che di cinema. Giallini e Gerini valgono da soli buona parte dell'abbonamento. Il resto è la commedia italiana degli ultimi anni, né esaltante né imbarazzante.
PRO
- Giallini è in forma smagliante, con battute costruite in modo talmente naturale da sembrare improvvisate, e fa dimenticare per interi quaranta minuti che il film ha anche altri personaggi.
- La coppia Giallini-Gerini funziona con quella chimica collaudata che si costruisce solo girando insieme più volte, e le loro scene sono le più oneste del film.
CONTRO
- La storia della coppia giovane è la più debole delle tre, costruita su stereotipi generazionali impilati uno sopra l'altro anziché su un personaggio vero, e rallenta il film ogni volta che torna in scena.
- Alcune svolte narrative si vedono arrivare con così tanto anticipo che si potrebbe tranquillamente preparare il caffè e non perdere niente.
- Lo sfalsamento temporale nel montaggio complica il ritmo senza aggiungere profondità reale alla storia.
- Chi si aspetta una commedia brillante dall'inizio alla fine rimarrà deluso: Prendiamoci una pausa alterna momenti riusciti a sequenze che avrebbero funzionato meglio in una serie tv.


