Psycho ha cambiato il cinema con la morte di Marion Crane, il volto inquietante di Norman Bates e una scena della doccia entrata nell’immaginario collettivo. Eppure, tra le tante provocazioni inserite da Alfred Hitchcock nel film del 1960, ce n’è una che oggi sembra quasi ridicola: lo scarico di un gabinetto mostrato sullo schermo.
Il momento dura pochi secondi. Marion, interpretata da Janet Leigh, strappa un foglio sul quale aveva annotato alcuni calcoli legati al denaro rubato, getta i pezzi nel water e tira lo sciacquone. Una parte della carta non viene trascinata via e diventerà successivamente un indizio.
Per uno spettatore di oggi non c’è nulla di strano. Nel 1960, invece, mostrare da vicino l’interno di un gabinetto mentre l’acqua girava nella tazza era considerato un gesto sorprendentemente audace.
Psycho viene spesso indicato come il primo film hollywoodiano a mostrare uno scarico completo, unendo sullo schermo l’immagine dell’acqua nella tazza al rumore dello sciacquone. Il primato va però spiegato bene: i gabinetti erano già comparsi in alcuni film precedenti e anche il rumore dello scarico era già stato utilizzato. La novità stava nell’azione mostrata apertamente e inserita nel racconto senza nasconderla o trasformarla in una semplice battuta.
Sembra assurdo, ma Hollywood aveva evitato per decenni perfino gli aspetti più normali della vita quotidiana. Il Codice Hays, applicato rigidamente dagli anni Trenta, stabiliva regole molto severe su sesso, violenza, linguaggio e comportamenti ritenuti volgari. I bagni erano considerati ambienti poco eleganti e difficilmente venivano mostrati in modo realistico.
Hitchcock aveva già provato a inserire il rumore di uno sciacquone in Il signore e la signora Smith, uscito nel 1941. La scena prevedeva una conversazione interrotta continuamente dal gabinetto dell’appartamento al piano superiore. Lo studio, temendo problemi con i censori, gli chiese di sostituire quel suono con quello delle tubature. In Psycho, quasi vent’anni dopo, il regista riuscì finalmente a ottenere ciò che gli era stato negato.
Il dettaglio non venne aggiunto soltanto per provocare. Nel romanzo di Robert Bloch, l’indizio ritrovato dopo la scomparsa di Marion era diverso. Hitchcock e lo sceneggiatore Joseph Stefano decisero di utilizzare il foglio strappato perché il gabinetto rendeva l’ambiente del motel più concreto e permetteva di lasciare una traccia utile all’investigazione.
La realtà entrava nel cinema proprio attraverso un oggetto che il cinema aveva sempre preferito ignorare.
La curiosità è diventata ancora più famosa perché Psycho contiene molti altri elementi che potrebbero sembrare dei primati, ma non lo sono.
La scena iniziale, per esempio, mostra Marion e Sam in una camera d’albergo dopo un rapporto. Lei indossa soltanto il reggiseno e una sottoveste, mentre i due si baciano sul letto pur non essendo sposati. Era una sequenza rischiosa per l’epoca, ma il cinema aveva già mostrato donne in biancheria e coppie nello stesso letto.
I censori chiesero comunque alcune modifiche. Hitchcock organizzò ironicamente una nuova proiezione per mostrare la scena corretta, ma i responsabili non si presentarono. Il regista lasciò quindi il materiale praticamente invariato.
Anche l’abitudine di mostrare due persone non sposate sullo stesso letto era stata a lungo controllata. Le produzioni preferivano spesso separare persino le coppie sposate in due letti distinti, come accadeva in molte commedie e serie televisive. Psycho non fu il primo film a infrangere questa regola, ma aprire la storia con una situazione sessuale così chiara contribuì a far capire subito che Hitchcock non voleva rassicurare il pubblico.
Lo stesso vale per Norman Bates vestito con gli abiti della madre. Il travestimento non rappresentava una novità cinematografica. Soltanto un anno prima, Tony Curtis e Jack Lemmon avevano trascorso gran parte di A qualcuno piace caldo vestiti da donne.
Il caso di Norman è naturalmente molto diverso. Non indossa quei vestiti per nascondersi o per divertimento. Nel momento in cui assume l’identità della madre, crede di essere lei. Il film ha comunque contribuito a diffondere un’associazione problematica tra travestimento, disturbo mentale e violenza, ripresa successivamente da numerosi thriller e horror.
Il vero primato più curioso resta quindi lo sciacquone.
Psycho arrivò nei cinema accompagnato da una campagna promozionale altrettanto insolita. Hitchcock impose che nessuno potesse entrare in sala dopo l’inizio della proiezione. All’epoca gli spettatori erano abituati ad arrivare in qualsiasi momento, guardare il film fino alla fine e poi restare per recuperare la parte persa durante lo spettacolo successivo.
Il regista non poteva permetterlo. Janet Leigh era la star principale della promozione, ma il suo personaggio moriva prima della metà del film. Chi fosse entrato tardi avrebbe potuto chiedersi perché l’attrice tanto pubblicizzata non comparisse più.
Davanti ai cinema vennero quindi esposti manifesti nei quali Hitchcock indicava severamente l’orologio e spiegava che Psycho doveva essere visto dall’inizio. Il divieto creò lunghe file e trasformò la proiezione in un evento. La strategia non era completamente inedita, ma negli Stati Uniti nessun film era stato distribuito in modo così rigido e capillare.
Hitchcock alimentò anche l’idea che il contenuto potesse essere pericoloso. Nei cinema comparvero persone vestite da infermieri, pronte simbolicamente a soccorrere gli spettatori più impressionabili. Era pubblicità, naturalmente, ma funzionò.
Paramount non aveva creduto molto nel progetto. Il regista finanziò gran parte della produzione, rinunciò al suo normale compenso e utilizzò la troupe della serie televisiva Alfred Hitchcock presenta per contenere i costi. Girò in bianco e nero e trasformò un film relativamente economico in un enorme successo.
La scena della doccia resta il momento più ricordato, ma il suo effetto dipende anche da ciò che accade prima. Marion non è una figura distante: la vediamo in camera con il compagno, guidare sotto la pioggia, parlare con Norman e utilizzare il bagno. Hitchcock costruisce una quotidianità riconoscibile e poi la distrugge improvvisamente.
Anche il gabinetto contribuisce a questa normalità. Lo spettatore entra in un ambiente privato che fino a quel momento Hollywood aveva quasi sempre tenuto fuori dall’inquadratura. Pochi minuti dopo, quello stesso bagno diventa il luogo di uno degli omicidi più celebri della storia del cinema.
Oggi i film possono mostrare qualsiasi cosa avvenga in un bagno, dalle conversazioni ai momenti più disgustosi. Nel 1960 bastava tirare uno sciacquone per superare un confine.
Sapevate che Psycho aveva fatto discutere anche per questa brevissima scena oppure pensavate che il suo unico scandalo fosse l’omicidio nella doccia? Scrivete la vostra opinione nei commenti.


