C’è un momento in Pretty Lethal – Ballerine all’inferno che vale davvero la pena di vedere. Le ragazze della compagnia di danza hanno attaccato delle lame alle punte delle loro scarpette da ballo e le usano per fare fuori una sfilza di criminali. È una sequenza divertente, inventiva, con quella follia controllata che i migliori film d’azione sanno tirare fuori nei momenti giusti. Il problema è che attorno a quel momento c’è poco altro.
La storia parte da un’idea tutto sommato interessante. Un gruppo di giovani ballerine sta viaggiando verso Budapest per un’importante competizione internazionale quando il pullman si guasta in mezzo alla campagna ungherese. Le ragazze trovano rifugio in una locanda dall’aria sinistra, il Teremok Inn, gestita da una ex ballerina di nome Devora Kasimer interpretata da Uma Thurman. Dall’aria sinistra si passa rapidamente ai fatti: uno dei criminali presenti spara in testa alla loro accompagnatrice davanti a tutti, e da quel momento le ragazze capiscono di essere in pericolo di vita.
Il cast giovanile ha qualcosa da offrire, almeno sulla carta. Maddie Ziegler nei panni di Bones, la leader del gruppo, è di gran lunga la cosa più viva del film: ha presenza, ha ritmo, e dimostra di poter reggere un film senza fatica. Lana Condor è Princess, la sua rivale nella compagnia, mentre Millicent Simmonds interpreta Chloe, una ragazza sorda che viene presentata con una certa cura nei primi minuti e poi abbandonata dalla sceneggiatura senza che la sua storia vada da nessuna parte. È uno dei tanti fili lasciati a metà in un film che sembra incapace di portare a termine quello che comincia.
Il difetto principale di Pretty Lethal – Ballerine all’inferno non è la mancanza di idee, ma la mancanza di coraggio nel svilupparle. Ogni personaggio viene introdotto con una caratteristica precisa – la ragazza religiosa, la sorella protettiva, la rivale tosta – ma nessuno va oltre quella descrizione iniziale. La ragazza religiosa viene drogata quasi subito e trascorre metà del film confusa, come se la sceneggiatura non sapesse cosa farsene. La rivale diventa improvvisamente brava a combattere perché la storia lo richiede, senza che ce ne venga spiegato il motivo. Personaggi aperti con una certa promessa vengono chiusi in fretta, senza soddisfazione.
Il caso più clamoroso è quello di Uma Thurman. Il suo personaggio ha una storia alle spalle ricca e potenzialmente interessante: una carriera nella danza distrutta dal padre di uno dei criminali protagonisti del film. Un legame diretto con la vicenda delle ragazze, una possibilità concreta di creare una connessione emotiva tra la sua storia e quella del gruppo. E invece niente: il parallelismo c’è ma non si traduce mai in qualcosa di concreto, e soprattutto Thurman non ha nemmeno una scena d’azione. Una delle attrici più iconiche della storia del cinema d’azione, quella che vent’anni fa aveva ridefinito il genere con Kill Bill, e il film non le dà nulla da fare fisicamente. È una scelta che fa quasi arrabbiare.
C’è anche un problema di tono. Il film non riesce a decidere cosa vuole essere. Certi momenti puntano alla leggerezza e all’ironia, altri scivolano in una violenza piuttosto cruda – c’è un personaggio il cui unico scopo è smembrare i corpi per far sparire le prove, e alcune scene in questo senso vanno decisamente oltre quello che ci si aspetta da un film di questo tipo. Il risultato è una storia che oscilla tra il divertimento sopra le righe e il fastidio, senza mai trovare un equilibrio convincente.
Quello che rimane, alla fine, è quella sequenza con le lame delle scarpette. Funziona, strappa il sorriso, e per qualche minuto il film diventa esattamente quello che avrebbe dovuto essere dall’inizio. Ma un buon momento non fa un buon film, e Pretty Lethal – Ballerine all’inferno ne è la dimostrazione.
Tu daresti comunque una chance a un film d’azione con ballerine armate di lame, o Una Thurman senza scene d’azione è già un motivo sufficiente per passare oltre? Scrivilo nei commenti – su questo le opinioni si stanno già dividendo.
La Recensione
Pretty Lethal - Ballerine all'inferno
Un'occasione sprecata. L'idea di fondo era buona, il cast aveva le carte in regola, e Uma Thurman avrebbe potuto fare qualcosa di memorabile. Invece il film si perde tra personaggi abbozzati, trame lasciate a metà e una violenza fuori posto. Vale la sequenza con le lame, ma non basta.
PRO
- La sequenza delle scarpette con le lame è divertente e inventiva quanto promette di essere
- L'idea di mescolare danza e azione ha un suo fascino e in alcuni momenti funziona davvero
CONTRO
- Uma Thurman è praticamente sprecata: nessuna scena d'azione, nessun momento all'altezza del suo personaggio
- I personaggi femminili sono abbozzati e non vengono mai sviluppati oltre una caratteristica di partenza
- Il tono oscilla in modo fastidioso tra commedia e violenza cruda, senza mai trovare una direzione precisa


